Il mio primo viaggio all’estero: Copenaghen

Il mio primo viaggio all’estero: Copenaghen

Il mio primo viaggio all’estero?

Avete presente il primo viaggio fuori dall’Italia, quello che vi ha fatto innamorare del mondo? Quello in cui avete imparato ad arrangiarvi, quello in cui ne avete combinate tante, ma nulla da dire ai genitori? Ecco, per me è stato il viaggio fatto a Copenaghen.

Stiamo parlando di circa 30 anni fa, avevo 15 anni ed era agosto (e ora non fate i calcoli di quanti anni ho ).  Da quando avevo 8 anni ero iscritta ad un gruppo di atletica leggera, l’atletica mi ha cresciuta. I miei amici e il mio mondo erano legati all’atletica e, in parte, lo sono ancora.  Questo viaggio in Danimarca è stato il primo, ed ultimo,  “gemellaggio” estero del nostro Gruppo di Atletica.

Non voglio tediarvi con il diario delle nostre avventure giorno per giorno, ma di quel viaggio, pur a distanza di così tanti anni, ho ricordi freschissimi, è come fosse successo ieri. Ricordo i visi dei ragazzi danesi (eh già, i ragazzi erano carini, i visi delle ragazze chissà perchè non li ricordo proprio), la sensazione di smarrimento iniziale, la gioia di vedere una città completamente diversa dalla mia, mi ricordo perfino cosa mangiavo. Di nessun altro viaggio, fatto successivamente, ho ricordi così chiari, strano vero?

primo viaggio all'estero, viaggio in bus
Photo by chuttersnap on Unsplash

Veniamo al viaggio. Partenza all’alba in Bus.

I miei genitori, come gli altri, mi avevano accompagnata alla stazione dei bus. Non avevo un trolley, ma uno zaino Invicta e un borsone nero di finta pelle che era più grande di me. Dentro, alla rinfusa, scarpe chiodate per il salto in lungo, magliette, pantaloncini e tante merendine “girella”. Vestito da sera? No, all’epoca ero un maschiaccio, solo pantaloni.

Nel piazzale della stazione, a parte noi dieci in partenza, il resto erano genitori, nonni, zii e fratelli. Tutti li a salutarci come stessimo partendo per la Luna. Pur alle cinque di mattina eravamo eccitatissimi, con le nostre tute rosse camminavamo come fossimo Star di Hollywood. Era quasi un avvenimento per il paese, c’era anche il Sindaco a salutarci.

All’epoca pochi genitori lasciavano andare “minorenni” soprattutto femmine all’estero, ma i miei non erano preoccupati, anche perchè dicevano “mia figlia va in Danimarca per fare le gare di salto in lungo”, ne erano quasi fieri, ignari di cosa sarebbe accaduto li.

Abbiamo attraversato tutta l’Europa in pullman, un viaggio lunghissimo. E’ stato un viaggio di “tutta una tirata” , ci siamo fermati in Germania solo per mangiare un panino e andare al bagno. In quegli anni non c’erano molti Autogrill, così avevamo con noi pane, formaggio e salame, tutto naturalmente fresco. Mentre ci ingozzavamo velocemente, guardavamo le macchine tedesche, color verde pisello, arancione brillante e ci sembrava di essere in un altro mondo. Anche le persone ferme all’autogrill sembravano extraterrestri per noi. Era la prima volta che sconfinavamo dall’Italia, quindi guardavamo ogni cosa come fosse una scoperta e, logicamente, tutto ci sembrava meglio che in Italia.

In Danimarca siamo arrivati di notte, ci aspettavano altri ragazzi con i genitori, ognuno aveva il compito di seguire uno di noi. Io e Alessandra capitiamo con un ragazzo trentenne, Bryan. La sua casa era a circa 15 chilometri da Copenaghen, in un quartiere residenziale molto curato e con alti e grandi alberi. Le case erano a due piani, strette, tutte color rosso mattone e una attaccata all’altra, avete presente il film “Notting Hill”? Uguali.

