Zambia – passeggiando con le giraffe

Zambia – passeggiando con le giraffe

Zambia, passeggiando tra le giraffe, gli ippopotami e gli elefanti. Seconda parte del viaggio Malawi Zambia, l’itinerario lo trovi qui.

Abbiamo navigato, viaggiato, sorvolato l’Africa, ci mancava passeggiare nella savana Africana. Per questo abbiamo scelto lo Zambia, perchè famoso per i safari a piedi ma, principalmente, perchè si abbinava perfettamente al Malawi, paese che mi attirava visitare, non tanto per gli animali, quanto per il cuore della sua gente.

Siamo arrivati in aereo a Lilongwe (Malawi), dove abbiamo noleggiato un fuoristrada con tenda sulla cappotta e tutto l’occorrente per campeggiare e dal Malawi siamo entrati nello Zambia.

Da Lilongwe al confine con lo Zambia, esattamente a Mgabi, sono circa 140 km, ma sembrano infiniti, non si arriva mai. A parte che, come raccontato nel viaggio in Malawi, eravamo a corto di benzina, quindi procedevamo lenti, per consumare il meno possibile e con le dita incrociate, sperando di trovare carburante quanto prima. A questo, bisogna aggiungere che le strade non sono tenute bene, sono piene di buche e, soprattutto, piene di gente a piedi e in bicicletta. Fatto sta, che ci abbiamo messo circa 4 ore per arrivare al confine.

Malawi, lungo la strada

Frontiera per lo Zambia

Passare il confine, cosa ci vorrà mai! Ultime parole. Arrivati al piazzale della frontiera, troviamo decine di camion fermi. Ci guardiamo attorno per capire cosa fare e dove andare. Troviamo un foglio A4 bianco con la scritta “Border Post”, davanti alla porta di un edificio fatiscente.

Entro, e mi ritrovo in una stanza enorme, affollata di gente, intenta a compilare moduli. Trovo, sopra un tavolino, una pila di moduli con scritto “Tourist Visa” e immagino sia quello per noi. Lo compilo velocemente, arrivo allo sportello, dove trovo un impiegato che, in maniera abbastanza brusca, mi dice che devo pagare 180 Kwacha (circa 15 euro) in contanti oltre a 40$ per il Visto. Chiedo dove poter cambiare i dollari in Kwacha dello Zambia e mi segna un piccolo ufficio, al di fuori dell’edificio.

Esco e mi trovo una porticina arrugginita con indicato “Bank“. Entro per cambiare, ma l’impiegato mi dice che non è ancora l’ora, bisogna attendere le tre per avere il tasso di cambio. Cosa significa? Guardo l’orologio e sono le 12.00, non possiamo aspettare tutto questo tempo. Provo a chiedergli di cambiarmeli con il tasso di ieri, anche del mese prima, ma l’impiegato mi sorride e scuote la testa.

Esco, pensando il da farsi e li, trovo alcuni ragazzi che mi chiedono se ho bisogno di Zambia kwacha.

Lo so che non era corretto, ma non avevamo tempo, così inizio a contrattare con questi ragazzi per cambiare esattamente 180 Kwacha, giusti quelli che mi servivano per la “carta di transito”. Nel frattempo Frank era rimasto in auto e, non vedendomi, inizia a preoccuparsi, anche perchè in giro c’era gente poco raccomandabile e io ero l’unica donna nel raggio di 20 chilometri. Ma da brava bancaria, non potevo farmi “fregare” con i soldi. Dopo una estenuante trattativa di mezz’ora, riesco ad ottenere un cambio decente, ho i miei 180 Kwacha e rientro per il visto.

