Borneo: un incontro speciale con gli Oranghi Pongo

Borneo: un incontro speciale con gli Oranghi Pongo

Scoprire le meraviglie del Borneo: un desiderio che rincorrevo da parecchi anni. Vedere gli Oranghi, gli Orangutan, vederli saltare da un ramo all’altro, respirare l’aria della giungla. Saranno state tutte le puntate di Sandokan o di Tarzan viste da bambina, ma l’idea di vivere la giungla era nella mia “lista dei desideri”.

Finalmente, complice anche il fatto che da Perth arrivare in Borneo è più breve rispetto all’Italia, ne approfittiamo per organizzare il nostro Giungla tour.

Quale Borneo scegliere? Dove si possono vedere gli oranghi ?

Ho smanettato per giorni e giorni su internet, ne ho lette di tutti i colori e poi, come sempre, seguo l’istinto. Mi ispirava il Borneo Malese e in particolare il Sarawak. L’istinto, anche stavolta, ha avuto ragione.

KUCHING

Kuching è la capitale del Sarawak, una cittadina che ci ha accolti con un tramonto incredibile, mai più rivisto.

Borneo, Kuching tramonto meraviglioso

Appena arrivati in albergo, affamati, andiamo in riva al fiume, dove troviamo un ristorantino locale. Mentre aspettiamo la nostra prima cena, un giallo abbagliante, un giallo senape illumina il bicchiere. Mi giro ed il cielo è una macchia gialla contornata da un colore viola brillante. Un miscuglio di colori che non diresti mai belli, ma che nel cielo si combinano alla perfezione e si riflettono sul fiume che, come per ringraziarli, li copia esattamente. Prendo la macchina fotografica e mi dimentico anche della cena.

Ah! per cena abbiamo conosciuto il loro piatto tipico, il Laksa, una zuppa di noodle e pesce, piccantissima, divina e per dessert il Kek Lapis, torta a strati coloratissima.

Kuching è una bellissima città che si sviluppa lungo il fiume Sarawak. Mi aspettavo un villaggio immerso nella giungla, invece è una grande città con alcuni palazzi moderni, alcuni anche kitsch, tantissime nuove costruzioni e miriade di centri commerciali. Il centro è costruito lungo il Sarawak River, proprio dove si trova una curiosa costruzione con tetti dorati che è la sede del Parlamento. Un lungo marciapiede corre lungo il fiume, di giorno sembra un banalissimo marciapiede grigio, ma di sera si trasforma in una festa di luci e odori, lunga un miglio.

Borneo, Kuching by night

Prima di iniziare le nostre avventure facciamo due passi per il centro.

Una grande statuta di una famiglia di gatti, sui tombini un immagine di un gatto e nei negozi migliaia e migliaia di statuine di tutte le forme raffiguranti gatti. All’ufficio informazioni troviamo una signorina che ci spiega il perchè.  Scopriamo che Kuching significa “gatto”, non a caso c’è un Museo del Gatto e a novembre si celebra il Festival del Gatto. Che strano, non capiamo da dove derivi questo nome, ma non era meglio “organgu tan”? Mah … volevo anche dirgli che noi siamo vicentini e si dice “vicentini magna gatti” ma ho evitato 🙂

Borneo, Kuching strada del centro

Il giro all’Ufficio Informazioni è stato utilissimo, perchè abbiamo scoperto che siamo fortunati, tanto fortunati. Nel Borneo esiste una specie di pianta che si chiama Rafflesia, il fiore più grande al mondo, arriva anche ad un metro di diametro. Questo fiore ha il brutto vizio di fiorire solo una settimana all’anno. Ecco, scopriamo che quest’anno il fiore è sbocciato giusto il 13 marzo, e noi siamo li proprio ora. Abbiamo tempo fino al 18 marzo, poi dovremmo aspettare un altro anno. Ma siamo matti? Aspettare? E’ un segno, il segno che dobbiamo assolutamente vederlo. Non era in programma, ma ci ingegniamo per raggiungerlo, dobbiamo trovare un passaggio per il parco del Gunung Gading.