Al mattino ci svegliamo, scendiamo in cucina e troviamo un lungo biglietto da parte di Bryan che ci scrive:

Ben arrivate a Copenaghen, spero vi trovate bene su mia casa. Io sveglio presto al mattino perchè corro, poi lavorare, corro ancora e ritorno a casa late. Usate casa come fosse casa tua, per arrivare in centro c’è il bus, dura una mezz’ora. Qui il mio biglietto da visita e numero ufficio per problemi, ma no. Chiudete bene casa e non perdete le chiavi, grazie“.

Ah bene, due ragazzine di 15 e 14 anni abbandonate a loro stesse. E da qui inizia la nostra avventura. Io, come al solito, vado in esplorazione della casa, curioso, apro i cassetti (si lo so non si dovrebbe) e scendo giù dove c’era la camera di Bryan. Un letto gigante con lenzuola nere, una televisione mega e un salottino. Però bel tipo sto Bryan. All’epoca mi sembrava vecchiotto, ma aveva solo 32 anni.

Facciamo la nostra prima colazione danese con latte e strani cereali colorati. Mentre mangiamo, trovo una scatolina in un cassetto della cucina: è un giochino, Pac-man. Fa una strana musichetta, c’è una pallina gialla che apre e chiude la bocca. Ci appassioniamo così tanto che perdiamo il senso del tempo. Avevamo appuntamento in stazione con il resto della truppa alle otto. Siamo in ritardissimo, corriamo.

Io e Ale andiamo verso la fermata dell’autobus, ma quale autobus? Fermiamo tutti i bus che passano di li chiedendo: “Copenaghen station?”. L’ autista ci fa cenno di no, chiude le porte quasi arrabbiato, e se ne va. Fermiamo una decina di autobus, ma nessuno sembra portare in stazione.

Finchè eccolo quello giusto. L’autista ci dice che porta in stazione.

Saliamo e ci fa: “cash, ticket?”. Ecco cosa mancavano, i soldi, avevamo solo le Lire. Inizia a parlarci, ma non capisco molto. Per fortuna a scuola studiavo inglese, qualche parola la capivo. Ale studiava francese, non mi era d’aiuto. Ma una cosa è studiare inglese, un altra è utilizzarlo con chi parla inglese! Fra gesti, parole italiane inglesizzate e un grande sorriso, ci fa salire senza pagare nulla.

Li sedute, in mezzo a tanti estranei, guardavamo attraverso i finestrini le file di alberi scomparire piano piano e lasciar spazio alle case. Io e Ale avevamo gli occhi che andavano di qua e di la, non volevamo farci scappare nulla. Ero soddisfatta, in quel momento mi sentivo invincibile: ero riuscita a parlare una lingua che non conoscevo, mi ero fatta capire, eravamo sul bus giusto, il cielo era azzurro. Tutto andava liscio.

Se ripenso a quella situazione, ma quale genitore, oggi, lascierebbe due ragazzine da sole in una città sconosciuta? Chissà cosa poteva capitare. Fra l’altro, nelle due settimane, mai fatta nemmeno una telefonata a casa, oggi, come minimo, tre volte alla settimana.

Non avevamo cellulare, non avevamo computer o tablet che ci dicessero dove eravamo, come e cosa fare, ci siamo inventate la vita, io ed Ale. Ale era più piccolina di me, gracile e timorosa. Anche io avevo paura, ma mi sentivo la grande e, quindi, non potevo permettermi di dimostrare la “fifa” di quei momenti.

primo viaggio all'estero, Copenaghen
Photo by Julien Widmer on Unsplash

I giorni a Copenaghen sono trascorsi fra visite della città, dei castelli, musei e allenamenti.

