Sudafrica: i Fiori del Namaqualand e i Leoni del Kgalagadi

Sudafrica: i Fiori del Namaqualand e i Leoni del Kgalagadi

Il Sudafrica è stato il mio primo vero viaggio fai da te in Africa. Non so perchè, ma fin da bambina avevo una passione per questo paese, tanto che appena compiuto i 18 anni, passaporto alla mano, ho prenotato il volo per Johannesburg, scelto un fuoristrada con tenda sulla cappotta e sono partita per un viaggio di tre mesi attraverso questo meraviglioso paese.

Ho mille ricordi di questo viaggio, persone che ancora oggi sento via email, animali che ho visto correre e lune che hanno segnato lo scorrere dei giorni.

Da quel viaggio sono tornata a casa diversa, con la consapevolezza che le cose vanno sperimentate di persone, che ci si può fidare della gente e che ero in grado di cavarmela in ogni situazione.

Dopo quei tre mesi in Sudafrica il Mal D’africa è diventato parte di me, così che sono ritornata in Sudafrica altre volte, sempre in zone diverse, con emozioni differenti e temperature impensabili. Potete trovare i più bei itinerari per il Sudafrica su “Sudafrica fai da te: 3 itinerari per conoscerlo“.

Fra tutte le zone del Sudafrica, una mi è rimasta particolarmente impressa, perché unica, perché inaspettata, perché così pura nella sua bellezza: il Namaqualand.

Il Namaqualand è una zona che si trova a ovest di questo paese, si affaccia sull’oceano Atlantico e non fa parte dei classici circuiti turistici.

Sudafrica, Namaqualand maps

Perchè siamo andati nel Namaqualand?

Perchè qui c’è una delle principali concentrazioni di Wildflowers del mondo. Una zona che normalmente è color grigio, marroncino per tutto l’anno, ma basta qualche goccia di pioggia e improvvisamente, magicamente, ogni cespuglio, ogni pianta, ogni filo d’erba prende vita e si colora. Il deserto si anima e ti regala un senso di “potenza delicata”, un ossimoro che rappresenta appieno questo paradiso dei fiori.

Quando andare in Namaqualand?

C’e solo un periodo dell’anno in cui tutti questi fiori appaiono improvvisamente, così come improvvisamente scompaiono. E’ fra agosto e settembre. Il Namaqualand è la zona arida più ricca al mondo di bulbi di fiori, è un deserto brullo per tutto l’anno ma, dopo le prime gocce d’acqua, prende vita, si trasforma in un tappeto fiorito, fiori di ogni genere, fiori dai colori incredibilmente brillanti. Il Deserto diventa un immenso giardino di fiori!

Sudafrica, tappeto fiorito

La nostra avventura fra Namaqualand e Kgalagadi

Vi racconto la nostra avventura in questa parte di mondo, in cui ti vien voglia di inginocchiarti davanti alla bellezza e all’incredibile forza della natura. Uno spettacolo da vedere almeno una volta nella vita!

Siamo partiti i primi di settembre, dopo aver studiato attentamente il periodo ideale e un percorso di massima. Ormai lo sapete, noi prendiamo l’auto con la tenda sopra la cappotta, prendiamo il volo aereo, e poi seguiamo il sole… che, mai come in questo viaggio, è stato tanto ricercato!

Abbiamo deciso di arrivare a Johannesburg, perchè oltre al Namaqualand volevamo salutare i nostri amici leoni del Kgalagadi. In alternativa per arrivare nel Namaqualand si può arrivare a Cape Town, da qui sono “solo” 600 chilometri.

A Johannesburg siamo giusto arrivati, abbiamo preso l’auto e siamo partiti alla volta di Upington.

A Johannesburg non è molto consigliabile girare a piedi, anche in macchina è pericoloso. Meglio opare per tour guidati.

