Singapore in 36 ore: a spasso fra i colori

Singapore in 36 ore: a spasso fra i colori

Visitare Singapore in poche ore si può? Si, nonostante il caldo, l’afa e le ore contate ci siamo riusciti. Certo, non possiamo dire di conoscere bene Singapore, ma quello che fa di Singapore, Singapore, l’abbiamo visto, l’abbiamo vissuto, l’abbiamo odorato e, soprattutto, ce lo siamo sudati 🙂

Singapore: cosa vedere in 36 ore ?

Lo so che è strano 36 ore, ma queste sono esattamente  le ore che avevamo a disposizione e le abbiamo sfruttate tutte, fino all’ultimo. Il viaggio a Singapore è stato, infatti, una tappa del viaggio nel Borneo Malese (trovi qui litinerario ) Se penso a Singapore, quattro sono le parole che per me la sintetizzano: colori, caldo, giardini e smartphone

Colori, perché diversamente da quanto pensavo, Singapore è colorata. Le case, in mezzo agli altri grattacieli grigio argento, hanno muri colorati, balconi blu, gialli e rossi che rallegrano le vie. Tutto a Singapore parla di vita, dai giardini fioriti, ai balconi e ai bar agli angoli delle strade, pieni zeppi di colorati piatti asiatici.

Caldo, perché Singapore, trovandosi a 152 km dall’equatore, non ha stagioni calde o fredde, ha stagioni segnate solo dai monsoni. Caldo lo è sempre, caldo umido, caldo che sudi solo al pensiero di uscire, ma a marzo, il caldo umido era un po’ più sopportabile. Non oso pensare a come sia a dicembre.

Giardini, perché Singapore è bellissima, è una vera e propria città giardino. Ci sono alberi ovunque, fiori lungo le autostrade, orchidee fucsia all’aeroporto, alberi che sembrano appesi sui muri dei condomini. Alberi, fiori e piante non mancano mai. E questo verde smorza anche il caldo afoso, almeno guardandolo, sembra meno caldo.

Smartphone, sempre, ovunque e chiunque. Si, perchè abbiamo fatto fatica a vedere in faccia una persona. Sulla metro, eravamo gli unici a non essere “illuminati” dallo schermo del cellulare; lungo la strada incrociavamo gente che camminava a testa bassa con gli occhi appiccicati al cellulare; fermi ai semafori, in attesa del verde, accanto a noi le persone parlavano e ridevano sempre e solo con il cellulare. Insomma, una città connessa 24 ore su 24

Appena arrivati all’aeroporto, mi sono resa conto di quanto questa città sia efficente, oltre che bella e pulita.

Scesi dall’aereo abbiamo passato la dogana in maniera velocissima, arrivati al “baggage claim” nel giro di un minuto è apparsa la nostra valigia blu. Da qui, abbiamo percorso un corridoio pieno di piante e fiori e siamo arrivati all’uscita, dove ci aspettava lo shuttle per la città. Tutto perfettamente organizzato.

Eh si, per arrivare in città dall’aeroporto ci sono tre opzioni:

– MRT ovvero la metro, capillare, veloce e conveniente (costa circa 2,4 Sgd da/per aeroporto, 1,5 Sgd per tratta in città) ma è operativa fino a mezzanotte (vedi post sulla metropolitana di Singapore);

– Taxi, ce ne sono tantissimi, ma sono anche costosi, circa 30 o 50 Sgd a seconda del traffico e dell’ora di utilizzo;

– Shuttle dell’aeroporto, costo 9 Sgd a testa e attivo 24/24. Si può prendere al desk “Ground Transportation” proprio all’uscita dei Terminal oppure si può prenotare con la società WTS come abbiamo fatto noi. Per facilitarvi la cosa, vi metto il sito dove poter prenotare lo shuttle, perchè non è così facile da trovare Shuttle Changi Airport.

Essendo arrivati a mezzanotte, abbiamo optato per lo shuttle. Una volta saliti sul van assieme ad altri 4 passeggeri, abbiamo fatto subito conoscenza con l’amata aria condizionata. All’esterno erano circa 30 gradi, umidità 95%, dentro lo shuttle saranno stati 10 gradi, un freddo pazzesco. Ma di questo ci abitueremo presto.

