Malawi: il paese dei sorrisi e della luna piena

Malawi: il paese dei sorrisi e della luna piena

Fare un viaggio in Malawi non è il classico viaggio in Africa. Significa viaggiare attraverso i cuori della gente, fare un viaggio nel tempo, un viaggio in un mondo così lontano dalla nostra quotidianità che per un attimo, un solo attimo, ti sembra di non essere nemmeno te stesso.

Il Malawi è uno dei paesi più poveri al mondo, così dicono le statistiche. Ma cosa significa povertà? Povertà è la misura della ricchezza, secondo la definizione dell’Onu

è povero chi vive con un reddito giornaliero inferiore a un dollaro. Nella definizione ufficiale di povertà assoluta, si tiene conto della disponibilità di denaro necessario a soddisfare i bisogni primari e non della qualità della vita o delle ineguaglianze sociali

Quando si viaggia in Malawi ci si rende conto che questa definizione, così drammatica, così vera secondo i nostri parametri, in realtà non è poi del tutto corretta. Se lo consideriamo sotto altri aspetti, potrei dire che il Malawi è il paese più ricco del mondo. E’ ricco di visi sorridenti, ricco di colori, ricco di ritmi di vita scanditi dalle nuvole e dalla luna.

Sarà banale, ma del Malawi mi è rimasto impresso questo: il sorriso. Grandi, veri, contagiosi sorrisi della gente.

Malawi, sorriso di una bambina

Il nostro viaggio in Malawi è stata una tappa del Viaggio Malawi & Zambia, perchè questo incredibile paese è piccolino. Così abbiamo pensato di ammortizzare le tante ore di viaggio, abbinando al Malawi anche lo Zambia. L’itinerario completo lo trovi su Viaggio Malawi-Zambia.

Per volare a Lilongwe (Malawi) dall’Italia non c’è un volo diretto. Noi abbiamo fatto scalo a Francoforte, quindi in Etiopia e poi siamo atterrati in Malawi, dopo circa 20 ore di viaggio. Di per se non sono tantissime, ma lo scalo ad Addis Abeba ci ha distrutti. L’aeroporto è veramente brutto, sporco e pieno di gente che sembra atterrata li per caso.

Siamo arrivati all’aeroporto di Lilongwe, dove ci aspettava un tizio della ditta con la quale avevamo noleggiato il fuoristrada. Il ragazzo ci ha portato al lodge per la nostra prima notte. Lo paghiamo in contanti, con i dollari che avevamo portato con noi, e sparisce. Li per li non ci abbiamo dato peso, stanchi dal viaggio ma, dopo un po’, ci rendiamo conto che abbiamo dato tutti i soldi in mano ad un tizio che non conoscevamo, che non ci ha dato nessuna ricevuta e, soprattutto, senza nemmeno avere la macchina.

Cavolo, che pazzi. Abbiamo passato due ore di inferno, abbiamo pensato le peggiori cose quando, verso le sette di sera, sentiamo bussare alla porta. E’ un altro ragazzo che ci consegna una foglietto di carta stropicciato con scritto “payed ” e, soprattutto, le chiavi della macchina e la macchina naturalmente. Uno spavento, mai più !

Malawi, pronti per il safari

 

Il mattino seguente siamo pronti a vivere il Malawi.

Ci muoviamo con il nostro fuoristrada per le vie di Lilongwe e subito ci rendiamo conto di una cosa: siamo una delle poche macchine esistenti nel paese. Il resto della gente cammina, cammina per ore e ore oppure usa la bicicletta. La bici, qui, è il principale mezzo di trasporto, ma non solo per muoversi, anche per trasportare oggetti.

Incrociamo un tizio con una bicicletta essenziale, sottile sottile, e con una montagna enorme di paglia legata dietro, che non so nemmeno come stia in equilibrio. Un altro invece che trasporta dieci sedie di legno, una incastrata sull’altra, tutte perfettamente bilanciate. Se penso che io faccio fatica a portare le borse della spesa senza rompermi un ginocchio, li invidio.