Ricordo sempre la prima volta che siamo stati a Jo’burg (così la chiamano in Sudafrica). Avevamo prenotato un B&B vicino all’aeroporto, li abbiamo letto il giornale locale e mi ha impressionato vedere la seconda e terza pagina dal titolo “Crimes and murder in Jo’burg in the last 24 hours“. Due pagine intere di trafiletti scritti in piccolo piccolo con i crimini del giorno: dottore sgozzato davanti a casa mentre parcheggiava in garage, bambina uccisa mentre giocava nel giardino, postino ammazzato … vabbè avete capito. In effetti girando anche in macchina per la città la sensazione di paura è innegabile, case con mura alte tre metri, sopra filo spinato a mo’ di carcere e immancabili 2 o 3 cani da guardia tipo Dobermann.

Ma non prendiamo paura, mi sono detta, acceleriamo e andiamocene lontani, tanto è solamente una città!

Ed in effetti dopo dieci chilometri si dimentica tutto questo e appare come un miraggio l’Africa dei colori forti, l’Africa che io amo!

La strada che porta verso l’ovest del paese è asfaltata e ben tenuta, altro che “paese del terzo mondo”… autostrade gratuite, illuminate a giorno, con asfalto che sembra nuovo e stazioni di servizio aperte 24 ore su 24, dove si trova di tutto.

Sudafrica cosa atlantica

Da Jo’burg ad Upington sono oltre 800 chilometri, così decidiamo di fermarci a Kimberley, dove troviamo il Kimberley Caravan Park, vicino al centro.

A Kimberley riusciamo a visitare la Big Hole, che, con i suoi 200 metri di profondità, è la più grande “buca” mai scavata dall’uomo. Il Big Hole è la prima miniera di diamanti a cielo aperto, nata nel 1871, oggi non più attiva, ma la si può visitare con un tram dell’epoca, attraversando vie di terra battute e case di mattoni che sembra di essere nel Far West piuttosto che in Sudafrica. Se passate per Kimberley non fatevi scappare questa visita, molto interessante e un po’ diversa dal solito.

Siamo pronti a ripartire, direzione Upington, altra tappa prima del più grande spettacolo della natura!

Dopo la notte ad Upington, dove abbiamo salutato alcuni amici, arriviamo alle porte del Namaqualand.

Upington è ormai la mia “terza casa”, una città che negli ultimi dieci anni si è trasformata da piccolo paese di frontiera a cittadina occidentale, ma dove il senso di trovarsi ai confini del Sudafrica, lo si trova nel piccolissimo aeroporto (fra l’altro è l’aeroporto con la pista più lunga al mondo ) e nelle strade impolverate di rosso.

Namaqualand

Arriviamo verso sera, a Springbok, città porta di entrata per il Namaqualand. Troviamo lo Springbok Caravan Park, prepariamo la tenda e il freddo inizia già a farsi sentire. Per darvi un idea, abbiamo dormito con cappello di lana, doppio pile e sacco a pelo grosso grosso. Al mattino il sole ci sveglia verso le sette. Mi rendo conto di avere le stalattiti al naso . I pali interni della tenda sono ghiacciati.

Esco dal sacco a pelo e fa un freddo polare, ma dovevo andare al “bagno”. Mi metto i pantaloncini corti (non avevo altro) e corro verso le toilet. Incrocio gente vestita con la tuta in piumino, un piumino e cappello in pelo di leone… mi guardano quasi fossi pazza! Sbircio dentro alcune tende e vedo gente intenta a scaldarsi davanti ad un camino (dentro la tenda ), gente che con la “tutona” di pile e aspirapolvere è indaffarata a pulire l’interno … sarà effetto del freddo, ma cose del genere non le avevo mai viste.

Sudafrica, fiori e auto

Sono così infreddolita che non riesco a muovermi. Prendo il gas, scaldo l’acqua, faccio il caffè e salto dentro la macchina con il riscaldamento a manetta, rimango li finchè non vedo il sole illuminare la tenda.

