Namibia, un arcobaleno di paesaggi

Namibia, un arcobaleno di paesaggi

Namibia è  l’Africa polverosa, adrenalinica, terra di grandi contrasti e di paesaggi diversi che si susseguono km dopo km, ma è anche l’Africa per chi cerca le comodità dei lussosi lodge. Ho sognato l‘Africa fin da bambina e quando ci sono andata per la prima volta ho capito il perché: i colori, il calore e le sensazioni che questa terra ti regalano fin dal momento in cui scendi dall’aereo nessun altro posto al mondo le può regalare.

Raccontare di Africa è un po come raccontare di me stessa, perché diventa come un racconto intimo e personale.

Dei tanti paesi africani in cui ho viaggiato, SudAfrica, Botswana, Zambia, Malawi, Zimbabwe, Kenia, Madagascar, parto con l’ultimo paese visitato, la Namibia, perchè è quello che più mi ha colpito e quello in cui ci sono ritornata più volte.

Namibia variopinta, Namibia dei rinoceronti ed elefanti del deserto, Namibia degl Himba, Namibia delle dune rosse e soprattutto Namibia dei paesaggi. Se volete vedere l’itinerario e leggere qualche consiglio utile, andate su Namibia le tappe imperdibili

 

LA MIA AVVENTURA IN NAMIBIA INIZIA DA WINDHOEK

A Windhoek noleggiamo un Toyota Hilux 4×4 con roof tent e tutto quanto ci serve per campeggiare (materassini, sacchi a pelo, attrezzatura per cucinare, 2 sedie, un tavolino) e  mappa del paese comprata in centro Windhoek, all’ufficio del turismo.

Eh si, parlo di una mappa di carta, non scaricata da google map, e’ troppo bello seguire le mappe come una volta e poi ritornare a casa con la mappa stropicciata, mezza rotta, perche’ racconta una storia, racconta delle strade interrotte, delle strade perdute e delle strade percorse. Mai viaggiare senza una vera mappa, mai.

E’ domenica mattina, lungo le strade non c’è nessuno e io sono appena stata male in aereo e ho lo stomaco sottosopra. Siamo a meta’ settembre e fa caldo, molto caldo. Il paesaggio intorno, secco arido e color nocciola chiaro non aiuta, sembriamo i protagonisti del film “I Sopravvissuti”. Giriamo per Windhoek a piedi, percorriamo la via principale quasi rallentando i passi per non far rumore. Troviamo un piccolo ristorante aperto dove mangiamo frettolosamente del riso in bianco, ci sdraiamo un po’ nel bel parco Parliament Garden e ritorniamo al nostro B&B.

Ormai e’ sera, io ho ancora lo stomaco rivoltato e da li a poco il riso fa la sua ricomparsa. Giornata da dimenticare, la Namibia non inizia proprio come volevo.

Sono le 7 del mattino e siamo pronti.

Abbiamo lasciato le valigie al B&B e messo tutte le nostre cose in un borsone, cosi’ viaggiamo meglio e piu leggeri. Partiamo in direzione Otjwarongo. La strada e’ asfaltata, ma noi viaggiamo piano, sia perche’ ai lati ci sono buche profonde, sia perche’ vogliamo goderci il paesaggio.

Non siamo abituati a tutto questo nulla, si, nulla, un bellissimo nulla. Non ci sono cartelloni pubblicitari, non ci sono palazzi o case, ma solo piccoli e folti cespugli verde scuro e ogni tanto piccole case di legno marrone adibite a negozio di pomodori, uova o coka cola. La frutta non e’ invitante, pomodori piccoli e raggrinziti dal caldo, uova marroncine e coka cola impolverata. La spesa per fortuna l’abbiamo fatta a Windhoek, come consigliatoci da Erick, proprietario del B&B.

Ad Otjwarongo facciamo una pausa caffe’ alla Crocodile Farm, un caffe’ con i coccodrilli …esperienza da provare. Sara’ stato il caffe’, i crackers mangiati al mattino o l’adrenalina nel toccare i baby coccodrilli, comunque oggi sto benissimo e sto amando questo paese.