GUNUNG GADING NATIONAL PARK

Dall’hotel riusciamo a trovare qualcuno che ci porta fino al Gunung Gading National Park. Jeffrei, il nostro autista, è un signore simpatico, parla tanto, ma proprio tanto. Così, dopo due ore di macchina, conosciamo ogni aneddoto di Kuching e dei suoi abitanti.

Jeffrei ci parla dell’aeroporto nuovo che volevano costruire ma che, dopo aver costruito l’entrata, costata non so quanti milioni di Ringgit (RM ovvero ringgit, valuta malese), si sono accorti che la zona è troppo ventosa. Ci racconta che un mese fa un abitante di  un villaggetto vicino a Kuching, è stato mangiato da un coccodrillo, così ora nessun ragazzo nuota più sul Sarawak River. E ancora, ci mostra le numerose coltivazioni di pepe nero e bianco, il famoso pepe del Sarawak.

E’ divertente sentirlo raccontare le storie ma è anche bello vedere quanto ci tiene a spiegarci ogni metro di strada, quanto orgoglioso sia della sua terra. Dalle battute divertenti poi i toni si smorzano e ci dice, con rammarico, che qui il turismo non è molto sviluppato perchè non ci sono voli diretti, tutti passano per Singapore e, quindi, pochi turisti sono incentivati a venire. Beh in effetti, arrivare qui dall’Europa non è poi così veloce.

Dopo un ora e mezza di strada asfaltata arriviamo ad un fiume e qui dobbiamo prendere un traghetto per andare sulla riva opposta. Aspettiamo dieci minuti che il traghetto sia pieno e in cinque minuti attraversiamo il fiume. Dal traghetto guardo questo fiume color nocciola che scorre velocemente, quasi fosse di fretta. Guardo attentamente le rive per scorgere gli occhi di qualche coccodrillo. E’ l’una di pomeriggio e fa caldo, molto caldo, ci eravamo ormai abituati all’aria condizionata a palla del van di Jeffrei.

Borneo, case sul Sarawak River

Finalmente arriviamo al Gunung Gading.

Ci sono volute due ore di macchina, ma ci siamo. Il fiore dovrebbe trovarsi a 400 metri dall’ingresso, dico a Jeffrei, che, invece di aspettarci in macchina, insiste per accompagnarci alla ricerca del fiore. Prendiamo un sentiero immerso nella giungla. Dopo nemmeno dieci metri, già il sudore si stava impossessando di noi. Incredibile, ma nemmeno in Amazzonia ho sudato così tanto. Ma c’è un aspetto positivo: non ci sono zanzare, giuro, nessuna zanzare, sarà stato troppo caldo anche per loro. Seguiamo Jeffrei nella giungla, sfrecciamo fra le felci, saltiamo un albero pieno di spini, ci aggrappiamo su rocce grigio verdi per attraversare un ruscello… ma di questo benedetto fiore nemmeno l’ombra. La mia faccia nel frattempo continuava a gocciolare, avete presente l’acqua che cola quando si scola la pasta? Esattamente quella.

Borneo, Gunung Gading NP io sul laghetto

Dopo mezz’ora anche Jeffrei rinuncia e ci consiglia di tornare indietro e prendere una guida.

Ah, grazie, e mo’ chi ritrova la strada? Jeffrei sembra conoscerla, sembra. Dopo venti minuti gli dico “ma questo ramo verde pieno di muschio l’ho già visto?” e lui mi guarda sconsolato e mi fa cenno di si. Bene, ci siamo persi. Sentirsi persi nella giungla, dove tutto è verde, il sole a fatica illumina qualche foglia di felce, e il muschio non segna il nord perchè c’è dappertutto, non è una bella sensazione. Finalmente, colpo di fortuna, rivediamo un sasso rossastro che era vicino al sentiero principale e ritroviamo la via. Riscendiamo a passo svelto fino all’entrata e prendiamo una guida.