Eccolo il sole, esco e mi siedo stringendomi con le mani le ginocchia, così da essere piccola piccola e riscaldarmi prima. E così è. Dopo mezz’ora il sole inizia a scaldarmi e a riscaldare l’aria. Ora sono pronta ad iniziare la giornata.

Da Springbok procediamo su strada asfaltata fino all’entrata del Namaqualand National Park. Da qui la strada diventa sterrata e iniziamo a vedere i primi campi fioriti. Giallo, tutto è giallo attorno a noi. La strada fa una curva, passiamo una collina e si apre davanti a noi un immagine incredibile.

Sudafrica, un tappeto naturale

Sudafrica, fiori gialli

Una meraviglia: prati di fiori blu, porpora, e rosa, e ancora arancioni che si mescolano con ciuffi bianchi, e alti fiori di un azzurro delicato che sembrano danzare davanti a piccoli fiori color fucsia. E’ impressionante la numerosità, la varietà di specie, le tonalità dei colori, la bellezza dei fiori.

Sudafrica fiori fucsia

Sudafrica primo piano fior arancio

Mi fermo a destra, e poi a sinistra e poi corro in mezzo a questi prati. Avete presente una mosca dentro una bottiglia? Uguale.

Guardo questi fiori perfetti, con i petali perfettamente disegnati, con i colori che sembrano quasi macchiare tanto sono vivaci. La natura qui ha dato il meglio di se. Non ho parole.

In alcuni angoli il prato sembra tagliato all’inglese, impeccabile ogni singolo filo d’erba verde brillante. Qua e la qualche sasso sembra sistemato ad arte, in maniera tale da creare profondità, da segnare un circuito naturale fra fiori nettamente distinti.

Sudafrica giardino fiorito

E poi un piccolo lago con buffe anatre dalla testa grossa che si divertono a nuotare come bambini in una piscina.

Sudafrica, anatra grossa

Procediamo piano piano perchè ogni fiore è incredibile, alcuni mai visti, altri mai visti così grandi e perfetti. Mi ha impressionato vedere come i fiori riuscissero a vivere fra le rocce, come una cosa così delicata e sottile vincesse contro le grandi rocce di granito. Ma ciò che mi ha colpito più di tutto è stato il profumo.

L’aria era profumata a tal punto da far girare la testa. Un profumo delicato e forte allo stesso tempo, un profumo che ancora oggi mi sembra di sentire addosso.

Forse solo le immagini possono riuscire a spiegare cosa sia il Namaqualand… pensare che tutto questo dura pochi giorni, giorni in cui la natura, in un equilibrio perfetto, fa fiorire questi bulbi, li rende così affascinanti da incantare gli insetti e le api, così pregni da rimanere sulle scarpe. Il tutto per creare una meravigliosa tavolozza una volta all’anno, per nutrire questo deserto, per creare la vita anno dopo anno.

Sudafrica fiori arancione

Sudafrica fiori gialli e arancioni

Vietato naturalmente portare a casa anche un solo petalo… capito mamma? Si perchè se ci fosse stata qui mia mamma, avrebbe colto tutti i fiori possibili, ignara che questi fiori vivono solo li, una volta colti, la loro vita è come un bacio rubato.

Informazioni per i fiori

I fiori del Namaqualand rimangono aperti durante le ore del giorno, dalle 10.30 fino alle 15,30, poi iniziano a chiudersi in attesa della notte. Quasi tutti i fiori sono rivolti verso il sole, quindi la posizione migliore per vederli e fotografarli è avendo alle spalle l’est, così si possono cogliere tutte le sfumature di colore.

Rimaniamo nel Namaqualand NP per tre giorni, tre giorni che sono stati un tripudio di colori.

So di essere stata fortunata, riuscire a vivere questo incredibile e spettacolare fenomeno della natura, non è sempre così semplice.

Sudafrica, io nel deserto fiorito

L’oceano dell’ovest del Sudafrica

Dal Namaqualand procediamo verso ovest in direzione dell’oceano.  La strada che va verso l’oceano è sterrata ma ben tenuta, e per alcuni chilometri tappeti di fiore giallo ci fanno ancora compagnia. Poi il terreno diventa arido, desolato.  Il paesaggio attorno a noi è lunare, ad un certo punto l’orizzonte, il cielo e le colline appaiono tutte color viola. Incredibili questi colori del tramonto.