Malawi, in bici con la paglia

 

Le strade in centro a Lilongwe sono abbastanza decenti, ma appena fuori, sono asfaltate a caso, come se avessero gettato l’asfalto, allo stesso modo in cui si mette lo zucchero a velo sopra il panettone.

A Lilongwe facciamo la spesa in un supermercato, anzi l’unico a dire il vero della città. E’ un edificio di cemento quadrato, un ampio capannone dove troviamo sacchi di riso, sacchi di farina… facciamo fatica a comprare qualcosa. Troviamo un dentifricio piccolino, delle scatole di tonno ammaccate, un sacco di 5 chili di pasta, 5 chili di riso (con il dubbio che si tratti di cibo per i cani) e 20 bottiglie di acqua minerale, con i tappi impolverati pur essendo incellofanata, il che la dice lunga.

Per strada compriamo dei pomodori, patate, qualche frutto e tante banane. Questa è stata la nostra spesa in dieci giorni di viaggio in Malawi, ma non siamo morti di fame.

Quando siamo usciti dal supermercato, con il piccolo carrello di ferro arruginito, la gente ci guardava, il carrello era colmo, e io mi sentivo a disagio. Mi ero lamentata di non trovare nulla, e poi mi trovo quella gente, quegli occhi addosso che mi fanno fatto sentire “povera”. Ma la gente non si è avvicinata a chiedere l’elemosina, nessuno ha allungato la mano. Nessuno. E questo mi ha sorpreso molto, mi ha fatto apprezzare ancora di più la gente del Malawi.

Malawi, ristorante lungo la strada

 

Lake Malawi

La nostra prima tappa è stato il Lake Malawi. La strada fino al Lago è sconnessa, la percorriamo piano, non solo per le condizioni dell’asfalto, ma soprattutto per la gente in mezzo alla strada. Ci guardiamo attorno, sembra di essere nel bel mezzo di una processione, ma invece è normale. Le strade sono piene di buche e, chi va a piedi o in bici, per evitarle, corre e cammina in mezzo alla strada.

Avanziamo a venti all’ora, suoniamo e la gente gentilmente si sposta, giusto per farci passare, e poi ritorna nel mezzo.

Malawi, biciclette porta legne

Malawi, strada per lo Zambia

E’ una massa colorata di gente che va, ma dove, non lo capiamo. Chi entra in una casa, chi va verso la foresta, altri che si immettono, è un continuo entra ed esci, ma non sembra ridursi mai. Arriviamo finalmente al lago, precisamente al Chipoka Lake View Lodge. E’ il nostro campeggio, che di lodge ha solo il nome, ha giusto un prato dove campeggiare e i bagni, ma si trova lungo il lago.

Nel campeggio non siamo da soli, c’è un gruppo di ragazzi inglesi con il camion di Intrepid Travel.

Facciamo un giro lungo il lago e ci colpisce una nube all’orizzonte.

E’ una nuvola grigio scuro che si muove, si sposta come un lenzuolo steso ad asciugare, di qua e di la e cambia forma, cambia direzione repentinamente. Con la fotocamera zoommo e … sono insetti. Milioni, miliardi di moscerini sopra il lago. Piccolissimi esseri, che, scopriremo, essere fondamentali per il Malawi: sono cibo per i pesci del lago e, sono anche usati dagli abitanti, per fare i dolci.

Il lago è balneabile, ma ha un color blu nocciola che non invita, anche se è enorme. Li vicino vediamo alcuni bambini che, meno schifati di me, si tuffano e giocano, come tutti i bambini del mondo, quando sono in acqua.

Malawi, bambini giocano sul lago

Ritorniamo al campeggio e … tutti spariti, non c’è più nessuno. Accendiamo un fuoco per farci compagnia, ceniamo in riva al lago e, stanchi, ce ne andiamo in tenda.

Dopo un po’, verso mezzanotte, iniziamo a sentire un rumore stranissimo, come dei motorini che vanno su e giù per la strada, sentiamo gente che parla. Ma non c’è strada li. Cosa può essere? Apriamo titubanti la porta della tenda, vediamo delle ombre ma non capiamo. Vediamo delle luci sul lago, sono lampade, una, due, dieci lampade. Ma ancora non capiamo. Un po’ preoccupati, piu che altro perchè eravamo da soli, non riusciamo a prendere sonno e tutta la notte ci accompagna questo rumore continuo bruuum bruuuum.