Ogni giorno il programma era: al mattino escursioni, pomeriggio tre ore di allenamento, alla sera fuori a cena e così per 15 giorni. Copenaghen è incantevole, con il parco Tivoli, la Sirenetta, il palazzo Reale, i castelli di Kronborg, Rosenborg e Frederiksborg … borg insomma, il museo Vichingo ed il porto. Vedere la città con la gente del luogo, sentir raccontare i castelli attraverso le loro storie, ricordare ogni luogo con le nostre piccole disavventure, ogni posto è diventato un’immagine indelebile.

Ricordo che i ragazzi e le ragazze lì erano molto più svegli di noi, sembravano anche più grandi. Noi eravamo abbastanza imbranati in confronto. Per noi Copenaghen era l’estero, era un posto lontanissimo, per qualcuno di loro, invece, l’Italia era un posto dove venire al lago.

Ricordo che a Copenaghen tutti andavano in giro in bicicletta, e rimasi sconvolta nel vedere che lasciavano la bicicletta in stazione e, alla sera,… la ritrovavano. Io in Italia, quando andavo a far allenamento, la bicicletta la legavo con la catena al palo della luce e, una volta, mi sono ritrovata con la sola ruota attaccata.

Ricordo che abbiamo quasi distrutto la casa di Bryan.

Una sera arriviamo a casa un po’ prima e troviamo sopra il piano cucina delle patate, cipolle, uovo e pane, che Bryan ci aveva lasciato. Così ci siamo inventate un cenetta.

Sbatto l’uovo con patate e cipolle e le metto in una ciotola. Ma Bryan non aveva il forno, aveva solo una scatola bianca con un grande bottone sulla destra. Era il microonde.  Eh, sembra facile oggi, ma all’epoca non lo conoscevamo. Proviamo a premere il pulsante, quel coso si illumina ma poi si ferma. Clicchiamo un altro bottone, poi un altro, finchè inizia a funzionare. Dopo dieci minuti vediamo una grossa palla che riempie tutta la scatola.

Oddio, fermiamolo, ma come? Non si ferma sto coso, dico ad Ale. Boom, un botto. Il microonde si ferma. Riesco ad aprire la portella, esce una nube di fumo. All’improvviso una sirena, una sirena assordante. Una scatolina rotonda, bianca, posta sul soffitto lampeggia e suona come fosse impazzita. In quel momento non sapevo cosa fare. Ale mi guarda e quasi quasi si mette a piangere, io anche … poi, come due pazze, iniziamo a ridere. Usciamo di casa e troviamo davanti alla porta due vicini, visibilmente preoccupati, che saranno i nostri salvatori.

Ripuliamo tutto bene bene, nascondiamo nel bidone della spazzatura la nostra cenetta e giusto in quel momento rientra Bryan che ci dice “how’s gone, guys”? Beh bene, naturalmente. Mi sa che il microonde si era fuso, ma siamo ripartite il giorno dopo, il dubbio che glielo abbiamo rotto ce l’ho tutt’ora. Mi piacerebbe rivedere Bryan e chiedergli come va il suo microonde

E dopo quindici giorni, è arrivato anche il giorno della partenza.

Oggi vestita elegante: maglione con “spalline” talmente grandi che sembravo un appendiabiti, pantaloni da ginnastica blu e scaldamuscoli a righe. I ragazzi, jeans stretti che arrivavano sopra le caviglie, le clarks e il “chiodo”. Sfortunatamente non ho le foto, ma appena le trovo le scansiono e le carico, giusto per farsi una risata!