Mi metto nuovamente in fila. Dopo un’ora di attesa, arrivo allo sportello e l’impiegato mi chiede di ricompilare il modulo perchè è vecchio. Vecchio? Ma se lo avevo compilato un’ora fa!. Vabbè, non discutere mai con loro, così ho imparato. Prendo un modulo nuovo, lo compilo, rifaccio la coda e mi ritrovo di nuovo faccia a faccia con l’impiegato che mi chiede i 190 kwacha per la carta di transito. Come 190? Ma prima non erano 180? Fortuna che dietro di me un tizio, un camionista un po’ rude ma simpatico, impietositosi dalla mia faccia sconsolata, mi da 10 kwacha in cambio di 1 dollaro. E’ stato un win win.

Finalmente abbiamo il visto, il pass, il modulo.

Esco dopo quasi due ore con una “quintalata” di carta e mi trovo davanti la faccia arrabbiata di Frank, che si era preoccupato nel vedermi contrattare con i ragazzi. Ma sei pazza? Si in effetti aveva ragione.

Arriviamo al posto di blocco, dove consegniamo il modulo, il visto, il pass. Guardano attentamente le carte, guardano la macchina e se ne escono con “avete l’estintore in macchina”? L’estintore, oh cavolo, boh. Frank controlla sotto i sedili e, per fortuna, lo trova e con un sorriso gli dice forte Yes yes yes.

Insomma, siamo nello Zambia, dopo 4 ore di macchina e 3 ore fermi. Eravamo distrutti.

Zambia, impala

Procediamo lungo una strada sterrata che ci porta a Chipata, dove avremmo campeggiato. La strada non è pessima, di più. Non c’è asfalto, ma un terreno rosso così appiccicaticcio che le ruote, mano a mano che procediamo, diventano sempre più grandi. Come quando si rotola una palla di neve, avete presente? La strada corre lungo una valle, così alla nostra destra abbiamo un burrone, senza guard-rail, nè segnalazioni. Buche enormi ogni tanto appaiono all’improvviso e siamo costretti a sterzare vigorosamente. Sembra di essere su una nave in balia delle onde, non di guidare una macchina. Fortuna che non troviamo nessuno lungo la strada.

Finalmente, dopo una lunga giornata arriviamo a Chipata, dove campeggiamo al Deans Hill View e soprattutto, dove troviamo finalmente il carburante. Siamo salvi.

South Luangwa National Park

Partenza all’alba, tanto eravamo andati a dormire alle sette di sera!. Oggi finalmente dovremmo arrivare al Parco del South Luangwa, ma il condizionale qui è d’obbligo.

Impieghiamo circa tre ore per percorre i 160 km che ci separano dal parco. Le strade sono miste, un po’ sterrate e un po’ asfaltate. Qui, a differenza del Malawi, non incrociamo nè gente a piedi, nè gente in bicicletta nè altre macchine. Lungo la strada attraversiamo ampie distese di savana, savana intervallata ad alberi, savana intervallata a villaggi con i tetti di paglia. E’ un paesaggio bellissimo, un paesaggio che mette molta tranquillità. Ma mi mancano un po’ le persone in mezzo alla strada, mi ero abituata a fare le chicanes fra la gente.

Arriviamo all’entrata del parco e qui dobbiamo prima decidere in quale campeggio fermarsi.

Andiamo per prima al Thornicroft Lodge and campsite. E’ bellissimo, proprio in riva al Luangwa River. Il campeggio si trova un po’ in altura, così, seduti sulla sponda, riusciamo a vedere gli animali abbeverarsi.

Mentre preparo un panino al formaggio a Frank, sento dei rumori dietro di me. Sento Frank che urla e mi dice di correre via. Mi giro e mi trovo davanti una proboscide di un elefante. Scappo, anzi corro come non ho mai fatto in vita mia, e mi rifugio sotto la tettoia di una zona relax. Da li posso osservare l’elefante.

Zambia, primo piano di elefante

Un grande maschio di elefante che, attirato dal mio formaggio, è corso verso di noi. L’elefante inizia a girare attorno alla nostra auto ma non trova nulla, avevo chiuso, giusto in tempo, il formaggio nella scatola.