Sudafrica, verso l'oceano rosso

Campeggiamo al Hondeklip Bay Camp, affacciato sull’Atlantico e vicino al relitto di una nave.

Il campeggio è spartano, molto molto spartano, per non dire bruttino, ma poco importa, passiamo giusto una sola notte.

Il mattino seguente prendiamo una piccola strada che va verso nord del paese. Troviamo un entrata con un bel divieto di transito. Proviamo ad accedere a questa zona protetta, perchè avevamo letto che qui si trovava una colonia di otarie. Con il mio inglese italianizzato racconto che siamo di un giornale italiano e che stiamo raccontando il nostro viaggio in Sudafrica. Così ci danno il permesso di un ora, giusto il tempo di entrare, riempirci le narici dell’odore delle otarie e, scortati, ci riportano all’uscita. Scopriamo solo dopo che si tratta di una zona mineraria importante, miniere di diamanti dell’onnipresente De Beers.

Sudafrica, verso l oceano i fiori gialli

Passiamo un altra notte ad Hondeklip, troppo tardi per viaggiare con il buio. Qui fa ancora più freddo di Springbok, ci svegliamo al mattino non solo con le stalattiti al naso ma anche immersi in una nebbia fitta fitta che sembra di essere nella pianura padana! Percorriamo la prima parte di strada non vedendo nulla, quindi non so dirvi se le case attorno erano belle o brutte, so solo che c’era qualcosa. Dopo alcuni chilometri la nebbia si dirada e il sole illumina i campi.

Ci troviamo in mezzo al nulla o meglio nel mezzo di una distesa color beige. Non ci sono case, non ci sono colori se non il blu intenso del cielo, così limpido da rimanerne abbagliati. La strada è dritta, talmente dritta che sembra non finire mai.

Sudafrica, verso l'atlantico

Prima di procedere per il Kgalagadi, decidiamo di fare un giro alle Augrabies Falls (le cascate più alte del Sudafrica),

le ricordavo grandi, enormi, piene d’acqua.. ma a dire il vero erano le prime che avevo visto, non conoscevo ancora le cascate del Niagara e soprattutto “il fumo che tuona” dello Zimbabwe. In effetti, una volta arrivata le ritrovo piccoline, ma sempre molto affascinanti. Le Augrabies Falls non sono molto note, sono fuori dai classici percorsi del turismo di massa, ma sono una bellezza naturale, semplice e piena di vita.

Sudafrica Augrabies Falls

Qui troviamo curiose “lucertole colorate”, ce ne sono moltissime, che appaiono e con una velocità supersonica spariscono sotto i sassi. E’ un luogo appartato le Augrabies Falls, una meta quasi “romantica”: di sera non ci sono luci, così sono le stelle e la luna a farti compagnia.

Sudafrica, lucertola

Kgalagadi Transfrontier Park

In un giorno siamo passati dall’oceano dai colori invernali alla savana dei colori caldi africani.

Da Upington abbiamo preso la lunga strada che porta al Kgalagadi Transfrontier Park (link al sito ufficiale), un parco nato nel 2000 dall’unione di due parchi, il parco Kalahari Gemsbok National Park del Sudafrica e il Gemsbok National Park del Botswana. Ci troviamo nella parte più a nord del Sudafrica, proprio nel punto dove Namibia, Botswana e Sudafrica si incrociano.

Fra tutti i parchi del Sudafrica ho adorato questo parco, sarà perchè nato come ” peace park ” (parco della pace), sarà perchè a differenza del Kruger è ancora molto selvaggio e non asfaltato, sarà perchè qui abbiamo incontrato tantissimi leoni e soprattutto perchè qui si trovano tutte le emozioni dell’Africa.

