
Sport in viaggio: salti, arrampicate e trekking
Mi ritengo una persona abbastanza sportiva. Fin da piccola ho fatto ogni tipo di sport possibile, ma quello che più mi piaceva era saltare. E questo spirito “salterino” mi accompagna tutt’oggi nei viaggi.
Per me viaggiare significa movimento, sport, sfidare i proprio limiti. @Momondo ha chiesto ai suoi Open World Travellers ambassadors quali sono le esperienze sportive sperimentate nei viaggi, è così che per la prima volta ripensando ai miei viaggi, mi sono resa conto che nei miei viaggi “non sto mai ferma”.
Non si tratta di sport estremi, di quelli da guinnes dei primati, ma di parentesi sportive che in ogni viaggio ho sperimentato. A volte costretta, altre per provare l’adrenalina, altre per sentirmi parte del paese.

TREKKING
Ricordo quando siamo stati all’Uluru, la grande roccia, l’immenso monolite rosso nel bel mezzo del deserto australiano. Abbiamo percorso 30 chilometri a piedi, sotto un sole cocente e senza aver con noi acqua, ma solo dei pomodorini.
Siamo partiti alla mattina presto, abbiamo scalato la roccia. Poi verso le undici abbiamo iniziato il cammino per “circumnavigare” l’Ayers Rock. Da notare che saranno stati 40 gradi all’ombra ma non essendoci alberi, se non cespugli alti venti centimetri, non c’era ombra. Ad un certo punto eravamo disidratati, per fortuna avevo dei pomodorini che ci hanno dato la giusta dose di acqua per non “morire rinsecchiti”. Ecco, una cosa che ho imparato: mai sottovalutare il caldo, mai partire senza acqua!
Oppure ricordo la scalata in mezzo alle rocce per arrivare al look out ad Albany, sempre in Australia. Mi sono divertita a saltare le rocce, arrampicarmi fra i massi e nelle fenditure della montagna. Non era tanto faticoso, quanto pericoloso, perchè si scivolava. Ma la vista da lassù era magnifica.

Un altro trekking che ricordo ancora sorridendo è stato quello in Myanmar, dove avevo ormai la certezza che stavo per perdere Frank. Lui non è molto sportivo, ma mi segue. Così quel giorno, con la guida, abbiamo iniziato il trekking a Pindaya, faceva caldo e la strada era tutta in salita. Era un sentiero di 4 ore che portava in un villaggetto in cima alla montagna. Iniziare la camminata al mattino presto, salita col 30% di pendenza, gambe fredde e già con umidità al 90%, non è stato affatto facile. Frank ancora oggi mi dice di odiare quel posto.
Ma la ricompensa, una volta arrivati è stata unica: ci aspettava una famiglia con un pranzo birmano. Ma ciò che è stato impagabile è stato conoscere questa gente, semplice e serena, ed entrare solo per poco nella loro quotidianità. Esperienza che consiglio se si va in Myanmar, perchè non è solo il paese dei templi ma è soprattutto il paese della gente!
PARASAILING
Un ricordo bellissimo ho del parasailing in Tunisia: non so se possiamo definirlo “sport”, ma è un esperienza indimenticabile. Imbragata, piena di entusiasmo, il paracadute ha iniziato a salire e io con lui. Da lassù vedevo le mille sfumature del mare, la costa sembrava un quadro appena abbozzato. Ma poi è arrivato il momento della discesa. Dovevo tirare in giù i fili del paracadute, ma non avendo forza nelle braccia, ho avuto un attimo di panico. Allora ho preso un gran respiro e tirato con tutta la forza che avevo, finchè sono riuscita a “domare” il paracadute e sono scesa giusta nella X che c’era sulla spiaggia. Meravigliosa esperienza, da fare dove il mare è tranquillo e non ci sono scogli.