Lungo la strada sembrava di essere a mezzogiorno, un mezzogiorno di una giornata festiva. I bar lungo le strade erano pieni di gente che mangiava, i condomini erano illuminati, i negozietti lungo le vie erano pieni di luci colorate ed erano aperti. Se non fosse stato per l’orologio e le “palpebre calanti” avrei pensato di essere arrivata di pomeriggio.

Arriviamo dopo circa 20 minuti al nostro albergo, l’XY Hotel Bugis.

Piccola parentesi sull’hotel. La scelta dell’hotel è stata impegnativa, perchè sapendo di aver poco tempo a disposizione per visitare la città volevamo un hotel abbastanza vicino, e soprattutto con finestra. Gran parte degli alberghi a Singapore non hanno finestra, hanno camere di circa 9 metri quadri e pochi hanno la piscina, il tutto a prezzi molto elevati, se si vuole stare vicino al centro. Dopo aver “prenotato e sprenotato” una decina di alberghi, abbiamo optato per XY Hotel Bugis, perchè aveva la piscina, la finestra, la colazione, era vicino ad Arab Street ed era un hotel piccolino e nuovo. E’ stato un azzardo in quanto su Tripadvisor aveva 7 recensioni e 2 stelle, ma alla fine è stata una scelta perfetta. Per me, voto 5 stelle. L’Hotel dava uno smartphone per girare la città, utile ma … noi ci siamo arrangiati con una bella mappa di carta.

Cosa vedere a Singapore: iniziamo il nostro giro nella città dei colori

Dopo aver fatto una colazione all’europea, scartato i noodle e pesce secco (non ce la facevo proprio alle sette di mattina ), ci incamminiamo a piedi per Arab Street.

Singapore: cosa vedere, itinerario

Già la via dove avevamo l’albergo era bellissima, piccole costruzioni coloniali a due piani con i muri colorati e i balconi dipinti di verde brillante e rosso fuoco. Al piano terra, tipici ristorantini e negozietti vari. Essendo le otto di mattina non c’è ancora gente in giro, così riusciamo a goderci le vie con tranquillità.

Singapore, strada colorata

Singapore, case coloniali a Bugis

Arab Street è sorprendente, piena zeppa di negozi, colori ed è una Singapore che non ti aspetti. E’ stato come rompere un uovo di Pasqua e trovarci dentro mille caramelle arcobaleno. Nulla a che vedere con i grattacieli, con il luccichio dei negozi di Marina Bay. Arab Street è sicuramente una prima tappa da vedere. Fra una casa color verde ed una color arancione spicca, nel mezzo, una grandissima cupola dorata. E’ la Sultan Musque, Moschea del Sultano, la più grande moschea di Singapore e una fra le più importanti moschee asiatiche. Mentre l’esterno è pomposo e luccicante, l’interno è più modesto, colori pacati e pochi addobbi. E’ straordinaria la sensazione di pace che si respira.

Singapore, Moschea del Sultano

Singapore, cupola dorata della moschea

Singapore, Sultan Musque

Da Arab Street procediamo verso la città, e veniamo attratti da un bellissimo grattacielo del Park View Square.

Chiediamo alla reception se possiamo salire e, con un sorriso splendente, ci mostrano gli ascensori. Siamo già sudati ed entrare nella hall è come farsi un tuffo in un ruscello di montagna. Un attimo di pace dal caldo afoso. Saliamo fin al 35° piano dove si trova una terrazza. Da qui la vista è spettacolare, davanti a noi la famosa Singapore Flyer, più in la vediamo il Marina Bay Sands e i Dome. Rimaniamo un po’ di tempo lassù, la voglia di buttarmi nella piscina a sfioro è tanta, ma non si può. Dopo venti minuti iniziamo di nuovo a sudare, rientriamo per rinfrescarci e proseguiamo nella nostra esplorazione della città.