Da Askham la strada diventa sterrata, non ci sono più case e il percorso corre in mezzo a dune rosso fuoco. Procediamo lentamente perchè ogni tanto ci sono avvallamenti pericolosi e  … freniamo di colpo quando ci troviamo davanti una famiglia di suricati.

Tutti in fila, con le zampette alzate e la testa rivolta all’unisono verso di noi. Ci guardano come fossimo extraterrestri, indifferenti del rischio ma soprattutto, sembrano quasi sfidarci “su, dai accelera se hai coraggio”. Ci fermiamo per scattare qualche foto, ma uno di loro si gira, quasi beffandosi di noi, fa la popò e corre via, inseguito da tutti gli altri. Ma quanto sono carini.

sudafrica, suricate dispettoso

Arriviamo nel tardo pomeriggio a Twee Rivieren Rest Camp, dove montiamo la tenda e ci godiamo il sole al tramonto. E’ il momento più bello della giornata, quello in cui ci sediamo attorno al fuoco e aspettiamo che il sole ci scaldi con gli ultimi raggi, mentre infuoca il cielo.

Giornata di safari

Come ogni buon fotografo, ci alziamo con il sole, è questo il  momento più importante e ideale per avvistare gli animali. Chiudiamo in fretta la tenda e partiamo verso nord.

Lungo la strada non troviamo turisti, solo “pupù” di elefante e impronte di leoni. Le seguiamo come esploratori del passato. Giusto due chilometri e sono davanti a noi. Spegniamo il motore e rimaniamo li a guardarli.

Sono grandi, più grandi di quanto si pensa. Sono intenti a mangiare una grossa antilope. Si voltano verso di noi e girano attorno all’auto annusandola. Chiudiamo in fretta i finestrini e rimaniamo senza fiatare, non sappiamo se hanno già fatto colazione o se pensano a noi come “contorno”! Ho i brividi. Incrocio lo sguardo del leone, lui, con la criniera nera e beige, lui con il muso ancora rosso dell’antilope mangiata. Beh questo da una parte mi solleva, ma non sono quanto sia ancora il suo appetito!

Sudafrica, pranzo dei leoni

Fatto sta che ci obbligano a rimanere li in mezzo alla strada sterrata per quasi due ore, non vogliono andarsene. Si siedono sul ciglio della strada, si leccano fra di loro, sbadigliano, si alzano, si graffiano, è una sensazione straordinaria essere li in mezzo.

Sudafrica, leone soddisfatto

Sudafrica, leoni coccole

Dopo un po’ mi sembrano quasi familiari, tanto che mi viene la malsana idea di aprire il finestrino e uscire stando seduta sul bordo. Frank mi urla “sei pazza” ed è allora che i leoni si accorgono di me, si alzano tutti insieme e lentamente si muovono verso di me. Hanno occhi curiosi, non di chi ha fame! Non so perchè ma il quel momento volevo sentire l’adrenalina, volevo sentire il loro fiato addosso. Così rimango li seduta sul finestrino, macchinetta su una mano e l’altra aggrappata allo specchietto per non cadere.

Ma appena mi sono vicini, scivolo dentro l’auto e cerco di chiudere il finestrino. Vedo l’unghia del giovane leone sfiorare il vetro, sento il suo respiro, mi annusa, mi guarda e  … avrà pensato “solo ossi, non vale la fatica”! Ecco il vantaggio di essere magri .

E’ stato un momento che ricorderò per sempre.

Sudafrica, il leone si allontana

Sudafrica, leonessa

 

Finalmente dopo due ore decidono di andare a fare la pennichella sotto un albero, così ci liberano la strada.

Procediamo e incrociamo gazzelle, impala, gnu e giraffe. Ormai sono le undici di mattina e a quest’ora tutti gli animali sono in pausa, tempo anche per noi di rilassarci in piscina. Così ritorniamo al campo e in cinque minuti siamo già in ammollo. A quest’ora, anche se inverno, ci sono 30 gradi.