E’ un signore anziano che ci guarda il viso fradicio e ci dice “caldo, fa caldo, vero?” e sorride. Prendiamo lo stesso sentiero di prima ma, invece di deviare a sinistra, continuiamo dritti per circa 300 lunghi lunghissimi metri. Giriamo a sinistra facendoci strada fra le felci. La guida cammina piano, ma con quel caldo a noi sembra Bolt alle Olimpiadi. Saliamo sopra una collinetta, poi giriamo a destra, poi a sinistra, finchè arriviamo ad un grande sasso. “E’ qui, dietro il sasso” ci dice l’omino. Ci mostra per terra lunghissime radici, sono della Rafflesia, che, essendo una pianta  parassita, ha bisogno di queste radici lunghe per vivere.

Mi arrampico sulla roccia scivolosa, scendo verso il basso, attraverso un ramo mezzo marcio e la vedo: eccola la Rafflesia.

Borneo, Gunung Gading NP Rafflesia

Borneo, Rafflesia

Non è rosso vivo come credevo, ma marroncino, perchè sta già iniziando a morire. E’ grande, non grandissima, sarà circa 75 cm, ma sarà la fatica, sarà il caldo e sarà il desiderio di vederla, ma mi sembra il fiore più bello e grande mai visto. Rimaniamo li attorno al fiore cercando il suo profilo migliore, aspettiamo che un raggio di sole la illumini.

Riprendiamo la strada del ritorno, soddisfatti di aver visto questo fiore, particolare e rarissimo. Lungo la via del ritorno Jeffrei ci dice che in Malesia stavano cercando di portare avanti una ricerca su questo fiore, uno dei fiori più rari al mondo, che, causa il disboscamento, è purtroppo in via di estinzione.

Borneo, pomeriggio temporale

 

BAKO NATIONAL PARK

Oggi giornata dedicata alle scimmie e alla giungla. Di buon ora scendiamo verso la fermata dell’autobus che ci dovrebbe accompagnare al pontile, da cui poi, in barca, si arriva al Parco Nazionale. Aspettiamo un po’ ma non passa nessuno. Un signore si avvicina e ci chiede se stiamo aspettando Grab. Grab? Cosa è? Scopriamo una delle principali app che è essenziale per un viaggio in Asia. Grab, piattaforma simile a Uber, ma fatta meglio, costa meno ed è efficientissima. Nel giro di 3 minuti, giusto il tempo di scaricare l’app, clicco indicando dove voglio andare e vedo, sul telefonino, tante macchinine in movimento vicino a me. Clicco su book e mi appare la foto dell’autista, la targa, colore di macchina e vedo nel display la macchina che si muove, gira ed eccola, arrivata da noi. Forte, mi piace sto Grab.

In mezz’ora arriviamo al Boat Jetty di Bako. Una casa su palafitta di legno proprio sul fiume. Andiamo per prendere i biglietti di ingresso e la ragazza alla cassa ci dice che c’è la bassa marea, dobbiamo aspettare fino alle 11,15 per partire.

Borneo, Bako in attesa dell'alta marea

Borneo, case sul fiume

Ahia, siamo costretti ad aspettare 3 ore, li, fermi nel caldo di quella piattaforma di legno. Qui per la prima volta incontriamo turisti: ci sono quattro ragazze francesi, una coppia di svedesi ed alcuni turisti malesi. Il resto delle persone sono locali, alcuni ingaggiati come guide, altri come barcaioli, altri ancora anziani che stanno li seduti a bersi una bevanda marroncino. In attesa che l’acqua si alzi, facciamo un giro li attorno. Case su palafitte con pontili di legno malridotti, con attraccate barche colorate. Sono le case dei pescatori. La loro vita scorre tranquilla, proprio come fa l’acqua del fiume. I loro ritmi dipendono dal fiume, così con la bassa marea sono tutti fermi, seduti sulla calda veranda in attesa della luna e poi, con l’acqua alta si animano, escono con le barche e usano le bottiglie di plastica vuote come galleggianti per le reti da pesca.

Finalmente sono le 11, tutti iniziano a muoversi e un uomo ci divide in tre barche.

Saliamo sulla barca, partiamo veloci lungo il fiume nocciola. Attraversiamo un villaggio sul fiume con case di legno colorate, passano via come fossero i titoli di coda dei films. Ed eccoci nel mare aperto. Sulla riva ci sono alcuni coccodrilli che si muovono piano, arrancando sulla sabbia grigia. Ad un tratto il motore fa rumori cupi, rallentiamo fino a fermarci. L’acqua è ancora troppo bassa, ci saranno si e no 40 centimetri, l’elica si incaglia sul fondale. Un uomo scende dalla barca e la spinge a mano, poi risale e riprendiamo a muoverci piano pianissimo. Un ora, dopo un ora esatta, arriviamo sulla spiaggia isolata che è l’ingresso al Bako National Park.