Consiglio: se, girovagando per Singapore, vedete dei grattacieli, provate a chiedere di salire in cima, quasi tutti hanno una terrazza e la vista è impagabile. In alternativa salite, per 25 Sgd, al Marina Bay Sands o One Altitude, da cui il panorama è unico. Noi li abbiamo evitati perchè, con i vetri alti e la confusione di troppa gente, non si riusciva a fare belle foto.

Singapore, vista dal grattacielo

Singapore, stile coloniale

Da Park View Square andiamo verso nord, alla ricerca del tempio Kwan Im Thong Hood Cho Temple.

Ricerca non facile, visto che, anche chiedendo alla gente del posto, non riusciamo a trovarli. Siamo vicini alla zona di Little India. Attraversiamo una strada trafficata, già attendere per  attraversare il viale è un impresa, caldo impressionante. Passiamo attraverso un mercato all’aperto e ci ubriachiamo di odori. Siamo immersi nelle bancarelle. Chi vende cibo, che non mangerei nemmeno sotto tortura, chi vende abbigliamento e donne con il microfono che raccontano, per ore ed ore, “quanto utile e forte sia l’appendi abiti bianco che stanno proponendo”. Solo dopo capirò l’importanza di avere uno stendino forte come l’acciaio. Fra bancarelle di cavallucci marini essicati, lucertole volanti fritte e strani funghi neri, impieghiamo mezz’ora ad attraversare la strada.

Chiediamo a delle persone lungo la via indicazioni circa il tempio, ma non ci aiutano. Qualcuno non capisce proprio l’inglese, altri ci guardano come se chiedessimo indicazioni per la Luna.

Comunque l’esperienza di camminare in mezzo a questi mercatini locali è semplicemente fantastica, ci si sente parte del mondo. Lungo questa stradina si incrociano occhi diversi, carnagioni diverse, stili di vita diversi, tutti magicamente amalgamati.

Quasi quasi stavamo abbandonando la ricerca quando, all’improvviso, ci troviamo in mezzo a tanti piccoli chioschi che vendono mazzolini di fiori e lunghi bastoncini di color rosso simili a candele. Seguiamo una signora anziana, con il cappello di paglia a falde larghe e con in mano un mazzo di queste candele e ci porta dritti dritti al tempio.

Incastrato fra le case bianche con i muri scrostati, eccolo il Kwan Im Thong Hood Cho Temple.

Un larghissimo ed ampio tempio rosso, un tempio della tradizione cinese. Davanti all’ingresso una ragazza asiatica mi sorride e saluta, così ricambio il saluto e le chiedo da dove viene. Mi dice che viene da Batam e mi racconta che, in questo tempio, veniva con il nonno ogni anno. Bruciavano l’incenso (le candele lunghe e sottili rosse) per farsi aiutare nelle decisioni importanti. Oggi, anche se il nonno non c’è più, viene ancora per pregare. E’ un tempio molto vissuto dai cinesi locali e non.

Fermi davanti all’entrata è qualcosa di speciale guardare la devozione di queste persone che in silenzio, con l’incenso in mano, si dirigono verso l’interno muovendo su e giù il bastoncino fumante con le mani giunte. E’ un via vai continuo. Tutti in rigoroso silenzio.

Singapore, spiritualità dei templi

Siamo in giro già da due ore e ci manca ancora tantissimo da vedere. Siamo un po’ stanchi per il gran caldo. Decidiamo di andare a prendere la metro a Bugis, ma non abbiamo spiccioli. La MRT costa solo 1,5 Sgd per tratta, ma le macchinette non cambiano oltre i 5 Sgd. Sarà stato il caldo, ma non ci viene nemmeno in mente di cambiarli in un negozio, macchè. Come dei muli, decidiamo di proseguire a piedi. Direzione Clark Quay.