Sudafrica, giraffa

Pomeriggio nella parte del Botswana

Dopo il bagno in piscina riprendiamo la macchina e scorazziamo verso la parte est del parco, ovvero entriamo nel Botswana. Qui il parco assume colori e odori differenti. Qui è ancora più savana, ancora più Africa dell’Africa. E’ stato proprio grazie a questa deviazione che abbiamo organizzato il viaggio in Botswana dell’anno dopo.

Sudafrica, springok che si pulisce

Qui incrociamo giraffe, orici, e molti altri animali. E’ sempre una gioia immensa per me guardarli, osservare i loro movimenti, osservare i comportamenti. Ogni volta rimango incantata da quanto amore gli animali riescono a trasmettermi e ogni volta mi dico “perchè noi umani non impariamo un pò da loro?”.

La strada corre fra colline appena accennate, ogni tanto ci sono buche profonde piene d’acqua che, a passarle, sembra di guadare un fiume e lungo i prati vediamo impala saltare allegramente, zebre che litigano alzando un polverone e famiglie di kudu intenti a brucare. Qui vediamo per la prima volta anche una “brown iena”. Incrociamo leoni e leonesse, immancabili protagonisti di questo parco.

Sudafrica, brown iena

Sudafrica, spingbok in corsa

Ci fermiamo qua e là, non solo per scattare foto, ma per sentire gli odori, i rumori, per portarci a casa quella sensazione di libertà incondizionata che questi posti ti regalano.

Rientriamo al Twee Rivieren per la notte, notte che ci regala un cielo stellato incredibile, un cielo che solo in Africa si riesce a vedere (beh a dire il vero anche in Australia).

Sudafrica, i tre leoni

Sudafrica, tramonto

Incontro con i San

Dopo quattro giorni di safari, di incontri con ogni animale possibile, facciamo ritorno verso Upington. Lungo la strada vediamo una piccola strada che va verso est e che, come sempre, sembra richiamarci. La prendiamo incuriositi.

Fra dune di sabbia fine rossa e cespugli verde scuro arriviamo ad una piana. Una vista sconfinata ed è qui che troviamo una piccola baracca di rami d’albero dove un signore vende degli arnesi di legno. E’ un signore dal viso tondo e allegro, con corti capelli neri che sembrano disegnati e gli occhi rotondi color nero pece.

Dai suoi occhi riesco a specchiarmi e mi ritrovo piccola piccola. Le sue mani raccontano di una vita vissuta nel deserto, nel caldo e nella siccità, ma il suo sorriso è dolce, rivela una vita serena. Ci mostra i suoi attrezzi, fatti da lui, in legno. Sono degli arnesi utilizzati dalla sua tribù per cacciare piccoli animali.

Sudafrica, meloni nara

Loro sono i San o meglio i Boscimani (letteralmente uomini della boscaglia).

Sono incantata da quell’uomo, dai suoi gesti delicati, dal suo orgoglio nel mostrarci le cose fatte da lui. Ci capiamo a gesti, lui non parla inglese e noi non capiamo il san… è stata la più interessante e vera conversazione che abbia mai fatto.

Ci mostra come si usa questo strano pezzetto di legno con due punte: si usa per catturare le formiche giganti all’interno dei tronchi secchi degli alberi. Oddio, non oso assaggiarle e dalla mia faccia schifata deve aver capito proprio il mio pensiero.

Poi ci mostra un bastone liscio, perfettamente dritto, che usano per accendere il fuoco. Ne approfitto per imparare: mette alcuni rametti secchi in una buca scavata sulla sabbia e inizia a far girare il bastoncino ad una velocità incredibile. Dopo un po’ appare il fumo, lui soffia ed ecco il fuoco! Semplice. Così prendo il bastone, paglia e giro, giro e giro … ma niente fumo, solo vesciche alle mani, ma ho fatto sorridere il mio amico San.