   

Procediamo verso nord su strada asfaltata, attorniati da immensi campi e vacche al pascolo e in lontananza vediamo il viola delle montagne che al sole si stagliano sulla piatta pianura. Facciamo una deviazione su strada sterrata appena fuori Tsumeb e arriviamo giusti, prima del tramonto, al Uris Safari Lodge.

Abbiamo fatto fatica a trovare un campeggio, tutti i vari camp che avevamo scoperto nel primo viaggio in Namibia si sono trasformati in lussuosi lodge da 300$ a notte, fortunatamente qualche campeggio e’ rimasto.

Non e’ una questione di soldi ma Africa e campeggio stanno come birra e pizza, e’ fantastico addormentarsi con i rumori della savana, con gli odori della savana. Il lodge e’ certamente piu confortevole ma ti lascia indifferente, non proverai mai le emozioni del camp.

Montare la tenda con il sole che sta calando e porta con se una brezza calda che ti ristora, dormire rannicchiati dentro i sacchi a pelo con il naso congelato dal freddo della notte, svegliarsi all’alba salutati da un sole che e’ ancora sonnolento per riscaldare e scaldarti strofinando le mani attorno alla fiamma del gas accesa per preparare il caffe. Tutto questo e’ campeggiare in Africa.

ETOSHA NATIONAL PARK

Eccoci pronti per l’Etosha Park, il principale parco della Namibia.

Partiamo in direzione Namutomi, una delle entrate al parco. E’ molto presto, ma lungo la strada gia’ incrociamo gente a piedi. Hanno il piumino loro, io pantaloncini, canotta e pile. C’e tanta gente lungo la strada e mi chiedo dove vadano cosi’ di buon ora. Tutti salutano e, cosa rara da noi, tutti sorridono. Che bello scambiarsi i sorrisi, soprattutto al mattino, quando hai bisogno di energia vitale per la giornata.

Non ci sono fabbriche o citta’, la gente, come ci hanno raccontato, si sposta da un villaggio all’altro per incontrare amici o parenti, altri vanno nella cittadina piu’ vicina per vendere prodotti del proprio orto, altri fanno 3 ore di strada per andare a scuola. Ognuno ha una sua storia, ognuno ha un suo motivo.

Varchiamo la porta di entrata Welcome to Etosha National Park. Un grande arco di legno intagliato, una barra con gli orari di apertura e un chiosco per il ticket. Ci siamo, animali aspettateci.

 

Namibia elefante al Etosha National Park

Namibia gnu e springbok Etosha National Park

 

E’ l’alba, gate appena aperto e non c’e nessuno.

Piano piano ci addentriamo nella savana, strade di terra battuta mista sabbia e alberi di color grigio tutt’attorno. Procediamo piano, a 10 km all’ora, i raggi del sole illuminano la nube di sabbia dietro di noi e all’improvviso un rumore fra i rami, un elefante.

Un grande elefante, con una zanna spezzata, appare davanti a noi.

E’ maestoso. Immobile. Con la macchina fotografica cerco di catture i suoi occhi, mi sembra di toccarlo, tanto e’ vicino, vorrei toccarlo ma non mi sembra il caso. E’ veramente tanto grande. Apre le orecchie e con la zampa davanti fa dei movimenti, come volesse scriverci qualcosa. Continua a rimanere immobile, gli occhi fissi su di noi e noi iniziamo a sudare. Chiudiamo lentamente i finestrini, lo stridulo sembra rimbombare nella pianura.

Poco dopo esce dalla radura un piccolo di elefante. Giocherella con la proboscide sul cofano della macchina e si allontana dietro di noi. L’elefante grande, la madre, abbassa le orecchie, scivola a fianco della nostra auto e lo segue. Dagli specchietti vediamo che la mamma elefante si ferma nuovamente, si gira verso di noi un ultima volta e se ne va. Finalmente apriamo i finestrini, abbiamo avuto un po’ di paura ma in realta’ non voleva farci del male, ma solo proteggere il suo piccolo.