Poi si dirige verso l’altra auto che era parcheggiata vicino alla nostra. Con la proboscide rompe il tettuccio della macchina, con una scioltezza, che sembro io quando scarto un cioccolatino. E inizia a mangiare le arance che erano sul sedile della macchina. Di corsa arrivano i proprietari, due svedesi, che si mettono al riparo vicino a me e iniziano a borbottare. Arriva anche un Ranger che ci raccomanda di non tenere nulla da mangiare in auto, se non ben chiuso ermeticamente, e sgrida i turisti svedesi.

Alla fine la nostra macchina non si è fatta nulla, se non uno specchietto ammaccato, ma non posso dire lo stesso del fuoristrada degli svedesi.

Zambia, elefante vicino vicino

Vista la situazione, decidiamo di non campeggiare li, troppo pericolosi gli elefanti.

Troviamo il Marula Lodge. Un campeggio un po’ più riparato, ampio e molto bello. Anche qui gli elefanti passeggiano in mezzo alle macchine, ma non sono invadenti come i due elefanti che avevamo visto prima.

Il proprietario ci dice che è normale, qui, campeggiare e avere elefanti come compagni di viaggio, non dobbiamo preoccuparci, importante è non tenere cibo nè in vista nè “in odore”. Non a caso ci mostra un grande cartello con scritto “Watch out for elephants, What not to keep in the car” (attenzione agli elefanti, cosa non tenere in macchina). Continua poi a narrarci la storia del Luangwa Park e ci racconta che ci sono due elefanti vecchi, un po’ pazzi, che bazzicano vicino all’entrata del parco, proprio dove eravamo andati noi.

Nel Marula Lodge il letto del fiume non è proprio a ridosso del campeggio, così ci sentiamo un po’ piu protetti. Non vorrei mai, che di sera, un elefante pazzo e cieco, per abbeverarsi, spinga il nostro fuoristrada nel fiume!

Oramai sono le sei di sera, inizia a fare buio ed è ora di preparare la cena. Accendo il gas, prendo la padella con l’acqua per fare un risotto e, all’improvviso, dall’alto balzano due scimmie, che mi rubano tutto il sacchetto del riso. Saltano sul ramo e si siedono lassù, mi guardano e sembrano quasi ridacchiare. Io le insulto, tanto non capiscono l’italiano, ma ormai il mio riso è andato. Cambio programma, prendo gli spaghetti. Li butto direttamente nell’acqua ancora fredda, non verranno eccezionali, ma almeno così le scimmiette non me li prenderanno.

Zambia, scimmia ladra

Frank ritorna in quel momento dalla doccia e, sorpreso, mi dice “ma stasera non dovevano mangiare riso”? Eh, dillo a quelle due.

Le giraffe del Luangwa

E’ l’alba ed è l’ora migliore per scattare qualche foto degli animali. A quest’ora infatti il sole inizia a stiracchiarsi, e gli animali, affamati, escono alla ricerca di cibo. Le zebre che mangiano l’erba alta, l’impala che mangia l’erbetta, il leone che mangia l’impala. E le giraffe, placide, che mangiano le foglioline dell’acacia.

Oggi per noi è la giornata delle giraffe, ne vediamo decine e decine. Nel Luangwa ci sono le Giraffe Thornicroft, sono giraffe endemiche dello Zambia, diverse da quelle viste in Namibia o SudAfrica.

Adoro questi animali, alti, slanciati, con quegli occhi tondi e grandi e la bocca che sembra sorridere sempre. Le guardiamo attentamente. Con la lingua catturano le piccole foglioline verdi degli alberi d’acacia, facendo le chicane fra gli spini.