Arrivare su questa spiaggia, color grigio marrone, sullo sfondo la giungla verde, di un verde che quasi intimorisce, con grandi rocce ammassate sembra di essere arrivati chissà dove. Il cielo non è terso, è azzurro appena accennato, con nuvole grigie e fa caldissimo. Indimenticabile la sensazione. Mi sembra di essere una di Lost, avete presente il telefilm sull’aereo disperso? Si, anche se saremo stati una ventina, mi sento come una sopravvissuta. Senza fiatare ci incamminiamo tutti verso la giungla, non sappiamo bene dove ma camminiamo a testa bassa, dritti verso quel verde cupo. Ci guardiamo l’un con l’altro per non perderci, finchè arriviamo ad una casa di legno dove ci si deve registrare, prima di iniziare un sentiero.

Borneo, Bako NP atmosfera da lost

Borneo, Bako NP spiaggia

Ci sono tanti sentieri da fare, di durate diverse, da mezz’ora a otto ore. Noi optiamo per quello di 1,7 km. di due ore. Qualcuno ci segue, altri si fermano a mangiare, altri ancora vanno sulla spiaggia.

Iniziamo pimpanti il percorso in mezzo alla giungla.

Dopo un primo tratto facile, il percorso diventa stretto e ripido. E’ tutto un arrampicarsi fra radici lunghe e larghe. Mai viste così tante radici in vita mia. Da lontano sembra di percorrere un sentiero in mezzo a lunghi serpenti color marrone. Ogni tanto ci fermiamo e guardiamo in su, per vedere le scimme nasiche, impossibile camminare e guardare gli alberi contemporaneamente, si rischia di rompersi una gamba. Avremmo camminato forse un ora nella giungla, di scimmie nasiche nemmeno l’ombra. Incrociamo la coppia di svedesi che ci chiede se le abbiamo viste ma nulla, nessuno sembra averle avvistate. Mi conforta vedere che anche loro, ventenni, sembrano distrutti, irriconoscibili … e chi si fa una foto in queste condizioni 🙂

Borneo, Bako NP sentiero fra radici

Il sentiero ci porta verso una grande roccia a sfioro sull’oceano. E’ un percorso pericoloso, in mezzo a rami, felci, scalini fatti di radici e di sassi scivolosi. Passerelle con legni marci che solo ad avvicinarsi sembrano sussurrare “non passate di qui”. Purtroppo non avevamo scelta, così aggrappati ad un ramo, con un piede su un legno, l’altro su una roccia, riusciamo a passare. Sentiamo strani rumori, alcune foglie ci cadono addosso, eccole, alcune scimmiette, ma non quelle con il naso strano. Dopo un altra ora arriviamo di nuovo al centro. Troviamo anche altri, pare che nessuno abbia visto le scimmie nasiche, comunque è stata una esperienza unica, particolare, favolosa.

Borneo, Bako NP bassa marea

Borneo, Bako NP scimmie

Borneo, Bako np scimmie curiose

Riprendiamo la barca che ci riporta al Jetty.

L’acqua questa volta c’è, la barca vola e in quindici minuti arriviamo al pontile di partenza. Da qui, cinque minuti e troviamo il bus rosso che ci riporta proprio davanti al nostro albergo a Kuching.

Che giornata indimenticabile, che sudata, ma ne è valsa la pena. Vivere la giungla, sentirla sulla pelle, toccarla nelle radici, vedere la forza di quelle piante che si arrampicano, si inerpicano sulle rocce,  per resistere, per riuscire a vedere, anche solo per un secondo, un raggio di sole. Viaggiare immersi nella giungla, nei suoi odori, nella sua terra, è come essere immersi in una spiritualità che non è qualcosa di religioso, ma qualcosa che va oltre, che è nell’aria, come respirare una presenza di qualcun altro accanto a te. E’ l’anima della natura, degli animali, una presenza forte che ti ricorda del tuo coraggio, della tua vitalità, quella che è dentro di noi, ma che troppo spesso dimentichiamo che esiste.