Sudafrica, io nel Kgalagadi

Il momento più bello è stato quando ci ha mostrato una freccia, che loro usano per cacciare, intingendo la punta con la linfa dell’Euforbia (piante verdi che si trovano ovunque nel Kalahari e che sono dette il “gelato dei rinoceronti” ma veleno per tutti gli altri). E’ sottile, sembra innocua ma … sente un rumore fra i cespugli, la scaglia in modo potente e … pronto il pranzo! Ha preso un volatile, sembra un piccolo tacchino.

Ci invita a pranzare assieme, facciamo cenno di no, non volevamo essere invadenti e portargli via il cibo, ma lui insiste, così rimaniamo con lui a mangiare il “tacchino sudafricano”. Io non lo mangio, cerco di spiegargli che mi fanno pena gli animali, ma sembra offeso. Frank per fortuna lo fa contento perchè ne mangia due bei pezzi. Mi sa che il mio amico San mi odia!

E’ stato bello questo incontro perchè casuale, perchè ci ha arricchito, ci ha fatto capire cosa sia la felicità nella semplicità.

Abbiamo parlato della sua famiglia, loro abitano lontano, lui viene qui per cacciare e poi ritorna a casa con il cibo. Abitano all’interno, su capanne di paglia dal tetto arrotondato (così almeno le ha disegnate). Ma nel raccontarci la sua vita, si rattrista quando ci racconta che erano in tanti, avevano tanta terra dove cacciare ma ora sono rimasti in pochi, hanno poca terra e poco cibo. Mentre parla disegna sulla sabbia il suo racconto con un bastone annerito dal fuoco, è così che ci intendiamo. Sarei rimasta li per giorni perchè è bello imparare la vita da chi la vita la vive ogni minuto, da chi lotta per la vita, da chi da valore ad ogni millesimo di secondo. Questo ho imparato dal mio amico San.

Note: non ho scattato nessuna foto, fotografarlo era come “fargli violenza”, non me la sono sentita. E’ stato un momento speciale, che ricorderò sempre al di la delle “non immagini”.

Sudafrica, leoni in 16 9

E’ già tempo di rientrare

Anche questo ultimo viaggio in Sudafrica è stato qualcosa di speciale. Ogni volta troviamo un modo per amare questo continente, anche se in realtà è facile amarlo, impossibile non rimanere incantati da questa terra.

In questo nostro journey in Sudafrica abbiamo scoperto ancora di più dell’Africa.

Un Sudafrica colorato, dove il Namaqualand ci ha sorpreso con un grande, immenso enorme tappeto di fiori. Il Sudafrica degli animali che ancora vivono sui territori incontaminati. Il Kgalagadi, dove il destino ci ha fatto incontrare un nuovo amico, una persona che ci ha fatto capire cosa significhi la vita. Quella vita che noi occidentali a volte snobbiamo, che diamo troppo per scontata.

Cosa significa vivere? E’ una domanda che dopo questo viaggio mi sono fatta spesso, vivere è vivere. Non è respirare, non è lavorare, non è chattare… vivere è quella sensazione di energia che scorre dentro di noi, le emozioni di incontrare esseri diversi da noi, la semplicità di mangiare e bere. Vivere significa dare importanza all’acqua e al fuoco, non ai gioielli o alla macchina super moderna.

La nostra vita è uno zaino in cui mettiamo anno dopo anno di tutto, uno zaino che nel cammino per la vetta diventa via via più pesante così, che a metà strada, buttiamo via tutto e rimane solo l’essenziale, l’acqua e il cibo e le nostre parole di gioia!

L’Africa è il continente che ti lascia l’incanto della natura, i rumori della savana, gli odori della vita addosso… l’Africa è il viaggio, non è mai un viaggio qualsiasi! Ed il Sudafrica è la sintesi di tutto ciò che l’Africa ti regala.