Zambia, primo piano di giraffe

Percorriamo le strade sterrate del Luangwa in totale solitudine, o meglio, solo noi e le giraffe. Cerchiamo di andare piano, pianissimo. Ogni metro ci fermiamo e scattiamo delle foto a questi incredibili animali, gli animali più alti del mondo. E’ strano vederle camminare, perchè si spostano con le gambe dello stesso lato, prima le due di sinistra e poi quelle a destra. Ma quando iniziano a correre, cambiano il passo, e spostano prima le due davanti contemporaneamente e poi le due dietro. Non lo avevo mai notato, stranissimo.

Zambia, giraffa al tramonto

Ed ecco una pozza d’acqua.

Arrivano di corsa in gruppo, muovendosi con la testa, come se facesse da bilanciere. Arrivano, frenano, alzano un po’ di polvere e, due alla volta bevono. E’ come guardare un film, il film della loro dura lotta per bere. Si, perchè, per loro abbassare così tanto il collo è pericoloso, così si abbassano, bevono il più possibile e poi, come una molla, si rimettono in posizione. E ora tocca ad altre due.

Zambia, giraffe alla pozza

Zambia, giraffa romantica

Poi le vedi barcollare, guardarsi attorno, sempre attente ai leoni, che in branco potrebbero attaccarle. E una volta dissetate le vedi giocare, con i colli aggrovigliati, che come lunghe braccia, si toccano e poi spam, spam… si sentono dei colpi, sono le giraffe che si picchiano con i colli.

Facciamo ritorno al campeggio, dove cerco maggiori informazioni sulle giraffe di Thornicroft. Il proprietario del camp mi lascia un libretto, dove parlano del progetto di conservazione di queste giraffe speciali, il GCF (Giraffe Conservation Foundation), che mi studio attentamente. Scopro che il loro mantello, fatto di “toppe” marroni contornate da bande bianco giallognole, è un indicatore non solo della tipologia di giraffe ma anche dell’età. Più sono scure le “toppe” e più vecchie sono le giraffe. Ho scoperto, anche, che le giraffe hanno lo stesso numero di ossa nel collo di noi umani, strano, non si direbbe!

Zambia, giraffa in tutta la sua altezza

A sud del Luangwa

Oggi visitiamo la parte sud del parco. Questa pista del parco corre quasi sul fiume, tanto è vicina al Luangwa River. Come sempre procediamo pianissimo e, come sempre, non incrociamo nessuno, nè turisti nè rangers.

Mentre guidiamo vediamo i rami degli alberi davanti a noi muoversi e, in un secondo, ci troviamo davanti una massa, una massa enorme, tozza di un ippopotamo. Si ferma proprio nel mezzo, ci guarda, le piccole orecchie si muovono come le bandierine su una coppa gelato, e poi, procede per la sua strada. Noi siamo rimasti li, impietriti, la paura che ci venisse addosso era tanta, ma probabilmente era ancor più la sua sete.

Zambia, ippopotamo intero

Continuiamo nella nostra esplorazione. Arriviamo ad una curva dove la foresta lascia lo spazio ad una ampissima savana lambita dal fiume. Ci fermiamo per guardare il fiume e scendo per fare qualche foto. Sono così concentrata a guardare ippopotami e coccodrilli in acqua, che non mi accorgo nemmeno di due leoni sdraiati a pochi metri da me.

Zambia, leone maschio

Zambia, leone

Salgo in fretta in macchina, saranno anche seduti, ma sempre “animali selvaggi” sono.  Si tratta di due leoni maschi, giovani, sembrano fratelli. Sono sdraiati vicino ad un tronco, rilassati come noi sul divano, in attesa che il sole li saluti… pronti a ritornare cacciatori.

Lo Zambia è l’eden per appassionati di safari, ed il South Luangwa è un paradiso, per chi ama gli animali. Ce ne sono tantissimi e qui, si possono facilmente vedere tutti i Big 5 (leoni, elefanti, ippopotami, leopardi e bufali).