Borneo, macaco al Bako

SEMENGGOH NATIONAL PARK

Oggi è il grande giorno, il giorno in cui, speriamo, di vedere gli Oranghi, questi animali unici e così vicini a noi, anche se non lo vogliamo ammettere

Arrivare a Semenggoh da Kuching è abbastanza semplice, se si usa Grab è facilissimo. La Riserva è a circa un oretta a sud dal centro di Kuching. L’entrata del Semenggoh è una piccola capanna di legno, dove alcune guide ci spiegano come comportarci se incontriamo gli Oranghi e ci spiegano anche il perchè, oggi, i sentieri sono aperti al pubblico solo in alcune ore:

  • non lasciare in vista bibite o acqua o, peggio, cibo di qualunque genere;
  • non giocare con loro, sono sempre animali selvaggi, anche se sembrano simpatici;
  • alcuni anni fa una turista è stata attaccata da una femmina di Orango perchè aveva una coka cola, quindi, onde evitare il ripetersi di questi eventi, i sentieri sono aperti solo a certe ore e solo sotto controllo di guide (esattamente nelle ore in cui le guide preparano banane e cocchi);
  • gli oranghi sono liberi, quindi non è detto che vengano a prendersi le banane, perchè se le possono trovare liberamente nella giungla.

Borneo, Orango educato

La guida ci racconta di questi Oranghi, di come si stia cercando di tutelarli.

Dalla sua voce ma ancor di più dai suoi occhi, si percepisce il grande amore che ha verso questi animali.

Gli oranghi del Borneo sono della specie Orango Pongo Pygmaeuse e sono endemici del Borneo. Gli Oranghi maschi arrivano a pesare oltre i 110 kg, le femmine invece sono più piccole. Le femmine partoriscono in 9 mesi e ogni 6/7 anni, motivo per cui è importante tutelare i piccoli.

Gli Oranghi si muovono di giorno, di notte dormono sugli alberi, ogni sera un giaciglio diverso. I maschi, molto più grandi delle femmine, hanno una forza straordinaria, ma le gambe non sono adatte a rimanere in piedi a lungo. Ecco perchè si vedono sempre appesi agli alberi. Sono animali molto curiosi e intelligenti, apprendono facilmente. La giungla è il loro habitat naturale e hanno pochi predatori, l’unico vero predatore siamo noi.

E dopo averci fatto questa lezione, i guardiani iniziano a richiamare gli oranghi con forti acuti a mo’ di Tarzan. Ma nulla si muove. Oh quanto vorrei vederne almeno uno, anche uno solo.

Borneo, Orango in attesa

Borneo, maschio di Orangutan

Ci incamminiamo allora  verso il sentiero che porta all’interno della giungla sperando di vedere un Orango.

Una guardia ci segue, bene, mi sento più tranquilla. Il sentiero è di terra, fra alti alberi e felci. Ad un tratto sentiamo dei rumori, il guardiano ci fa cenno di guardare in su: vediamo rami che si muovono, foglie cadere ed eccolo.

Un maschio di orangotan, bello, con il pelo rosso fuoco che si muove come le frange di un vestito charleston.

Noi rimaniamo li, a bocca aperta, come dei bambini che vedono per la prima volta la neve. L’orango salta da un albero all’altro, si sposta fra le liane aggrappandosi una volta con il braccio e un altra con la gamba. E’ di una mobilità unica. Lo guardo attentamente, cerco i suoi occhi.

Con la macchina fotografica lo inseguo nei suoi spostamenti, finchè si ferma proprio sopra di noi. Ha un casco di banane con se, probabilmente le ha prese poco più in la. Si mette l’intero casco di banane in bocca, quasi per misurarle. Poi se le porta in mano, le tiene con entrambe le braccia, le accarezza, le guarda come se fossero un bambino appena nato. Che tenero che è.