BUNGY JUMPING
In Africa invece non ho avuto molte esperienze di sport, se non l’unica e forse anche più forte di tutta la mia vita: bungy jumping alle Cascate Vittoria in Zimbabwe. Mai più. Questo è quello che ho detto appena arrivata sana e salva. Mi hanno imbragata, eravamo sopra un ponte altissimo e da lassù si vedeva piccolo piccolo il corso del fiume Zambesi. Non appena sono passata dall’altra parte della paratia, mi sono detta “ma che sto facendo”?
Oddio quanto è alto. Oddio non riesco più a respirare. Le gambe hanno iniziato a fare “giacomino giacomino” e la testa era annebbiata. Mi guardavo attorno cercando conforto, cercavo qualcuno che mi richiamasse, invece la guida mi guardava sorridendo. E’ il momento, buttati. Buttati? Io? Ma no, non ce la faccio.
Un secondo di follia e mi sono buttata. In quell’istante non ho più capito nulla. Con gli occhi chiusi e le braccia spalancate ad angelo mi sono lanciata. Ho riaperto gli occhi e mi sono ritrovata in mezzo al cielo. Per un attimo mi sono sentita potente e leggera. Dopo il contraccolpo, un altro tuffo nel cielo e per l’ultima volta ho sfiorato l’acqua dello Zambesi. L’energia che ho sentito in quel millesimo di secondo non la scorderò mai più. Ma non sarei più in grado di rifarlo.

SURF
Appena arrivata in Australia, mi sentivo un pesce fuor d’acqua perchè non sapevo surfare.
Qui tutti, alle cinque di pomeriggio, prendono la macchina, la tavola da surf e vanno in spiaggia. Li vedi arrivare, con il fuoristarada super-tappato, scendono con i pantaloni eleganti, si mettono in mutande e si vestono per il mare. Scrutano il vento, scrutano la spiaggia e si buttano, alla ricerca dell’onda perfetta. Starei ore a guardarli.
Ho provato, si si , ho fatto una lezione di surf, ma proprio non stavo in piedi. Avevo chiesto a mio marito di farmi una foto di “io sul surf“, ma non ce ne sono, perchè ero sempre sott’acqua. Ho deciso che sono troppo vecchia per imparare, ma in reatà è che non mi piace così tanto da continuare, preferisco guardarli e sognare assieme a loro.
Si perchè non si è mai vecchi per imparare, ciò che serve è la volontà. Ed io non ne ho per il surf. Forse per il kitesurf, mi piace di più, vedremo se mi ispirerà più avanti, altrimenti opto per il tranquillo stand-up paddle!

SALTI
E infine salti. Mi sono resa conto guardando le foto della mia vita che salto sempre. Saltavo quando facevo atletica leggera, salto quando sono felice, salto per fare foto. Sarà perchè non sono alta, ma saltare mi fa vedere il mondo in modo diverso e soprattutto, in un modo più colorato e vivace.
Avete mai provato a saltare quando le onde arrivano sulla spiaggia? E’ meraviglioso, è come giocare con loro. Saltare mette energia, saltare fa sorridere anche se non se ne ha voglia. Saltare fa gridare, e gridando ci si libera e si ragiona meglio.

Ripensando, mi sento fortunata a non essermi rotta qualche arto.
Perchè il mio difetto più grande è che mi butto. Non ci penso più di tanto, vado e faccio.
Viaggiare porta a scoprire nuove attività. Perchè, se ci si trova nel bel mezzo del deserto australiano, vuoi non andare a esplorare le rocce? Perchè non ci si mette limiti quando si ha voglia di conoscere, di vedere, di scoprire. Allora quelle energie assopite vengono fuori, ci si scopre esploratori o fondisti senza saperlo. Questo è il bello del viaggio. Sperimentare cose nuove, provare nuove emozioni e conoscere i paesi da una prospettiva diversa.
Essere sportivi non significa competere e arrivare primi, significa avere la testa da sportivi.
Essere leali, conoscere i propri limiti e amare la vita. Lo sport insegna a distribuire le forze, a dare una mano a chi è in difficoltà, a pensare al risultato di gruppo, a sopravvivere, lo sport insegna tante cose. Ma in primis è una questione di testa. Lo sportivo non si arrende, lo sportivo si organizza.
Lo sportivo che viaggia ha rispetto della natura, rispetto delle culture, perchè non fa sport per vincere una competizione, fa sport per conoscere meglio.
Uscite, chiudete il computer o la tv, e andate alla scoperta del mondo, anche della via accanto a casa. Guardate con gli occhi curiosi, guardate come fosse la prima volta. Arrampicatevi sull’albero o sopra un muro, sarete sorpresi nel vedere quanto sia diverso.
Non mettete limiti a ciò che potete fare, perchè viaggiando ci si scopre sempre più forti di ciò che crediamo.
E voi, quanto siete sportivi?

#admomondo #owtmomondo