Alterniamo strade ampie a viuzze incastrate fra le costruzioni coloniali. Passiamo davanti al Raffles Hotel, bellissimo hotel del 1887.  Deve essere una favola dormire qui, ma un po’ troppo costoso. L’Hotel è in ristrutturazione, così riusciamo solo a vedere le colonne bianche e i balconi stile coloniale. Seduto su una panchina un signore anziano ci saluta e ci racconta che qui Joseph Conrad ha scritto il suo libro Tifone e che l’albergo prende il nome dal fondatore di Singapore, Sir Stamford Raffles. Facciamo un piccolo inchino per ringraziarlo e riprendiamo la strada.

Singapore, stile coloniale e grattacieli

Fra una goccia di sudore e l’altra, continuiamo a camminare, finchè arriviamo alle Quay.

E’ un tutt’uno, ristorantini con terrazza e fiume. Da chi fa pizze, a chi noodle, a chi riso fritto e chi cibo vietnamita. Impossibile non trovare da mangiare qui. Barchette attraccate ai moli, barchette che, in un continuo via vai, spostano i turisti da una riva all’altra. Anche noi prendiamo una di queste barchette che, per 2 Sgd, ci porta alla riva opposta. Da qui procediamo lungo l’argine del Singapore River finchè arriviamo al Marina Bay Sands.

Il nostro obiettivo, ora, è andare a prendere i biglietti che avevamo prenotato, da casa, per la visita al Garden By The Bay.

Le Torri del Marina Bay Sands sono favolose. Alte, slanciate in alto fino a toccare il cielo. Albergo sopra e centro commerciale sotto. Immenso. Pulitissimo, luccicante e costosissimo.

Singapore, Marina Sands di giorno

Trovati i nostri biglietti, decidiamo di ritornare al nostro albergo, per un meritato tuffo in piscina. Prendiamo la metro e in dieci minuti siamo al nostro hotel. Dopo un bagno rilassante e un panino, riprendiamo la nostra visita di questa sorprendente città.

Per ridurre i tempi prendiamo la MRT che da Bugis ci porta a China Town, dove vogliamo visitare lo Sri Mariamman Temple, il più antico tempio di Singapore.

Trovare anche questo tempio non è stato facile, a Singapore sembra che nessuno conosca i templi, se non i turisti 🙂

Anyway, girando per le stradine ci ritroviamo nel cuore di China town.La via è inondata di festoni rossi e gialli, e lungo la strada decine e decine di negozi di cibo orientale. Un brulicare di gente, di rumori, il tutto immerso in forti odori di spezie.

E’ strano vedere questa via, così tradizionale, classica, anche un po’ sporca e sullo sfondo palazzi color ghiaccio, la modernità, l’iper pulizia. Stridono queste due immagini, ma è Singapore stessa che ha in sè queste due anime.

Singapore, China Town

Singapore, tempio dei denti di Buddha

Finalmente troviamo un tempio, non è quello che cercavamo ma è bellissimo. E’ il Buddha Tooth Relic Temple, un grandissimo tempio buddista  color rosso vivo, con tanti tetti che si incastrano uno sopra l’altro. Appena si entra sulla grande sala, il rumore della via sembra un ricordo. Qui pace, silenzio e incenso. Un forte odore di incenso che ti inebria. Il tempio è molto grande, quattro piani che si possono visitare, ma avendo rispetto di tutte le persone che, inginocchiate a terra, cercano la serenità. Il tempio custodisce le reliquie dei denti di buddha presi dai resti della sua cremazione in India. Non che fossimo interessati ai denti, ma visitare il tempio e, soprattutto, osservare la gente, mi ha dato modo di avvicinarmi alla spiritualità del luogo.

Pochi metri più avanti, per caso, scoviamo il Sri Mariamman Temple. Bellissimo, tempio dai mille colori.

Singapore, tempio indù

Questo è un tempio indù, caratteristico per tutte le statuine colorate poste sul tetto, come tante tegole. Davanti al tempio troviamo un ragazzo al quale chiediamo informazioni.