Malawi, lago e luna piena

Un piccolo raggio d’orato entra nella tenda, è l’alba, finalmente possiamo vedere cosa succede.

Succede che è la luna piena.

Ieri sera tutta la gente si era armata di barche, barchette, zattere e lampada per andare a pescare. Con la luna piena i pesci risalgono a galla, così è facilissimo pescare. Il brusio che sentivamo, erano le barche che andavano a pescare, scaricavano il bottino a riva e ritornavano sul lago. Tutta la notte su e giù. E per lo stesso motivo ieri avevamo visto la nube di moscerini. E per lo stesso motivo, ieri tanta gente veniva a piedi verso il lago.

Fuori dal campeggio la strada oggi è ricca, animata, è piena di donne intente ad adagiare il pesce fresco sopra grandi teli di plastica. La gente è ancor più sorridente oggi, felice, perchè oggi si mangia, si vende, si fa festa. Tutto perchè ieri era luna piena.

Malawi, luna piena

Mi fermo per osservare questo pesce, che sembra argento. E’ piccolino, ovale, quasi mi fa tenerezza. La signora, che lo vende, parla un po’ di inglese ed è lei che ci ha spiegato quanto importante sia per loro la luna piena. E noi che ci eravamo spaventati !

Malawi, colpa della luna

Malawi, giornata del pesce

Liwonde National Park

Oggi la nostra tappa è il Liwonde National Park, che, dal lago, dista circa 170 km. Avevamo programmato 3 ore di viaggio, ma ci abbiamo impiegato tutto il giorno. Strade non segnalate, strade interrotte, strade piene di buche. E’ stata una fortuna arrivare sani e salvi al campeggio Mvuu Camp.

Il Liwonde è il parco più grande del Malawi, una parte non è raggiungibile in auto, in quanto allagata, comunque ci sono barche disponibili per raggiungere quelle zone del parco.

Il primo giorno abbiamo girato per il parco con il nostro fuoristrada tranquillamente, non c’erano turisti.

Le piste di terra battuta sono ben tenute, a parte qualche zona in cui, grossi cespugli ostruiscono la carreggiata, e per passare siamo costretti a “strisciare tutta la fiancata della macchina”. Il parco è magnifico, alti alberi verdi, lagune color rosso e decine e decine di ippopotami, coccodrilli, ibis ed elefanti. Qui l’acqua abbonda, gli animali scorazzano felici. Avanziamo per le strade di terra circondati da rumori che anticipano l’arrivo di animali: elefanti, kudu, zebre e bufali. Un emozione senza fine.

Malawi, impala

Procedendo nella parte nord del parco arriviamo fino ad un enorme, grandissimo Baobab. Li ci fermiamo e scendiamo per ammirare da vicino questo fantastico albero, che leggiamo essere famoso, perchè raccontato anche da Livingston. Il Baobab ha un incavo enorme, a dire il vero mi spaventa un po’ entrarci, chissà chi ci può essere. Una famiglia intera di leoni? No, non abbiamo trovato nulla, ma è stranissimo trovarsi al buio, ricoperti da quella corteccia spessa.

Il secondo giorno decidiamo di noleggiare una barca che per 30$ ci porta lungo lo Shire, il fiume che attraversa questo magnifico parco.

E’ l’anima del Liwonde, è qui che si possono scorgere gli occhi degli ippopotami che fuoriescono dall’acqua quel pò, giusto per ricordarti che ci sono. E ancora, coccodrilli, aquile, bufali ed elefanti, famiglie intere di elefanti. Con la barca di legno siamo così vicini agli elefanti che mi sembra quasi di sentire il battito del loro cuore, o forse è il mio, per l’emozione mista a paura.