Procedendo verso sud il fiume si fa un po’ più stretto e meno profondo. Qui non vediamo coccodrilli o ippopotami, ma molti leoni, impala, zebre e, naturalmente, elefanti. Stasera campeggiamo al Bilimungwe Bush Camp, troppo tardi per rientrare al Marula.

Il giorno dopo rifacciamo la strada verso l’entrata principale del parco e, pur avendola già percorsa, appare completamente diversa.

Il sole si è appena svegliato e illumina d’argento gli alberi. Non abbiamo più il paesaggio caldo e arancione di ieri, ma un paesaggio che sembra sussurrare, tanto è delicato. Procediamo come sempre al rallentatore perchè ad ogni curva, ad ogni albero, scopriamo qualcosa di nuovo. Strani uccelli con le zampe lunghe, il collo nero e la testa rosso fuoco. Elefanti mimetizzati fra gli alberi che quasi non li vediamo, se non fosse per pezzi di rami che ci cadono sulla cappotta. E grandi e grossi Kudu, dal manto color nocciola, che corrono al nostro fianco, come ad accompagnarci verso il campeggio.

Safari a piedi nel Luangwa

Oggi abbiamo appuntamento alle ore 5.30 davanti all’entrata del parco con una guida per il nostro primo safari a piedi.

I safari a piedi sono molto famosi in Zambi. Il Governo dello Zambia ha investito in corsi, per trasformare i tradizionali ranger dei parchi, in guide esperte. Per avere il “patentino di guida di safari a piedi” bisogna aver superato un esame. Siamo in buone mani, così ci ha detto John, il proprietario del Marula Camp.

Alle 5,15 siamo pronti, davanti all’ingresso, in attesa della guida. Sono le 5,30 e non arriva nessuno. Beh, siamo in Africa, pole pole, mi dico. Alle 6.00 ancora nessuno. Inizio a preoccuparmi. Arriva una jeep con dei ranger che ci chiedono se avevamo problemi, così gli raccontiamo del nostro safari a piedi e della nostra guida che non arriva, ma di cui non sappiamo il nome. Per fortuna hanno pietà di noi. Chiamano un po’ di persone finchè, capiamo, che hanno trovato la nostra guida…si era presa a letto! Ahhhh fidarsi, siamo in buone mani, mi ripeto. Da li a dieci minuti arriva la guida. “Tutone” color kaki, capellino kaki e grosso fucile. Saliamo nella sua jeep che ci porta all’interno del parco e da li inizia il nostro Walking Safari.

Zambia, io mio safari a piedi

 

Sono emozionata come una bambina, talmente elettrizzata che mi mancano le forze. La guida, il nome non lo abbiamo mai capito, ci ragguaglia su cosa non fare e soprattutto che dobbiamo sempre seguirlo, mai stare davanti a lui.

Lo seguiamo. Cammina con lunghi passi silenziosi, passi di chi conosce perfettamente ogni singolo ramo di Miombo.

Si ferma, abbraccia il fucile e … da li a poco, due iene ci passano davanti correndo. Riprendiamo a camminare e si ferma, ci mostra della “popò” bianca, ci spiega che è delle iene, lo si capisce perchè è in gran parte calcio, delle ossa che mangiano questi animali. Altri tre metri, altra cacca “marrone” e altra spiegazione. Beh, non vi tedio su ognuna, ma è veramente interessante la storia di ognuna di queste “popò”, quante cose si imparano, si capisce il modo di vivere di questi animali attraverso la loro pupù.

Continuiamo a camminare, finchè, a pochi metri da noi, vediamo alcuni elefanti intenti a mangiare rami di albero. Ci accucciamo per non farci vedere, ma la guida ci dice che dobbiamo spostarci perchè siamo sotto vento, ci sentono anche se non ci vedono. Siccome c’è il piccolo, è pericoloso avvicinarsi.

Zambia, elefantino coccole di mamma

Zambia, elefante e piccolino

Procediamo per circa tre ore, è un continuo di emozioni, sussulti, paura, gioia.