Il giovane, avrà avuto forse 16 anni, ci parla del tempio e ci dice che è un tempio indiano, il più antico di Singapore, costruito secondo lo stile Dravidiano. La Dea rappresentata è la dea Mariamman, che è una dea madre dell’India, venerata per la protezione contro le malattie. Che bello incontrare questo ragazzino, si vedeva che era orgoglioso di ciò che il tempio rappresentava. Abbiamo provato a dargli una mancia, ma non l’ha voluta. Ha fatto un cenno di inchino e, sorridendo, ci ha detto che è stato solo un piacere per lui.

Da China Town ci spostiamo a piedi verso Garden By The Bay. Questo è il cuore del nostro viaggio, il giardino incantato di Singapore.

Dal centro commerciale di Marina Bay c’è una passerella per entrare nel giardino. Passeggiare nel giardino non costa nulla, è aperto fino alle due di notte ed è come passeggiare in un posto magico.

Singapore, Garden By the Bay e me

Singapore, particolare del Super Tree

Singapore, Garden by the Bay

Ci muoviamo su questo ampio sentiero con gli occhi in su, per vedere il maestoso Marina Bay Sands, con le tre torri che sembrano tre uomini che portano un grande surf sulle spalle, e, sullo sfondo, la ruota panoramica del Singapore Flyer. Camminare in mezzo a queste piante e agli alberi futuristici, sembra di essere protagonisti del film Avatar. Gli alberi di ferro sono ricoperti di splendidi fiori, orchidee e felci e, sulla sommità, un largo cappello di fili di acciaio. Guardandoli dal basso, con il cielo azzurro sullo sfondo, sembrano una grande maglia intrecciata. Passeggiamo per il parco, estasiati davanti a tanta bellezza e pulizia, finchè troviamo la piazza del Super Tree Grove dove finalmente ci sediamo. Sono già le quattro di pomeriggio e l’afa non ci da tregua. La mia canottiera bianca è trasparente oramai, e la maglietta di Frank sembra un asciugamano bagnato.

Singapore, io sullo sky walk

Singapore, Tree e Flyer di giorno

Ci spostiamo verso le Dome, iniziamo dalla Flower Dome.

Uno sbalzo di trenta gradi. Un freddo assurdo, ma almeno si respira. La Flower Dome replica i fiori del Mediterraneo, del Giappone e le diverse specie di piante del deserto provenienti da tutto il mondo. E’ un giardino delle meraviglie, fiori di ogni colore, specie e grandezza. Piante, cactus, felci, baobab, c’è da perdere la testa. Guardando questa “conservatoria” penso a quanto sarebbe felice mio papà nel vedere tutti questi fiori, lui che amava i fiori e li curava. Ne sarebbe certamente entusiasta.

Singapore, scorcio dalla Cloud Forest

Dalla Flower usciamo, ritorniamo ai 35 gradi umidi e rientriamo nell’altra conservatoria, la Cloud Forest. Appena entriamo, siamo subito attratti da una altissima e meravigliosa cascata dove, al posto delle rocce, ci sono piante e fiori. Qui si va verso un pontile a 35 metri di altezza, che ospita piante dalle pianure tropicali ai 2000 metri. Il tutto è tenuto benissimo, non una foglia, non un fiore appassito. Tutto spettacolare, tutto curato fin nei minimi particolari, fino alle stalattiti e stalagmiti del piano inferiore.

Singapore, fontana della Cloud Forest

Usciamo dal gelo della Cloud Forest e siamo pronti alla OCBC Skyway, ovvero al percorso fra i Super Tree. Prima di salire aspettiamo un po’, perchè è bello vederli quando iniziano ad illuminarsi. Tramonto alle ore 19.05, quindi saliamo. Gli alberi sono alti come un palazzo di 16 piani. Saliamo fino alla passerella e da qui siamo così alti da potere ammirare il giardino dall’alto. E’ fantastico vedere questi alberi illuminarsi a poco a poco. Luci verdi appena accennate, poi blu fino ad un viola intenso. E sullo sfondo anche il magnifico Marina Bay Sands si illumina a giorno.

Singapore, particolare del Sky walk

Singapore, Marina Bay Sands

Singapore, Garden by the bay e la Flyer on night

Il Giardino di sera sembra incantato, gli alberi e la passerella illuminati creano scenari spettacolari.