Malawi, ippopotamo

Malawi, elefanti al bagno

Il parco è lussureggiante, ricco di alberi grandissimi e strani alberi con appesi tanti “tegoloni” color giallo ocra, come fossero tanti salami. E ancora alberi verdissimi, con foglie così sottili da apparire trasparenti al cospetto del sole. E’ tutto un gioco di luci, ombre e suoni.

Malawi, pianta con tegolone

Malawi, bufalo

Finito il safari in barca, ritorniamo al nostro campeggio, e proprio vicino alla nostra piazzola, troviamo un bufalo intento a brucare. Suoniamo il clacson più volte, finchè finalmente decide di lasciarci in pace. Oggi è la nostra ultima notte al Liwonde.

Stamattina obiettivo Cape McLear, ma siamo a corto di benzina, così, prima di procedere decidiamo di fare il pieno.

Poco fuori dal Liwonde avevamo visto una stazione di benzina. Arriviamo li presto, vediamo tanta gente seduta nel piazzale e le pompe vuote. “Ecco, poi si lamentano che non lavorano”, questo il mio primo pensiero. Chiediamo “fill up, please” (pieno per favore), ma ci dicono che non c’è benzina, provare più avanti. Procediamo allora lungo la strada principale, verso Balaka, sperando di trovare carburante. E anche qui, stessa scena. Persone a gambe incrociate sul piazzale. Inizia a venirmi un dubbio, mi sembra strano che proprio nessuno voglia lavorare. Ci rispondono ancora, no petrol. Ahia, cominciamo a preoccuparci.

Malawi, donne a passeggio

Avanziamo fino ad arrivare a Lilongwe, la capitale, dove speriamo di trovarlo. Impossibile, non esiste carburante in tutto il Malawi ci dicono. Per fortuna che Frank, previdente come sempre, aveva riempito le due latte da 25lt, nonostante io gli avessi detto “ma che senso ha riempirci di benzina”! Fortuna che fa sempre di testa sua. Svuotiamo la prima latta, e a Lilongwe, decidiamo di  dormire in un B&B, trovato per caso lungo una via. Avevamo bisogno di farci un bagno rilassante e con tanta schiuma. Abbandoniamo, così, l’idea di visitare la parte sud est del lago Malawi.

Il B&B è gestito da una coppia di origine Coreana, simpaticissima che, fra l’altro, ci invita a cenare con loro.

E’ stata una bella serata. Il signore parlava in maniera strana e facevo fatica a capirlo.

Mi chiede “Did you take poto op elepant? ” E io, “op elepant”, “ya, elepant”. Non capivo, insiste e mi dice “Girappes, elepant..”. Ah, Elephant, pronunciava tutte le F con le P, come il telepon! Come sempre mi è partita la risata infinita, quella che rimango con la bocca aperta senza respirare per tre minuti, tanto da far preoccupare Mr P.

La cena era un tipico pianto coreano, il bibimbap, buonissimo e anche divertente da mangiare: riso bianco, con tante ciotole attorno per condirlo, dalle alghe nere secche, a vegetali verdi, tegoline, pomodori con tanto aglio e carne di manzo a pezzettini. Ognuno si serve con quello che vuole, mescola e poi si mangia, naturalmente con le bacchettine di legno.

La coppia vive in Malawi da oltre 10 anni. Ci hanno raccontato della situazione del Malawi, ci hanno detto che il presidente del Malawi, anzichè pagare il petrolio alle compagnie, ha usato i soldi per comprarsi 3 elicotteri nuovi e così non c’è carburante per nessuno. Ma non si può fare nulla, si accetta e si va a piedi o in bici. A fine cena arrivano la figlia e il suo fidanzato. Lei lavora per la  F.A.O e il suo fidanzato, inglese, lavora in Sudan, è li che si sono conosciuti. Beh, che tavola internazionale, in Malawi, due italiani, tre coreani, un inglese, sembra l’inizio di una barzelletta.