Abbiamo fatto safari per anni e anni, ma finchè non si cammina nella loro terra, non si può dire di aver fatto un safari in Africa. Safari significa viaggiare, e camminare è viaggiare con gli animali.

Un viaggio a piedi, questo è il Walking Safari, ed è come entrare nella casa degli animali, vicino e con loro, è mettersi allo stesso livello fisico degli animali. Ci si sente predati, potenziale pasto di un leone, ci si sente impotenti, si vedono gli alberi, le foglie in modo totalmente diverso. Tutto appare più grande, più vero e più nitido.

E ritornare sani e salvi, poi, ci si sente vivi. Mi sento veramente molto fortunata di aver potuto vivere queste emozioni, uniche, impossibili da replicare.

Zambia, elefanti

Parte Nord del South Luangwa N.P

E con ieri abbiamo toccato l’apice del nostro viaggio, eravamo venuti qui appositamente per “viaggiare a piedi” e ne è valsa assolutamente la pena.

Oggi ritorniamo a viaggiare con il nostro 4×4, ci dirigiamo nel nord del parco. Ma oggi il parco ci appare diverso.

Oggi mi sembra di essere un miope che, tutt’un tratto, ha gli occhiali. Vedo tutto più chiaro, colorato ma, soprattutto, noto cose che prima non notavo.

Vedo impronte di animali lungo la strada, vedo grandi formiche che arrancano sul terreno sabbioso, vedo le orme sinuose di serpenti che sono passati di li poco tempo fa.

Decidiamo di seguire le impronte di leone che sembrano “fresche”, sono inconfondibili. Ci sentiamo come dei predatori, oggi inversione dei ruoli, carini

Zambia, leone a riposo

Arriviamo dritti dritti ad una ansa del Luangwa River dove la foresta ha lasciato spazio a prati verdi. Qui troviamo zebre, impala e kudu intenti a mangiare.

Zambia, occhi di impala

Malawi, primo piano di zebra

Ci fermiamo per vedere meglio, scendo dall’auto (cosa che, lo so, non si dovrebbe fare) e guardo il fiume. Scorgo delle lucette, sembrano tante lampadine accese. Orca, sono coccodrilli. Rientro velocemente in auto e ci spostiamo per poterli vedere meglio, ma in sicurezza. Sono tanti, uno attaccato all’altro e sono grandi, lunghi. I loro occhi sembrano scrutarci, quasi per cercare di capire se siamo, buoni o cattivi, da mangiare!

Zambia, coccodrillo

In lontananza vediamo un leone, con la sua criniera, che si abbevera, incurante degli impala a pochi metri. Visto che anche gli impala sono tranquilli, capiamo che non è “momento di caccia”.

E anche oggi abbiamo fatto una indigestione di animali.

La foresta qui nel Luangwa è spettacolare. Il fiume pieno, ricco di acqua, fa si che nel parco la vita scorra tranquilla. Qui non c’è l’ansia di trovare da bere per gli animali, c’è sempre, e questo rende la loro vita più semplice. Ecco perchè lo Zambia è la culla dei safari, la culla del viaggio fra e con gli animali.

Zambia, antilope in posa

Rientro in Malawi

Oggi rientriamo in Malawi, dove finisce i nostro viaggio. Riprendiamo la strada sconnessa, dissestata, rossa che abbiamo fatto per arrivare e ripassiamo per la frontiera. Ma questa volta dobbiamo uscire, quindi, nessun controllo, nessun problema e nessuna fila.

Lo Zambia ti lascia un vuoto allo stomaco.

Appena salutato lo Zambia ho sentito di lasciare li un pezzo di me stessa, la mia parte più naturale, le mie paure, le mie convinzioni. Tutto è stato stravolto.