Borneo, Orango e casco di banane

Borneo, orango con le banane

Borneo, orango relax

Poi riprende la sua corsa, con un braccio si tiene su una fune, con l’altro tiene una banana, con una gamba un altra banana e, con l’ultima gamba a disposizione, si porta la banana in bocca. Appeso sulla liana è perfettamente in verticale. Si gusta la banana come io mi gusto un gelato al cioccolato ricoperto di panna montata e zuccherini colorati. Ma non la mangia tutta, la buccia della banana cade a terra e quasi ci viene addosso.

L’orango non si cura minimamente di noi, troppo intento e felice di mangiarsi le banane.

Procediamo, ritorniamo verso il centro dove il guardiano sta portando altre banane e cocchi. Si ode un rumore, con un salto improvviso dalla giungla arriva un altra macchia rossa, un altro orango che, con una zampata, si prende un cocco e velocemente, saltando fra una liana e l’altra, si allontana. Proviamo a seguirlo piano piano. Lo vediamo accovacciato fra i rami. Con i denti strappa la buccia del cocco, lo apre e si gusta il latte buttandone metà a terra. Cavolo che dentini 🙂

Borneo, coccole di orango

 

Borneo, Orango primo piano

Sono letteralmente incantata da questi stupendi animali. A guardarli bene in effetti assomigliano a qualcuno che ho già visto, le loro movenze sono molto simili alle nostre, e Frank aggiunge “ma sai che quando saltano, sembrano te quando ti aggrappi sugli alberi?” Ah, simpatico, proprio simpatico.

Purtroppo è ora di salutare i miei amati oranghi, è tempo che li lasciamo vivere in pace.

Borneo, strani atteggiamenti degli Oranghi

Borneo, Orangutan in posizione relax

 

TRISTE CONDIZIONE DEGLI ORANGHI DEL BORNEO

Andando verso il Bako avevamo visto piantagioni sterminate di Palma da Olio, erano belle da vedersi, tutte ordinate e verdi brillante.

Ma una sera, lungo il fiume, in attesa del nostro riso fritto, chiacchierando con un signore, veniamo a conoscenza del dramma degli oranghi del Borneo. Questo signore, che solo dopo scopriamo essere un ricercatore dell’università di Liverpool, ci racconta che ogni anno circa 5.000 oranghi vengono uccisi per lasciar spazio alle coltivazioni di Palma da Olio. Negli ultimi 15 anni sono morti quasi 100.000 esemplari di oranghi nel Borneo, ovvero quasi metà della popolazione.

Oggi, di tutti gli oranghi esistenti nel secolo scorso, sopravvive solo un 14% nel Borneo ed un 7% a Sumatra.

Borneo, primo piano di Orango Pongo

Sono numeri impressionanti, numeri che fanno venire la pelle d’oca e che mi fanno vergognare di essere un essere umano. Si, perchè i colpevoli siamo noi, tutti noi, che consumiamo i prodotti fatti con Olio di Palma, che continuiamo a comprare, mangiare, senza pensare agli effetti delle nostre scelte.

Avevo sentito parlare di questo alla televisione, letto nelle riviste, ma vederlo con i miei occhi, si, mi ha fatto proprio vergognare. Mi sento colpevole, colpevole dell’uccisione di esseri che sono così simili a noi, esseri che non hanno fatto nulla per essere uccisi. Allora ripenso agli occhioni di quell’orango che si stava mangiando con gusto la banana e mi viene da piangere.

Ritorno all’albergo e mi documento. Il signore, quel ricercatore, ha ragione, i numeri che ci ha detto sono purtroppo esatti.

Cosa possiamo fare? Perchè possiamo fare qualcosa, tutti noi.

Pensate che l’85% dell’Olio di Palma proviene da piantagioni dell’Indonesia e Borneo e che quasi metà dei prodotti presenti nei supermercati utilizzano Olio di Palma. Bene, se prima lo dicevo un po’ per gioco, ora seriamente non compro più nulla che abbia Olio di Palma. Questo è quello che io, nel mio piccolo posso fare, e voi, che ne pensate?