Non ce ne siamo resi conto, ma siamo rimasti bloccati un ora con la nostra mamma elefante.

 

Namibia zebre all'Etosha national park

Namibia springboks

 

La giornata prosegue piano piano, lungo la strada ci fermiamo ad ammirare zebre che si abbeverano nelle pozze d’acqua, kudu e spingbooks che fanno piroette alzando nubi di polvere. Continuiamo nella scoperta della parte est dell’Etosha, con la foresta degli spiriti ovvero la foresta di baobab.

La gente del posto racconta questa storia sui baobab : ” il signore dopo aver creato la terra, i fiori e gli alberi, prima di riposarsi ha gettato in aria gli ultimi alberi che aveva e questi sono caduti a terra a testa all’ingiu’ “. In effetti a guardarli bene sembrano proprio con le radici al posto dei rami.

Qualunque sia la loro origine sono alberi bellissimi, ognuno diverso dall’altro e sembrano disegnare sul cielo figure a noi note. Hanno il tronco grosso, nodoso ma liscio, a toccarlo sembra ricoperto di piume leggerissime.

 

Namibia foresta degli spiriti all'Etosha

Namibia gnu nella pozza d'acqua

 

Alla sera campeggiamo al Halali rest camp. Il campeggio e’ molto spartano ma ti fa sentire di essere in africa.

E’ bello sedersi attorno al fuoco in attesa di preparare la pasta e chiacchierare con altri campeggiatori della giornata. Una coppia olandese si racconta dei numerosi ghepardi visti li vicino. C’e, poi, un campeggiatore sudafricano che ci mostra orgoglioso  la sua mega tenda, con bar annesso e con aspirapolvere per la sabbia (il mattino dopo lo vediamo, e sentiamo,  infatti in azione) .

Dopo cena ci incamminiamo su un sentiero che porta ad una pozza d’acqua. Per fortuna c’e poca gente. Vediamo degli elefanti bere e poco dopo, di corsa, arrivare due rinoceronti che sembrano fare a gare per chi arriva prima.

E’ simpatico vedere i loro musi, sembra che si siano messi il rossetto. Di li a poco iniziano a misurarsi i corni: si sfidano, si girano attorno, si sfidano nuovamente. Sembra una danza, così grossi ma così leggeri nei movimenti. Stiamo lì un ora ad osservarli finche’ il freddo si fa sentire e di corsa rientriamo nella nostra tenda, stanchissimi e felici.

Da Halai ci muoviamo verso l’altra entrata del parco ad ovest Okaukuejo.

Sempre di buon ora e muovendoci piano seguiamo tutte le piste del parco. Sono tanti piccoli loop che vanno vero l’etosha pan: una immensa distesa di sale, un bianco accecante senza alberi. Mi fermo per fare alcune foto, scendo dall’auto (cosa che e’ vietata), risalgo velocemente e ci accorgiamo che dietro di me, a pochi metri, sotto un cespuglio, una famiglia di leoni stava sdraiata.

Oddio, mi dico, che rischio. Decidiamo di rimanere lì fermi ad aspettare che si muovano. Sono due leonesse giovani e un piccolo leone. E’ grandioso poter rimanere li con loro, guardare i due giovani giocare ed il piccolino intento ad imparare a muoversi. La natura e’ unica, impagabile e intoccabile. Saremo rimasti li tutto il giorno, ma l’avventura doveva proseguire.

 

Namibia famiglia di leoni

Namibia coppia di leoni al Etosha National Park

 

Altri 3 chilometri e stop, un gruppo di giraffe intenta a mangiare foglie dalle acacie. Adoro le giraffe, sono cosi’ delicate in apparenza ma forti all’occorrenza, alte e slanciate, occhioni grandi che, a guardarli bene, sembrano truccati con rimmel e matita nera. Si, le adoro definitivamente.