Nel bus, dopo 15 giorni, rivediamo i nostri allenatori, che in questa vacanza-sport li davamo per dispersi. In effetti però c’era un disperso. Uno, due … otto e nove. Manca il decimo, dov’è Loris? Loris, e chi l’ha più rivisto. Gli allenatori provano a capire assieme agli altri danesi dove sia, ma ci dicono che Loris, appena arrivato, si era trasferito a casa di un altro ragazzo. Preoccupati, assolutamente no. In Danimarca i ragazzi a 15 anni andavano già a vivere da soli, il governo li sovvenzionava, purchè fossero in regola con gli studi. Quindi perchè preoccuparsi di un ragazzo italiano di 18 anni disperso in una terra sconosciuta? Non ci crederete, ma siamo partiti lo stesso.  Si, abbiamo lasciato Loris a Copenaghen.

Ad Hannover, Loris riappare in una stazione di servizio, accompagnato dal suo amico danese. Ci racconta che si era preso a letto, era di una tranquillità disarmante.

“Giurin giuretto”, accordo comune degli abitanti del bus: non si dice nulla ai genitori, nulla di nulla!

Siamo arrivati alla stazione del nostro paese a notte fonda, ci aspettavano tutti, Sindaco compreso. Mancava la banda e la televisione, e poi eravamo degli eroi. Tutti a chiederci come era la Danimarca, se avevamo visto la Regina, se avevamo mangiato bene. Mia mamma, come al solito, aveva portato un panino e una bevanda per me … “non si sa mai, magari alle tre di notte ha fame”.

A Copenaghen non ci sono più tornata.

Mi piacerebbe tanto ritornarci, rivedere la “stroget”, i castelli e gli infiniti e verdissimi pascoli danesi. Ma ho anche paura di rimanerne delusa…

Dal viaggio a Copenaghen ho imparato che, al di la dell’Italia, c’era un mondo fantastico, un mondo che mi stava aspettando, ed era il mondo delle piccole cose. Da allora ho iniziato a viaggiare, per scoprire le cose semplici del mondo, per sedermi in un bar impolverato, guardare la gente camminare, sentire l’odore dell’erba appena tagliata e sorridere, sorridere felice.

Ma un giorno ci tornerò a Copenaghen, voglio sedermi ancora sotto uno dei tanti alberi, rimanere in silenzio e spalancare gli occhi, pronta a portarmi a casa altri 30 anni di ricordi… e magari regalare a Bryan un nuovo microonde

Questo racconto sul Primo Viaggio all’estero nasce dall’idea di Paola di “Pasta Pizza Scones” che per prima ha scritto il suo “Vacanza studio all’estero in Francia, iniziativa poi condivisa dalla “strampalata community” #travelbloggeritaliane di cui faccio orgogliosamente parte anche io.

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43 Replies to “Il mio primo viaggio all’estero: Copenaghen”

  1. Il mio primo viaggio fu in Monaco di Baviera, molti anni fa, uno degli ultimi invece è stato Copenhagen ….ho dato anche un’occhiata ai commenti precedenti di questo post… mi piace notare questo incrociarsi di esperienze di vita

  2. La prima volta da sola all’estero? Credo quando mi sono seduta su una panchina a Monaco in attesa che i miei visitassero l’Englisher Garten. Avevo 5 anni e mi lasciarono lì a parlare con una vecchietta che mi chiese subito come mi chiamavo. Ho quella scena impressa in testa.

  3. il mio fu in grecia a 19 anni con una compagna di università! Purtroppo non c’erano ancora telefonini con videocamera e non avevo la reflex ma, solo una normale macchina fotografica …. devo assolutamente trovare il modo di digitalizzare quelle foto! Sono ricordi che non ti lasciano mai !!!

  4. Anche per me Copenhagen è stato un viaggio importante, legato a bellissimi ricordi… è stato il mio primo viaggio completamente in solitaria. Ed è stato bellissimo… non vedo l’ora di tornarci!