E’ un incastro di forme, linee, cerchi e puntini luminosi. Ma c’è un altro spettacolo che ci attende, quello delle fontane davanti al Marina Bay. Sono le sette e quaranta, abbiamo una fame atroce e tutt’un tratto sentiamo della musica, vediamo gente che corre verso la riva del fiume. Eccolo, è iniziato lo spettacolo. Su note romantiche le fontane si muovono, danzano e si illuminano di mille colori. Bello, nulla però a confronto dello spettacolo che avevamo visto a Dubai, a dire il vero. Decidiamo, allora, di andare in cerca di cibo.

Singapore, by the night

Singapore, Marina bay on night

Trovare un ristorante non è difficile, difficile è scegliere fra riso fritto con pesce, riso fritto con pollo, riso fritto con verdure ma, soprattutto, difficile è stato trovare un tavolo dove sederci. Troviamo un localino dentro il Marina Shopping Mall dove ci mangiamo un mega piatto di riso fritto. Costo? 14 Sgd in due con bibita.

Ci spostiamo verso l’Helix Bridge, questo ponte è pazzesco, è il trionfo della tecnologia e del design e, con le sue spirali, rappresenta la continuità della vita, il progresso, ispirandosi alla forma del DNA. Lo troviamo illuminato di rosso. Da li ammiriamo lo spettacolo delle luci del Museo della Scienza. Incredibile, non c’è un angolo di Singapore che di notte non sia illuminato.

Singapore, ponte illuminato

Beh, a dire il vero lo troviamo. Dal Helix ci spostiamo a destra verso il Singapore Flyer, ovvero la ruota panoramica più grande al mondo, che non era in funzione. Questa è una zona famosa quando c’è la Formula 1, qui inizia il Gran Premio, qui ci sono i box. Ma questa sera era una zona anonima, poco colorata e poco illuminata, ma molto interessante per vedere i Dome e i Super Trees riflettersi sull’acqua. Da qui bellissime foto del Garden by The Bay.

Singapore, Dome di notte

Singapore, Garden By The Bay on night

Oggi è stata una giornata piena, faticosa per il gran caldo, ma indimenticabile.

Il giorno dopo abbiamo tutta la mattina a disposizione. Alle otto, facciamo colazione con pane e Kaya (la nutella asiatica, burro, cocco e miele, buonissima, da provare) e andiamo a visitare la zona di Suntec City, il più grande centro commerciale e dove si trova la fontana più grande al mondo, la Fountain of Wealth. La fontana si trova proprio nel mezzo del centro commerciale, ma qui a Singapore abbiamo imparato che ogni fermata di MRT è un centro commerciale.

Singapore, la città del verde

Singapore, Fountain of the wealth

Rientrando verso l’hotel, facciamo un salto al Sim Lim Square, famoso negozio di elettronica dove troviamo di tutto, di qualunque marca e prezzo, ma non compriamo nulla, anche perchè non abbiamo spazio in valigia. Finiamo la nostra visita di Singapore con la Moschea blu, Masijd Malabar , proprio davanti al nostro albergo.

Singapore, città delle scale

Singapore, Moschea Blu

Finisce qui il nostro viaggio di 36 ore in questa meravigliosa città.

Da Bugis prendiamo la MRT che con 2,4 Sgd a testa ci porta direttamente in aeroporto.

Lungo la strada dalla MRT scorgo numerosi condomini moderni e mi fa sorridere vedere gli stendini, pieni di vestiti, che escono dalle finestre al 50° piano, sembrano come tanti piccoli mattoncini lego attaccati alle finestre. Ecco perchè la singora al mercato decantava la loro tenuta. Certo che devono anche avere delle mollette belle forti!.