Questo è il Sudafrica,  il mondo in un solo paese

Sudafrica, leoni

40 Replies to “Sudafrica: i Fiori del Namaqualand e i Leoni del Kgalagadi”

  1. Te lo devo dire. Mi capita spesso di rileggere i tuoi post e ogni volta scopro qualcosa di diverso, qualcosa che mi colpisce in modo diverso. Oggi mi sono soffermata sulle usanze anche dei media locali, ossia quello di elencare in una pagina tutti i crimini avvenuti in città il giorno prima. Questa è una cosa che in Italia non avviene, non perchè non esista la criminalità (ecco, magari per fortuna non ci sono così tanti morti ammazzati), ma perchè i giornali fanno una “selezione” delle notizie dei crimini e vanno per “ondate”: c’è il mese della rapina, il mese delle risse, il mese delle violenze domestiche… Chissà se è lo stesso anche lì. Da quello che ho letto, mi sembra che abbiano una relazione col crimine più compilativa. Grazie comunque degli spunti di riflessione che mi offri ogni volta.

  2. Darei qualsiasi cosa per vedere uno spettacolo simile! Chissà che la prossima volta in Africa non sia proprio il Sudafrica! Lì ho visto solo il Kruger..

  3. Il tuo racconto, le tue foto… Sembrava di essere lì e di sentire scorrere la stessa adrenalina nel corpo, così come l’hai sentita scorrere tu vicino ai leoni. Troppo vicina, oserei dire. 😉

  4. Bellissimo articolo.. hai la capacità di farmi sognare e coinvolgere con i tuoi racconti! Il Sud Africa rimane una mete assolutamente da vedere nella vita. I tuoi articoli a riguardo sono molto interessanti, e come questo molto esaustivo!

  5. sei stata impavida davvero! ma immagino cosa vuol dire sentirsi vicini ad animali selvatici nel loro habitat naturale. e’ una sensazione di onnipotenza che non ti levi piu di dosso

    1. Te lo auguri anche io, il Sudafrica è una meta x tutti i gusti e tutte le tasche… A breve uscirà il post sui 3 itinerari del Sudafrica.

  6. Non avevo idea che questa parte dell’Africa potesse colorarsi così tanto dopo le piogge. Credo che sia l’unica volta in cui si può dire di sperare nella pioggia per poi riuscire a vedere lo spettacolo dei fiori che colorano tutto! Non avevo mai sentito parlare di questa zona e ti ringrazio per avermela fatta scoprire. Spero anche io di andare presto in Africa e terrò presente dei tuoi itinerari. Certo il naso e i pali della tenda ghiacciati non sono troppo allettanti, ma lo spettacolo sembra davvero valerne la pena!

  7. Cosa posso dire di questo articolo? Solo WOW! e non so se il mio commento rende abbastanza! Davvero un posto magnifico, con colori stupendi e l’unica cosa che mi frulla in mente è che prima o poi ci andrò!

  8. credo che l’africa sia il continente più affascinante e complesso
    on ci sono mai stata
    bellissima la sua flora e fauna

  9. Non sono ancora stata in Sud Africa ma mi attira moltissimo. Come consulente di viaggio l’ho studiato ma di solito questa zona è poco richiesta, invece sembra bellissima! Il tuo racconto è meraviglioso come sempre!

    1. Ecco, come consulente viaggio io la consiglio, piu del Kruger che é gettonato e ormai poco selvaggio.

  10. Alla lettura degli episodi violenti mi sarei spaventata anche io ed avevo persino un po’ di paura per voi ma sono contenta di sapere che sia filato tutto liscio e ne sia valsa la pena.
    Le fotografie sono bellissime, cosi’ come l’Africa che racconti… l’unico antipatico e’ il suricata che fa la popo’ e scappa. 😀

  11. Ho iniziato a conoscere il. Sud Africa attraverso i libri di Wilbur Smith ed è un mio sogno vederla un giorno. Bellissimo il. Tuo racconto che mi ha dato l. Impressione di essere lì. Fantastico l incontro con i leoni!!!

  12. Un articolo meraviglioso, complimenti Anna! I tuoi resoconti di viaggio mi emozionano sempre! Splendide le vostre avventure in Sudafrica!

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