Gente che viaggia: l’aeroporto un micromondo di emozioni

Gente che viaggia: l’aeroporto un micromondo di emozioni

Gente che viaggia, gente da aeroporti, gente strana, divertente… gente come me.

Non so se capiti anche a voi, quando non ho programmi particolari per il week-end mi piace andare in aeroporto per sognare.

Già il solo entrare nella grande sala luminosa, vedere la gente camminare, i colori che si intrecciano e sentire il rumore delle “palette” sul teleindicatore mi mettono allegria. A volte mi soffermo a guardare i nomi delle destinazioni sul display e a chiedermi “vorrei andare li o no?”.

Altre volte invece il tabellone diventa un corso accelerato di geografica, perchè mi ritrovo con nomi mai sentiti e così vado su internet e cerco “dove si trova Telfer?”. E’ proprio così che ho conosciuto Newman e Paraburdoo, paesi che poi ho visitato on the road, nel mio viaggio al nord del Western Australia.

gente che viaggia, gente in aeroporto

Ma al di là della geografia, gli aeroporti sono un mondo a parte. E’ straordinariamente bello osservare la gente che viaggia.

Ecco allora la coppia di neosposini, li vedi perchè camminano tenendosi per mano, e la loro mano luccica. Hanno le valigie nuove, intonse, probabilmente sono in viaggio di nozze ed è il loro primo viaggio. Sono emozionati, li vedi che si guardano e sorridono. Lei ha paura di affrontare il lungo viaggio, così si ferma a prendere la settimana enigmistica. Cammina piano, come non volesse mai arrivare al gate, ma lui la accompagna, la stringe a se, tranquillizzandola. Che teneri che sono!

Poi c’è la coppia di mezza età. Le loro valigie mostrano con i segni, gli adesivi e la polvere, gli anni trascorsi assieme scanditi dai viaggi. Lei cammina avanti a lui, spalle ritte e testa in avanti, alla ricerca del gate. Lui la segue, la sua testa non è li in quel momento, sta pensando se ha portato tutto, se ha chiuso il gas di casa e l’acqua. Sono belli assieme, fanno quasi tenerezza. Anni di vita li hanno trasformati da amanti ad amici. Hanno vissuto così tante cose assieme da assomigliarsi.

In tutti gli aeroporti c’è poi lui, il lupo solitario.

Il giovane, non più tanto giovane, con i capelli arruffati, con la valigia marrone che sembra essere appena scesa da un treno super affollato del Sudamerica.

Lui, che ha sempre quel cappello stropicciato, la maglietta verde smunta e jeans arrotololati sulla caviglia. Il lupo solitario cammina lento, non guarda dove va, sembra che le sue gambe conoscano già la strada. Incrociando gli occhi di questo ragazzo vedi la libertà. La libertà di chi ha scelto di viaggiare da solo. Forse la prima volta lo ha fatto per caso, poi è diventata come una droga. Le avventure, la gente incontrata, luoghi meravigliosi, tutto oggi ha un senso, di tutto questo sente costantemente il bisogno, come noi lo abbiamo dell’acqua. Ma magari un giorno, nel suo girovagare, incontrerà qualcuno che si metterà al suo fianco, e, in silenzio, inizierà a viaggiare con lui.

Gente che viaggia, aeroporto

L’aeroporto è un universo di gente, un mondo che a volte è staccato dalla realtà. O forse un mondo dove ogni realtà è possibile.

E’ inverno, fuori piove e fa freddo, entri in aeroporto e ti ritrovi in piena estate. Due passi nell’ampio salone e sei in mezzo ad un gruppo di ragazzi in pantaloncini e canotta, flip flop e cappellino colorato. Sono appena atterrati dal Mar Rosso, alcuni sono abbronzati altri mostrano ancora i segni della scottatura sulla fronte. Con loro c’e sempre l’immancabile narghilè comprato in qualche negozietto di Hurgada.

Quando non c’erano i problemi con il peso delle valigie, ho visto gente che sbarcava con quegli  enormi pouf colorati egiziani e mi chiedevo sempre dove cavolo li avessero messi in aereo. Per fortuna ora ci sono i limiti!

In aeroporto ho visto gente che per rispettare i limiti di peso ha fatto di tutto. Una volta eravamo in coda per fare il check-in e, come sempre, ci capita la coda più lenta!

Davanti a noi una coppia di anziani, forse al primo viaggio, con una valigia grande come un armadio. “Lascia o paga?” chiede l’hostess. Il signore, dopo aver guardato la moglie del tipo “te lo avevo detto“, prende la valigia, la apre e la moglie inizia a spostare dei calzini e degli slip nella borsa. Con aria soddisfatta guarda il marito, ripesano la valigia e, logicamente, era scesa di pochi grammi. Allora il marito riprende la valigia, la apre e tira fuori una caffettiera, una piastra per capelli e un phon. Arrabbiato, prende il phon e lo butta nel cestino. La moglie gesticola come a dire “io non l’ho messo“… finalmente ci siamo con il peso e possiamo imbarcare anche noi.

gente che viaggia, arrivi al JFK NY

Arrivi e partenze, il mondo si divide.