  5. Una cosa è certa: devi cercare di rintracciare Bryan e rivederlo portando un nuovo microonde in regalo 😂Il mio #primoviaggioestero è stato in Florida, anche lì ne ho combinate un paio…

  6. Anche io ricordo tutto, giorno per giorno per mio primo viaggio all’estero. Anche io per un gemellaggio… a 13 anni facevo parte di un gruppo folkloristici, ballavo la tarantella insieme ad altri 10 ragazzi della mia età. Siamo stati ospitati a Toronto per ballare e visitare. 20 giorni bellissimi! 😍

  7. Ahaha sai mi hai ricordato la prima volta che ho fatto una vacanza studio in Irlanda, avevo 11 anni e all’epoca iniziavano ad esserci i primi decenti cellulari post 3310, praticamente a 11 a Dublino prendevo il pullman da sola e me andavo in giro X°D ecco occhio non vede cuore non duole

  8. Wow che avventure, praticamente avete attraversato mezza Europa in pullman, anch’io ricordo quei viaggi infiniti che si facevano alle superiori, come se gli aerei non esistessero… ve la siete cavata benissimo per essere due adolescenti abbandonate a se stesse in una città straniera e i tuoi ricordi sono davvero vividi, è stato bello leggerti!

  9. Che bello questo post! Per me invece Copenaghen e la Danimarca è stato l’ultimo viaggio che ho fatto con le mie due care amiche.. poi lavoro, mariti e figli non ce lo hanno più permesso… ma ho dei ricordi bellissimi!

  10. Forte il tuo racconto, ma da brividi a pensare di fare oggi una cosa del genere. Noi siamo stati a Copenaghen in viaggio di nozze: è stato meraviglioso (a parte i prezzi alle stelle)! Mi piacerebbe un giorno tornarci

  11. Bellissimo questo tuo racconto! E che esperienze 🙂 Al giorno d’oggi non esistono proprio più (due minorenni affidate a un trentenne??!!). Davvero un’ottimo post, complimenti!

  12. Mi rincuora sapere che in questo gruppo ci sono anche donne della mia età!!
    Copenhagen è molto bella. Io ci sono stata 7 anni fa, con anche mio figlio. Una città a misura di famiglia, un po’ caruccia, come molte delle cità nordiche…ma con qualche attenzione, si può anche salvaguardare il portafoglio 😉

  13. Fantastico questo racconto, adesso penso metà di queste vicende non sarebbero possibili, tipo le minorenni affidate al trentenne solo in casa o il compagno recuperato in autogrill. Da un lato mi dispiace, perché alcune esperienze – microonde compreso – servono davvero a crescere e a farci le ossa 😀

  14. Ho letto il tuo racconto tutto d’un fiato… E mentre leggevo pensavo “ti immagini oggi una cosa del genere?!?!” Ma questo Bryan chi era? Non c’entrava nulla con la scuola? Pazzesco… Come si viveva meglio, non come adesso che abbiamo paura anche della nostra ombra 😔 Quella del compagno lasciato lì poi… 😱😱😱

    1. Eh si, ho fatto gli stessi ragionamenti anche io scrivendolo. Oggi sarebbe impossibile.. Nn so ancora se è meglio o peggio 🤔

  15. I viaggi in bus. Quelli delle scuole medie e superiori. Si facevano millemila km ma erano divertenti e non ci si stancava. All’andata. Al ritorno erano dei dormitori 🙂

  16. Ahaha! Ma è bellissimo questo racconto! 1) non posso credere che due minorenni siano state affidate a un trentenne single 2) pazzesco che siate ripartiti senza il vostro compagno. Non ho parole 😶 3) bellissima la scena del microonde! Mi hai veramente divertita

  17. Da viaggiatrice della tua età, dico “Che bell’esperienza!”
    Da madre di un diciassettenne dico che se quel viaggio l’avesse fatto mio figlio non so come sarebbe andato a finire. 🙂

  18. Ciao, pensa che il tuo primo viaggio all’estero é stato a Copenaghen e invece io non ci sono mai stata! altri tempi davvero quelli senza ipad, internet e addirittura con pulman lentissimi!
    È stato un bel tuffo nel passato leggerti!

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