Questa volta siamo in partenza al Terminal 4, il nuovissimo Terminal del Changi Airport. Qui troviamo tutto automatizzato. Ci stampiamo i boarding, ci stampiamo la ricevuta del bagaglio, ci facciamo il drop bag e ci facciamo anche il controllo passaporti. Tutto questo senza mai incontrare un anima, tutto con computer, super automatizzato e veloce. Mah, penso, se ci fosse qui mia mamma, si perderebbe 🙂

Il terminal 4 è luminoso, stupendo, pulitissimo. Lungo i corridoi bellissimi alberi, poi c’è un oasi nel mezzo con un piccolo ponte di legno ed in fondo, una piazza, dove ci si può sedere e rilassare, guardando film o opere teatrali. Ah, mentre si è seduti in attesa al gate, ogni tanto passa una signora con caramelle e acqua. Dove mai si può trovare un servizio simile?

Singapore è una vera città dei colori, una città dalla doppia anima.

C’è l’anima della sicurezza, della iper tecnologia, dei profumi, dei grattacieli, della pena di morte per chi traffica droga, ma è anche la città dai colori coloniali, dalle vie piene di macchinari dell’aria condizionata impolverati, dal strano cibo di strada e dagli odori nauseanti.

Singapore oggi è una città nuova, una città che si è sviluppata negli ultimi quarant’anni, una città che fa la guerra contro le gomme da masticare, ma si dimentica dell’immondizia e dello sporco di China Town o Little India.

Per vedere Singapore bisogna attraversare la sua umanità, le sue vie e le tradizioni di un popolo multiculturale che ha imparato a convivere. A Singapore ogni cosa è pensata, ragionata, anche la bruttezza di alcune vie o la occidentalità esagerata.

Singapore è una città che va vista almeno una volta nella vita, anche solo per scoprire l’occidente asiatico.

E da qui inizia il nostro viaggio, quello vero, quello che ci porterà alla scoperta del fiore più grande al mondo e ad un emozionante incontro con gli Oranghi 🙂 

👉 leggi il racconto Borneo: un incontro speciale con gli Oranghi Pongo

 

22 Replies to “Singapore in 36 ore: a spasso fra i colori”

  1. Mi piacciono molto le tue foto, non sempre trovo blog con tante foto o foto belle…ma questo lo dico perchè ho di natura una tendenza a guardare soprattutto le foto essendo che anch’io ne sono prima di tutto un’appassionata!! e vedo anche che sei amante canon pure tu!!!! 🙂

    1. Grazie, si, ma sto scoprendo che in tanti visitano Singapore velocemente, quindi mi reputo fortunata. 😉

  2. Posso dirti che mi sono letteralmente innamorata di Singapore grazie al tuo post? Avevo già intenzione di visitarla ma dopo questo direi che è diventata una certezza. Adoro i colori, meno il clima umido che sono certa sarà il mio unico neo…

  3. Wao! A me Singapore ha sempre attirato ma il tuo racconto e le tue foto mi hanno messo voglia di partire subito. E poi adoro i colori é la mia città!

  4. Sinceramente non me l’aspettavo cosi. Avevo un’ide totalmente diversa. Grazie mille per averla descritta con occhi curiosi ed attenti! Grazie per avermi incuriosito così tanto da quasi quasinsegnarla nelle mete da fare!

  5. Oddio ho gli occhi a cuore nel leggere questo post. Atterrerò a Singapore il 20 maggio e staró piú o meno 36 ore per poi andare a Bali. Con questo post mi hai praticamente facilitato il viaggio! Grazie davvero e non vedo l’ora di arrivarci ancor di piú dopo come ne hai paralto!

    1. Ma dai, veramente? Ne sono felice, anche io ho tanto cercato ma tutti avevano 24 ore di tempo. Cmq se hai bisogno di info fresche, scrivimi in privato. ciaoo e buona Singapore

    1. Grazie, sono felice di aver visto il meglio. Anche a noi è piaciuta molto, è una città che non lascia indifferenti

    1. Grazie mille Silvia, troppo gentile. Cmq Singapore non me la immaginavo nemmeno io così, è una città assolutamente da visitare, bellissima, dopo NY naturalmente. E considera che io amo la natura, i deserti …gli animali.

  6. Bellissimo post.
    Sara’ la mia prossima meta.
    Per ulteriori info posso contattarti? Grazie. Ed ancora bravissima. GIULIA.

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