Non ho mai capito perchè gli arrivi sono sempre bruttini, mentre le partenze sono bellissime. Basta pensare anche al fantastico aeroporto di Singapore. Nella zona partenze c’è di tutto, da ristoranti, bar, piste da ballo e cinema. Fiori e piante, intere facciate dipinte e vetrate luminosissime.

Gli arrivi? Sono grigi, cupi, non ci sono bar o ristoranti, tutto è ovattato. E si che è l’arrivo il primo biglietto da visita di luogo. E’ l’arrivo il momento del viaggio, non la partenza. Ci avete mai fatto caso?

O forse è la gente che viaggia che è diversa.

Anche io cambio. All’arrivo non vedo l’ora di prendere le valigie, uscire e vedere il paese. Così corro veloce, veloce mi incammino verso i bus navetta, veloce vado verso i taxi. Alla partenza, per mia abitudine, arrivo sempre molto presto, così per non annoiarmi giro per i bar, per i negozi, per i duty free e osservo tutto con molta attenzione.

Gente che viaggia, dal finestrino

Ma agli arrivi e nelle partenze cambiano anche i visi della gente che viaggia.

Agli arrivi c’è sempre tanta emozione. Appena sbarco, appena ho la valigia esco e, anche se so che non mi aspetta nessuno, guardo chi c’è, come nella speranza di vedere qualcuno.

Ci sono stati tanti arrivi nella mia vita, arrivi dove mia mamma e mio papà puntualmente erano li ad aspettarmi. Viaggiavano anche loro in qualche modo con me. E’ con i miei viaggi che mia mamma ha imparato la geografia, guardando nell’atlante (lei usa poco internet) dove si trovava il Botswana o la Baja California. Era sempre un emozione riabbracciarli. Dopo due o tre settimane mi sembrava di rivederli diversi, non vedevo l’ora di sentire i loro racconti e di raccontare le mie esperienze.

Oggi quando arrivo guardo gli occhi di chi è in attesa di un viaggiatore. Li vedi, occhi grandi alla ricerca di quel viso, che improvvisamente si illuminano quando, dalla porta a vetri appare lui, con le braccia già aperte pronte per accogliere il più bel abbraccio della vita.

Le partenze invece sono diverse. Emozioni contradditorie, sentimenti che viaggiano assieme al biglietto. Da chi ha l’adrenalina addosso perchè sta realizzando il viaggio dei sogni, a chi magari sta partendo per lavoro o, ancora, chi deve allontanarsi dai propri cari e non è affatto felice.

Lo stesso luogo, la stessa sedia, gli stessi colori ma emozioni contrastanti. La gioia e i sorrisi, le lacrime e la tristezza. Tutto nello stesso identico posto, nello stesso identico momento.

Gente che viaggia, aereo

E’ proprio questo che mi piace degli aeroporti, le emozioni che viaggiano con la gente.

La gente che viaggia non è la stessa quando è in aeroporto, rispetto alla quotidianità.

La ragazza manager iper-truccata con i tacchi a spillo, in aeroporto arriva in fuseaux e scarpe da ginnastica. Il signore anziano, abbandona i suoi vestiti neri di lana, per indossare i pantaloni color nocciola pronto per un safari in Africa. Il direttore di Banca lascia a casa la sua giacca e cravatta per alcuni giorni e si mette nei panni del “giovanotto” con pantaloncini jeans alle ginocchia, t-shirt Hard Rock Cafè e sneakers.

Poi vabbè, c’è sempre l’eccezione.

Ogni volta in aeroporto incrocio ragazze truccatissime, con tacchi vertiginosi e minigonne. Mi guardo e… io sembro una barbona. Ma quello che più mi fa venir il nervoso è che quella ragazza, dopo venti ore di aereo, scende che è un fiore. Non ha occhiaie, i capelli sembrano appena usciti dalla parrucchiera e i vestiti appena stirati… e si che era in economy come me. Io, invece, prendo paura da sola. Capelli che non hanno un verso preciso, un po’ su, un po’ giù. Io e il  “mocio”, uguali. Maglietta che sembra aver appena finito una centrifuga da 800 giri. Occhiaie, occhi appannati e bocca secca. Insomma, due mondi paralleli nello stesso aereo!

Gente che viaggia, aeroporto di singapore

Il mondo variopinto dell’aeroporto, il mondo delle emozioni della gente che viaggia

Un mondo di visi che passano, di visi che a volte ti sembra quasi di riconoscere. L’aeroporto non è un semplice posto dove si va e si arriva, è un qualcosa di magico. Qui iniziano i sogni, qui inizia una nuova vita per qualcuno, e qui finisce un avventura.

Persone che ti sfiorano, si siedono accanto a te, persone che in cinque minuti di attesa ti raccontano tutta la lora vita.

L’aeroporto è più di un luogo dove partono gli aerei, è un micromondo dove sentimenti, gioie, delusioni, passioni si intrecciano. E’ un luogo da dove partono i sogni.

Ecco perchè in aeroporto mi sento a casa. Quale altro posto al mondo può raccontare, mostrare, narrare così tante storie come un aeroporto?

Aereo in aeroporto

 

 

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