La mia passione per l’Africa, vedi articolo sul Mal D’Africa, mi ha portato un po’ ovunque in questo sorprendente continente. Ogni zona dell’Africa sub sahariana è diversa, ognuna ha le sue peculiarità. Ma lo Zambia è, certamente, uno dei pochi paesi africani rimasti oggi, in cui si respira la vera Africa, quella che più si avvicina all’immaginario di Africa selvaggia. Sicuramente i paesaggi e gli animali che si possono vedere nello Zambia, hanno pochi rivali in tutta l’Africa, ma è anche uno dei viaggio più difficili che abbiamo fatto.

Vedere le giraffe con il loro andare sbilanciate, ippopotami attraversare la strada, leoni in attesa del tramonto e coccodrilli che hanno deciso che non ero nel loro menu. In questi giorni ho come conosciuto per la prima volta le mie paure. E da qui mi sono ritrovata più forte, ho imparato che la vita vale per ogni istante, ogni centimetro che si ha a disposizione.

 

Zambia, ippopotami

 

20 Replies to “Zambia – passeggiando con le giraffe”

  1. Wow che meraviglia! Quanta emozione ho letto in questo post. Io devo ammettee avrei avuto tanta paura. Il SAFARI lo voglio fare da tantoi tempo ma gli animali cosi selvatici mi mettono ansia. Poi ho il terrore dei serpenti

    1. Si, lo devi fare, gli animali nn sono pericolosi e di serpenti ne ho visto uno solo in 10 anni di safari, quindi vai tranquilla

  2. Ho letto il post tutto d’un fiato. Bellissimo. Noi abbiamo fatto il safari in Sudafrica ma non a piedi e non abbiamo avuto la fortuna di vedere gli elefanti. Ma le giraffe sì, tantissime e bellissime. Avevo notato anche io quella cosa delle zampe ma non sapevo delle macchie! Comunque è stato bello leggere la vostra avventura e mi ha fatto tornare la voglia di Africa!

  3. Ma che bel viaggio e che bel racconto! Ho avuto addirittura il batticuore da suspence in alcuni tratti 🙂 🙂 Dire che mi piacerebbe percorrere il tuo stesso itinerario è poco, l’Africa e la sua natura hanno un grandissimo ascendente su di me!

  4. Mi sono letteralmente persa ad ogni tua parola! Chiamarla esperienza unica non è abbastanza a mio parere. Io non so se sarei riuscita a restare calma all’arrivo dell’elefante ad esempio ma le giraffe mi avrebbero fatto impazzire di sicuro. Uno degli animali che preferisco in assoluto!

  5. WoW! Che emozione solo leggere il tuo racconto. Io sono stata solo in Namibia e già avevo il mal d’Africa una volta tornata a casa ma ora che ho letto i tuoi racconti sullo Zambia non vedo l’ora di andarci anche io!!!

  6. Quante emozioni in questo Viaggio, non so se avrei il coraggio di avventurarmi in un safari a piedi, sicuramente ho sognato vedendo i vostri scatti!

  7. Accidenti a te! Possibile che ogni tuo articolo che leggo mi mette una gran voglia di partire? Dopo il mio self drive in Namibia pensavo di averne avuto abbastanza di animali e invece leggendo il tuo racconto, ma soprattutto guardando le tue meravigliose foto ho capito che devo andare davvero in Zambia! Solo l’idea di un trekking a piedi tra gli animali mi emoziona. Gran bella avventura!

  8. Intanto vi faccio i complimenti per le foto che avete scattato agli animali, sono splendide! Dalle tue parole si percepiscono chiaramente le emozioni provate, ti invidio molto questa esperienza! Meno la trafila burocratica e il furto di riso 😂

  9. Che meraviglia questo post. Un’avventura continua. E le foto sono davvero meravigliose. Come mi piacerebbe avere il coraggio di fare un viaggio come questo. 🙂

  10. A parte la paura per il posto di blocco, fare un safari in mezzo alla natura e vedere gli animali liberi nel loro habitat naturale è uno dei miei sogni!

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