 

Namibia giraffe all'Etosha National Park

Namibia due amici inseparabili

 

Dopo un panino al tonno, continuiamo alla scoperta del parco, sempre percorrendo le piste interne, molto piu interessanti della via principle.

A volte si corre da una parte all’altra dei parchi  seguendo le vie più battute, così facendo facciamo scappare gli animali. Poi si arriva al lodge e ci si lamenta di averne visti pochi. L’Africa va invece vissuta lentamente, va assaporata, va presa un pò alla volta, senza mai correre, perche’ questi sono i tempi della natura, sono i tempi del sole, i tempi della luna, se corri non puoi vedere l’Africa.

Bisogna essere tartarughe per viaggiare in Africa. Non e’ la meta quello che conta, ma il viaggio in se e a volte si perde di vista questo aspetto, tanto si e’ di corsa, tanto si desidera raggiungere quello o quell’altro posto. E’ lungo il viaggio che si vede la vita, è il percorso il viaggio!

Stiamo andando verso l’Okaukuejo camp, quando ci troviamo in mezzo alla strada due leoni intenti a mangiare un grosso kudu appena ucciso.

Peccato aver perso la caccia, ma fantastico stare li a vederli mangiare. Sentiamo il cra cra delle ossa del kudu che vengono frantumate dai canini del leone, vediamo due iene avvicinarsi ma rimanere a distanza, migliaia di mosche coprire la carcassa. Non e’ uno scempio, e’ la natura delle cose, il kudu fa parte della catena alimentare del leone, poi delle iene e poi degli avvoltoi.

Clik clik scattiamo mille foto e ancora mille, mi sembra che in nessuna foto riesco a portare i sentimenti che provo in quel momento, la paura che mi assale ogni volta che il leone si ferma e mi fissa dritto negli occhi, la sensazione di vita che provo. Siamo a pochi metri da loro, ma a loro non interessiamo noi, per il momento. Il sole inizia a farsi arancione e poi rosso colorando di rosso i baffi del leone.

E’ orami tempo di andare, dobbiamo rientrare prima che chiudano i cancelli del camp. Allora prendiamo la strada principale, acceleriamo un po’ ed inseguiti dal fumo arancione dietro di noi arriviamo giusti in tempo.

 

Namibia leone maschio

Namibia leonessa a caccia

 

Anche qui troviamo una pozza d’acqua illuminata che, inizialmente, sembra poco movimentata. Ma dopo un po’ arrivano con passo armonioso due leoni, piegano le zampe davanti e bevono, non si preoccupano di chi puo’ arrivare come fanno invece le giraffe o gli impala. Ad un tratto vediamo che alzano la testa, arrivano, accompagnati da una nube di sabbia, tre elefanti che si avvicinano alla pozza. Alzano la proboscide e i leoni fuggono via. Ecco, ora ho capito chi e’ il vero re della foresta!

 

Namibia elefanti al Etosha National Park

Namibia strada con zebre al Etosha National Park

 

KAOKOLAND – UNA NAMIBIA INCONTAMINATA

Lasciamo l’Etosha per esplorare un’altra faccia della Nambia, quella del rosso delle rocce, delle alture e delle cascate.

Oggi ci dirigiamo verso le Epupa Falls, la mappa ci segna una strada dritta che da Kamanjab porta a Warmquelle, nostro pit stop.

Guardando il tragitto nella mappa scopro una scorciatoia, sembra facile da percorrere, cosi abbiamo la brillante idea di prenderla. Avanziamo verso ovest e poco dopo troviamo una strada bianca abbastanza battuta, il che ci fa pensare bene. Poco piu’ in la ci fermiamo ad un baldacchino dove registriamo la nostra targa. Guardo con attenzione questo registro ingiallito e vedo che l’ultimo passaggio risale a tre giorni fa… “mah direi che non sara’ trafficata” penso fra me e me. Procediamo abbastanza spediti, corriamo lungo una recinzione. Il cielo e’ terso, azzurro di un azzurro intenso.