Leggi di più sulla situazione degli Oranghi su wwf.org

POPOLAZIONI IBAN DEL BORNEO – SARAWAK

Dopo essermi innamorata degli Oranghi, è tempo di conoscere la popolazione degli Iban del Sarawak e soprattutto vedere le loro abitazioni, le “Longhouse”, lunghe case. Non è facile trovarle, per lo più i turisti visitano la Annah Rais Longhouse, a pochi chilometri da Kuching. Noi abbiamo preferito cercare qualcosa di più tradizionale, anche se ci è costata un bel po’ di strada.

Borneo, pescatori lungo il fiume

Borneo, Batang Ai lago

Mattino ore 7 siamo pronti per partire con un minibus che ci porterà al Taman Negara Batang Ai – Parco Nazionale del Batang Ai. Davanti a noi 5 ore di strada. Attraversiamo villaggi, piantagioni sterminate di Olio di Palma, piantagioni di pepe, fino a raggiungere Lachau dove ci fermiamo per uno snack. Scendere dal minibus per mangiare qualcosa è ogni volta un bagno di sudore. Riprendiamo la strada, costeggiamo il confine con l’Indonesia, sempre immersi nel verde della giungla del Borneo, fino ad arrivare a Lubok Antu, dove prendiamo una traghetto che ci porterà al Taman Negara.

Dopo venti minuti arriviamo al Batang Ai National Park.

Da qui procediamo su strade dissestate, strade dove la giungla sembra voler passare a tutti i costi. E io tifo per la giungla!

Arriviamo nel pomeriggio al nostro lodge, Aiman Batang Ai Resort. Trovare questo lodge con piscina in mezzo al nulla, è una cosa stranissima, quasi fastidiosa, ma non avevamo alternative. Avremmo voluto dormire nelle  Longhouse tradizionali, ma l’ufficio del turismo del Sarawak ce lo ha sconsigliato a causa della presenza di numerosissime zanzare e del pericolo della “febbre dengue”.

Borneo, strane piante carnivore

Dopo essermi spruzzata di Autan ovunque, ci incamminiamo con la guida nella foresta attorno al lodge. La foresta è viva a quest’ora: scimmie che saltano da un ramo all’altro, scimmie che si avvicinano curiose al mio zaino e alla macchinetta fotografica, fiori che fino a poche ore fa erano chiusi, si aprono, come se si stiracchiassero. Fiori mai visti. Adoro scoprire piante e fiori, adoro imparare i loro usi, ascoltare aneddoti su di loro.

Al Batang Ai ci sono numerosi Oranghi del Borneo, ma è estremamente difficile vederli. Sono cauti, hanno paura degli umani, non si avvicinano ai villaggi. Io cerco disperatamente di non parlare, sperando di vederne uno, ma è una vana speranza. Alla fine non ne vediamo nessuno, ne sono anche contenta, so che loro stanno meglio li, appollaiati fra gli alberi, che giocherellano con le liane e lontani dai pericolosi esseri umani.

Ritorniamo al lodge, dove dormiamo sotto una bella e grande zanzariera, cullati dal suono di flauti e tamburelli.

Oggi finalmente visitiamo le longhouse, siamo esattamente alla Mengkak Longhouse.

Qui c’è tutto un rituale da seguire.

Ci si toglie le scarpe. Poi si va dal capo villaggio, che acconsente alla visita della “casa lunga”. Quindi si visitano le stanze, alla fine si ritorna dal capo villaggio per ringraziarlo. Attenzione ad accettare sempre le offerte, sarebbe uno sgarbo dirgli di no. Nelle case tutti condividono tutto. Evitiamo di fare fotografie a donne e bambini.

La longhouse è proprio una casa lunga lunga. Queste tipiche costruzioni, su palafitta, sono fatte di legno. Usano grossi rami intagliati come scalini, hanno una veranda comune, poi una lunga stanza all’interno e quindi un terzo “livello”, dove si trovano le camere da letto.

Borneo, esterno di longhouse Iban

Borneo, lunghi corridoi di Iban longhouse

Borneo, scimmietta dispettosa

Salire su questi scalini è facile, il difficile è scendere. Sono strettissimi, altissimi, irtissimi e scivolosissimi. Pensare che oggi nelle longhouse vivono per lo più gli anziani, viste le scale, penso che se fossi un assicuratore di polizze anti infortuni, farei i miliardi 🙂

Incontriamo alcuni anziani intenti a lavorare. Signore che mescolano grandi pentole fumanti, uomini che intagliano il legno, altri che sistemano i tetti.