Di li a poco iniziamo a rallentare, la strada, se cosi si puo chiamare, si fa sempre piu stretta, buche, dune di sabbia bianca, rami secchi che bloccano la pista. Andiamo a circa 10km all’ora e sembra di volare. Il tempo passa e non vediamo nè case, nè auto, nè gente.

Ci fermiamo e, come degli avventureri, andiamo alla ricerca di impronte, per capire se esite qualcuno o qualcosa da quelle parti. Sprofondo nella sabbia fino a meta’ gamba, fatico a spostarmi e inizio a preoccuparmi. Frank, impassibile procede con l’auto a passo d’uomo. Io, piu avanti, guardo attentamente la strada finche’ trovo delle orme di asino. “C’e qualcuno, c’e qualcuno” grido, felice come non mai. Risaliamo convinti che raggiungeremo prima o poi Warmquelle. Ma dopo un km la strada finisce e ci troviamo di fronte ad un dirupo, il letto di un fiume in secca.

Cosa facciamo? Scendo, la sabbia e’ sempre piu alta. Cammino lungo il letto e scorgo delle tracce di auto.

Decidiamo di affontare il passaggio, mettiamo la prima, acceleriamo e via. Una nube di sabbia entra nell’auto, non si vede nulla, le scatole di cibo dietro si ribaltano. Io chiudo gli occhi. Frank per fortuna ha il sangue freddo di azionare i tergicristalli, schiva un albero e finalmente siamo dall’altra parte del fiume. Piango, paura mista a felicita’ per essere vivi. Ce l’abbiamo fatta.

Ma siamo nella direzione giusta? Ci vengono mille dubbi e nel frattempo avremmo fatto 20 km. Guardiamo il sole per capire se stiamo andando verso nord e proseguiamo.

La strada e’ sempre complicata, buche, montagne di sabbia, su e giu per il letto del fiume e sempre senza mai incontrare nessuno essere vivente. Ad un certo punto la strada si fa strettissima, un corridoio fra due montagne rosse.

All’improvviso scorgiamo fra i sassi una capanna e lì un signore. E’ anziano, almeno così appare, capelli ricci impolverati e ha un banco di legno con delle bambole himba fatte di pelle rossa. Ci fermiamo e chiediamo informazioni, ma non parla inglese. Allora con un bastone disegno sulla sabbia una tenda e un laghetto. Il signore ci fa segno con la mano di andare dritti, sorride, ha forse 3 denti ma in quel momento mi sembra la persona piu bella al mondo. Lo abbraccio di gioia, gli compro una bambolina e gli regalo un po di pasta, quello che e’ rimasto della nostra pasta. Ci saluta sbigottito di fronte a tanta gioia e ripartiamo piu forti e convinti.

Orami il sole sta salutando la giornata e finalmente, dopo un giorno intero e 30 km, arriviamo al Warmquelle campsite.

Sara’ che eravamo stanchi, sara’ che eravamo felici di vedere qualcuno, ma quel campeggio rimarrà il piu bel campeggio che mai abbiamo trovato. Dormiamo con la tenda aperta, e’ cosi limpido il cielo, il buio rende il cielo un quadro che brilla, indimenticabile quella notte con migliaia di stelle che ci accompagnano nel sonno.

 

Namibia villaggio Himba

 

Siamo pronti, obiettivo Epupa Falls. Dopo alcuni km arriviamo. Nel paesaggio arido si scorgono da lontano, una fitta vegetazione, il verde che stride con il grigio della sabbia, l’acqua che rivediamo dopo giorni di secco ti fanno star bene, come un abbraccio forte forte. Siamo vicino all’Angola, ce ne rendiamo conto all’imbrunire quando, dal nostro campeggio, vediamo uomini con divisa militare e fucili attraversare il fiume. Il viaggio per arrivare qui non e’ stato semplice ma ne vale certamente la pena.

DAMARALAND – UNA DELLE ZONE PIU’ SPETTACOLARI DELLA NAMIBIA

Dalle Epupa falls riscendiamo verso sud, questa volta decidiamo di rimanere sulla via principale.

Passiamo per Opuwo, dove facciamo il pieno di benzina ed acqua potabile e ci prendiamo un caffe’ con una mega fetta di dolce al Kaokoland Restaurant.

Continuiamo sulla strada, fermandoci ogni tanto per scattare qualche foto di quell’incredibile paesaggio fatto di roccie rosse e nere, grandi e piccole che sembrano essere li per caso, incollate alla sabbia rossa ma al tempo stesso apparentemente instabili. E fra le roccie si innalzano alti alberi dal tronco bianchissimo, liscio, con pochi rami verdi sulla punta. La natura e’ davvero icredibile, se penso che a casa mia non riesco a far vivere nemmeno una pianta e qui, senza acqua, senza terra le piante appaiono indistruttibili, rami forti e colori vivi… forse io parlo troppo alle mie piante!

 

Namibia paesaggio Damaraland

 

La strada e’ asfaltata e come sempre piena di buche, e’ come un lungo serpente nero che danza fra enormi massi rossi. Lungo la strada scorgiamo  fra le roccie, piccole case di fango e legno, qui ci abitano gli himba.

Ci fermiamo giusto il tempo di guardare un po’ le loro abitazioni, piccole e tonde, con i tetti in paglia e una recinzione per le capre. Due bimbi giocano con una gomma d’auto spinta da un bastone di legno. Non riesco a fare foto, mi sento che non devo fotografarli, sarebbe come entrare a casa loro senza invito. E’ bello vedere i bambini giocare, litigare fra di loro, tirarsi per i capelli. Tutti i bambini nel mondo sono uguali, e’ crescendo che peggioriamo, che creiamo le diversita’ dove non ci sono, che diventiamo piu’ difficili da accontentare.

Arriviamo al Porcupine Camp lungo la C40.

Decidiamo di esplorare il Damaraland che offre dei paesaggi incredibili, visitiamo la foresta pietrificata e la foresta bruciata. Non era previso nel nostro itinerario di massima, ma  questo e’ il bello di viaggiare da soli, poter adattare il viaggio alle nostre sensazioni. Qui abbiamo respirato la Namibia pura, quella vera, sentivamo che questa zona appartata, poco conosciuta, era quella che cercavamo. Non solo la Namibia degli animali e delle pianure, ma la Namibia della gente

 

Namibia paesaggio nel damaraland

 

E’ tardo pomeriggio e lungo la strada incontriamo un ragazzo, lo riconosciamo, era un ragazzo che lavorava per Erick, il titolare del B&B di Windhoek. Ci fermiamo e ci racconta che sta andando a trovare sua nonna, a piedi.

Gli diamo un passaggio.

Viene con noi al campeggio, domani lo porteremo fino a Springbok e da li poi proseguirà a piedi.

Al camp ci sediamo tutti e tre attorno al fuoco e lui, il suo nome e’ inscrivibile, continua a ringraziarci. Ci racconta, in un inglese misto a damara (fa divertenti schiocchi con la lingua quando pronuncia alcune lettere), che fa parte della popolazione dei Damara, che vive con i suoi e hanno 6 capre. Poi, guardando le stelle dice “che strani quei punti nel cielo”, noi gli diciamo che sono stelle e che la terra gira.

Lui sbarra gli occhi e dice “come gira?’ Io sono fermo, non puo’ girare” . Difficilissimo spiegare come fa la terra a girare a chi non lo sa. Allora proviamo con l’esempio dell’auto, del bus, ma lui ci guarda titubante come se dicessimo delle cavolate, ma alla fine si fida di noi perche’ siamo italiani. Lui ha fatto questo ragionamento: in italia c’e il pope, il pope e’ buono, quindi tutti gli italiani sono buoni. Non fa una piega.

Andiamo a dormire mentre il nostro amico damara rimane a guardare il cielo stellato.

SKELETON COAST – LA GERMANIA IN NAMIBIA

Al mattino riprendiamo la strada in direzione ovest, direzione oceano.