Borneo, Batang ai pentole degli Iban

E’ strano camminare su questa lunga terrazza. Sono tante canne di bambù una sopra l’altra, si scivola un po’, sembra di camminare su tanti fogli di plastica che, al contempo, rimbalzano. Se avessi una ciotola piena di minestra non mi azzarderei a passare sopra li.

Borneo, giungla e longhouse

Borneo, lunghe scale longhouse

 

Ritorniamo all’ultima porta di legno dove si trovava il capo villaggio e qui imparo le mie prime e ultime parole in malese “Selemat pagi”  cioè buon giorno e “Terima kasih” ovvero grazie.

E’ stato curioso, singolare e molto particolare vedere come vivono gli Iban. Mi ha colpito molto la loro semplicità e soprattutto i loro sorrisi. Pur non capendo l’inglese, pur essendo noi dei turisti che ci facevamo gli affari loro, sono stati squisiti. Ogni persona che ho incontrato mi ha sorriso, ma non il sorriso finto che anche io ogni tanto sono costretta a fare. Quel sorriso vero, quel sorriso che mostra anche i mezzi denti, quello che al solo vederlo ti rallegra la giornata e ti fa sentire bene. Ecco, questo è ciò che ho apprezzato di questo popolo, il semplice, puro e caldo sorriso.

Borneo, Batang Ai iban people

Ultima cena al ristorantino lungo il fiume, dove leggo su un cartello “yes, here there isn’t wifi. so you can speak each other”.  Quale altro modo di finire in bellezza questo viaggio 🙂

Borneo, attraversamento del fiume

Borneo, io e i kake lapis

 

E con gli Iban finisce anche la nostra avventura nel Borneo.

Borneo che è, e sarà sempre per me, la casa degli Oranghi, i loro occhioni curiosi, le loro strane posizioni stando appesi ad una liana, la loro voglia di resistere.

Il Borneo della giungla, dei fiori unici al mondo, del muschio che si aggrappa ad ogni cosa, del fiume nocciola che si abbassa fino a fermare la vita attorno a lui.

Qui, tutto sembra gridare di vita, sembra voler gridare più forte delle macchine che distruggono la foresta, dall’urlo spaventoso dell’Orangutan maschio, alla puzza della Rafflesia quando sfiorisce, fino all’odore acre della giungla.

Il Borneo è un mondo lontano dal nostro abitudinario, il Borneo è un luogo favoloso e che non può lasciare indifferenti. Il Borneo ti sfiora l’anima, te la prende, la stropiccia fino a lasciarti quella goccia preziosa che è la vita, con tutta la sua cocciuta ed eterna vitalità.

 

Borneo, acrobazie

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11 Replies to “Borneo: un incontro speciale con gli Oranghi Pongo”

  1. Un’esperienza meravigliosa! Ti confesso che dopo aver letto il tuo precedente articolo sul Borneo e gli oranghi sono corsa a raccontarlo a mio marito. Entrambi adoriamo questi animali (in realtà adoriamo tutti gli animali!) e ora stiamo raccogliendo informazioni per organizzare un viaggio visto che anche Singapore è da un po’ sulla nostra lista. Grazie mille per lo spunto!

    1. grazie Raffaela, anche io adoro ,come avrai capito gli animali e vedere gli oranghi è una emozione fortissima. se hai bisogno di info, chiedi pure

  2. Come sempre, un resoconto dettagliatissimo e foto stupende: non mi fai sognare, mi fai direttamente essere lì, ed è meraviglioso! Belloni gli Orango, ma pure gli altri animalini, e quel fiore enorme, non scherzano

  3. Compliementi davvero per le foto! E anche per il coraggio di andare in un posto così lontano dalla cultura occidentale! Deve essere un sogno visitare un luogo così… ti seguirò!

  4. Complimenti! hai fatto un viaggio straordinario! quanto mi piacerebbe vedere gli oranghi e provare le emozioni che hai descritto nel tuo bellissimo racconto. Ti seguo ed ho inserito il tuo blog tra i miei preferiti. A presto Nadia.

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