Mano a mano che procediamo la strada, da rossa, si fa via via piu’ nocciola fino a diventare completamente bianca. Siamo sull’oceano atlantico.

Prima ancora di vederlo lo sentiamo dal freddo che entra dai finestrini, dall’odore di mare che pregna le nostre maglie. Nel giro di pochi chilometri siamo entrati in un altro paese, altri colori, altra temperatura. La strada e’ diritta, come segnata con un rigo. A destra l’oceano e, una dietro l’altra, si susseguono piccole case dai colori tenui, incrociamo macchine iperatrezzate con canne da pesca e barche al seguito.

All’improvviso uno sgradevole e pungnete odore di pesce marcio misto letame rapisce le nostre narici.

Siamo arivati a Cape Cross, centinaia, migliaia di foche stridulano, si muovono, camminano.

Sembrano grandi massi neri lucidi, ma l’odore nauseante fuga ogni dubbio. Mi metto una sciarpa davanti alla bocca, il piumino e scendiamo per vedere queste divertenti creature. I grandi si muovono come se avessero la pancia piena, brontolano, litigano fra di loro. I piccolini si spostano come avessero dei pantaloni di 10 taglie piu’ grandi, cadono a testa in giu’ e poi si rialzano e si fanno coccolare dalle mamme. E’ come vedere la nostra quotidianità, ma piu’ allegra.

Riprendiamo l’auto e via dritti fino a Swakopmund. Se non sapessi di essere in Africa direi di essere arrivata in Germania. Case dai tetti a punta, muri bianchi e abbaini di legno scuro, caffetterie con nomi tedeschi, gente a spasso dai caplli biondi e vestiti europei. Tutto un altro paese. Per l’enensima volta la Namibia ci mostra una delle sue mille facce. Fa troppo freddo per campeggiare, cosi prendiamo una camera in B&B.

Il mattino seguente ci alziamo, apriamo le finestre e non vediamo nulla: una fitta nebbia avvolge il paese, freddo e vento, sembra proprio di essere in Europa d’inverno. Un po’ scoraggiati dal freddo riprendiamo il viaggio.

NAMIB NAUKLUFT NATIONAL PARK

Dopo 50 km, esattamente dopo 50 km la nebbia lascia il posto ad un sole tondo, ad un cielo azzurro impensabile e al caldo.

Siamo ritornati in Africa.

Prendiamo una strada strerrata lungo la C14 che porta a Sesriem, vogliamo goderci il paesaggio del Namib Naukluft National Park. Attorno a noi oro, sembriamo immersi in immense e sterminate praterie di erba d’orata. Qua e la’ cespugli di euforbia (detta gelato dei rinoceronti), affascinanti con quegli strani rametti verdi che spuntano dal nulla. Percorriamo un po’ di strada prima di passare dal giallo d’orato al rosso infuocato del deserto del Namib.

Sono ormai le quattro di pomeriggio e decidiamo di campeggiare al Betesda Lodge, poco distante da Sesriem. Siamo noi e un’altra tenda, il resto dei turisti alloggia nelle camere. Noi ci sentiamo liberi, in pantaloncini corti e canotta attorno al fuoco appena avviato, tazza di caffe’ in mano e rivolti verso il sole che sta tramontando. La nostra pelle e’ ancora calda dal sole della giornata e iniziamo a sentire un po’ di freddo. I brividi, il rosso acceso del cielo, il rosso della terra sotto i nostri piedi, si sta cosi bene che sembra naturale essere lì, naturale star lì e non volere che la giornata finisca.

 

Namibia paesaggio Namib Naukluft national park

 

Volevamo vedere l’alba dalla famosa duna di Sossusvlei, cosi’ ci alziamo quando e’ ancora buio, chiudiamo in fretta la tenda e andiamo fino all’entrata del parco.

Una larga e lunga strada porta da Sesriem a Sossusvlei.

Peccato che sia stata asfaltata, la prima volta che eravamo andati era di terra rossa e sembrava di viaggiare su una immensa infinita distesa di sabbia, nessun confine con le dune, nessun confine con il deserto, solo rosso intenso attorno a noi, rotto dal blu intenso del cielo sopra di noi.

Oggi l’alsfalto ha reso meno affascinante questo luogo unico al mondo, ma rimane comunque uno dei paesaggi piu’ incredibili che ci siano. Avanziamo ancora con il buio lungo la strada, fino ad arrivare all’entrata del parco. Da lì, o si ha un 4×4 o si va con la guida. Noi procediamo lentamente, la strada è difficile, c’è molta sabbia. Arriviamo ad uno spiano e da lì a piedi. E’ ancora buio, fa freddo, iniziamo a risalire l’alta duna rossa.

 

Namibia strada verso Sossusvlei

Namibia Sossusvlei dune

Namibia dune di Sesriem

 

E’ difficilissimo, il freddo rende il fiato pesante, la sabbia trattiene i nostri passi, ma la vista e’ così incredibile da trasformare ogni istante di fatica in emozioni uniche. Arriviamo in cima alla duna, siamo in pochi lassù e da lassù vediamo l’oceano. E’ blu scuro ma, all’improvviso, come se qualcuno avesse acceso la luce, un fascio di luce illumina da dietro il mare. La duna, che ieri era rossa, ora e’ gialla, poi ocra fino a sembrare rosa. Ho ancora i brividi di freddo, non so se per la temperatura o la bellezza di quel momento.

Ci sediamo sopra la sabbia in attesa che il sole ci riscaldi.

Sossusvlei e’ uno di quei luoghi da visitare almeno una volta nella vita e direi anche piu di una volta, perche’ e’ diverso ogni giorno, diverso il modo in cui lo si vive in base al nostro stato d’animo, e qui, non si puo’ che essere se stessi.

 

Namibia Sossusvlei tree

 

Rimaniamo in questo incantevole luogo un altro giorno per ammirare le dune e riuscire magari a vedere qualche Orice.

Gli orici della Namibia sono unici e bellissimi. Sembrano dipinti ad olio, manto marrone con bordatura nera e lunghi corni diritti. Molto eleganti. Anche se non ne vediamo nessuno il paesaggio e’ comunque incredibile, con alberi secchi color marrone scuro bruciati dal sole che sembrano fantasmi in attesa della pioggia, macchie di sabbia rosa e bianca disseminate qua e la come fossero gocce di colore cadute da un pennello. Nessuna foto potra’ mai catturare perfettamente i colori e soprattutto le emozioni di un simile luogo.

Facciamo ritorno a campeggio, stasera birra e e salsicce.

ULTIMA TAPPA DEL VIAGGIO IN NAMIBIA

Da Sesriem prendiamo la strada che va a Mariental, quindi Rehoboth e infine Windhoek.

 

Namibia coppia di leoni

Namibia zebre al Etosha national park

 

Abbiamo concluso il nostro viaggio in Namibia che ogni volta ci regala quadri diversi, spettacolari, emozioni che vanno dalla paura di strade sconosciute a gioia infinita di fronte alla bellezza della natura, una bellezza unica al mondo.

La Namibia e’ Africa di paesaggi, animali e uomini. Namibia e’ colore rosso, anche se lungo il percorso possiamo incontrare ogni colore dell’arcobaleno, in maniera cosi’ distinta da sembrare posti diversi.

In sintesi andare in Namibia e’ come viaggiare nel mondo restando in un unico paese, terra di paesaggi infinitamente estesi, di rocce enormi, dune altissime e oceano freddissimo, di animali e flora che, solo qui, si possono vedere ed un popolo che noi possiamo solo ringraziare per averci insegnato a vedere oltre quello che conoscevamo e, soprattutto, ad apprezzare il tempo, il lento scorrere del tempo.

3 Replies to “Namibia, un arcobaleno di paesaggi”

  1. Che bella che deve essere, un paese che mi attira molto, ma ho paura ad andarci da sola. Complimenti, bellissime foto e racconto, quasi un libro

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