Kasungu National Park

Con la benzina che abbiamo, decidiamo di andare verso ovest, visitare il Kasungu National Park. Come sempre le strade sono disastrose. Passiamo davanti ad una villa enorme, bianca, con colonne alte a mo’ di tempio greco e tutt’attorno un muro di filo spinato. Ci fermiamo per guardarla meglio ma due militari si avvicinano, ci chiedono di andare via, questa è la casa del presidente. Quel presidente che ha lasciato a piedi tutto il Malawi! Bene, ce ne andiamo con piacere.

Arriviamo all’entrata del Kasungu, c’è una guardiola vuota con un libro su cui scriviamo i nostri nomi e la targa dell’auto. Guardo le pagine ingiallite e vedo che l’ultima macchina risale a due anni fa. Mi sa che non è tanto famoso questo parco!

Percorriamo una strada dissestata, in mezzo alla foresta più pura che ci sia.

Arriviamo in fondo alla strada e ci troviamo davanti un bellissimo lago. Andiamo in cerca del posto dove campeggiare. Non c’è anima viva, percorriamo una piccola strada, che va verso la parte est del lago e scorgiamo una casa di legno e cemento, sembra un vecchio ristorante abbandonato. Decidiamo di campeggiare qui.

Inizia a farsi buio, accendo il gas e preparo una pasta con il pomodoro. Mangiamo velocemente, iniziamo a sentire strani rumori, vediamo delle piccole cose luminose muoversi fra gli alberi cespugliosi. Oh che pauraaaa. Come una molla, scatto sulla scaletta e in due secondi sono già in tenda. Da lassù sono tranquilla, sono alta, da li riesco a vedere meglio cosa ci succede attorno.

Dentro la tenda, rannicchiata nel sacco a pelo, è stupendo sentire la vita animale che inizia la sua giornata. Sentiamo ippopotami passarci accanto e dirigersi verso il lago, sentiamo il rumore dei rami spezzati dagli elefanti che, poco più in la, seguendo il loro corridoio, vanno ad abbeverarsi. Sentiamo iene, zebre, e altri suoni a cui non riusciamo a dare un nome. E’ tutta una meravigliosa sintonia, un equilibrio di vite. Chi caccia e chi è cacciato, chi sopravviverà e chi no.

Malawi, ippopotami e compagni

Noi ci sentiamo un po’ i cacciati, più che altro perchè, non essendoci nessuno nel parco, non avevamo tanto paura degli animali, quanto che ci fosse qualche malintenzionato.

Notte in bianco? Assolutamente si. Al mattino, rincuorati dal fatto che eravamo ancora vivi, mi alzo, esco dalla tenda, scendo giù per preparare la colazione e, in attesa che l’acqua bolla guardo fra gli alberi. Ohhhhhh, vedo il “sedere” rosa di un ippopotamo a tre, anzi due metri da me. Piano, urlo piano, sveglio Frank. Ci muoviamo come due ladri, non vorremmo mai attirare l’attenzione dell’hippo. Colazione? Ma dai, non era proprio il caso.

Chiudiamo la tenda, cerchiamo di non respirare e tanto meno di guardare verso l’ippopotamo. Saliamo in macchina e in quel momento l’hippo si accorge di noi e si muove verso di noi. L’ippopotamo sarà anche grosso, ma credetemi, ha una velocità inaspettata. Frank cerca di mettere la retromarcia, che puntualmente non va, allora prima, sterzata, acceleriamo e via. Ciao ciao hyppo.

Malawi, ippopotamo lungo la strada

Oggi andiamo in esplorazione del parco. La riva del lago è come una festa di anime: gazzelle che saltano come avessero le molle, grandi kudu intenti a brucare, zebre che si rotolano nella terra e famiglie di elefanti che si divertono a bagnarsi di acqua, usando la proboscide, come io uso la canna dell’acqua in giardino nei giorni afosi.

Malawi, zebre a passeggio

E’ uno spettacolo. Rimaniamo li a guardare tutta questa vita, tutta questa allegria.

A pochi metri da noi, scorgiamo una sedia di legno con un signore seduto, intento a leggere un libro. Ci avviciniamo. E’ strano trovare un altro essere umano li, quasi ne siamo contenti. Scopriamo che il signore è svizzero. Si è trasferito qui da un anno. Ama la natura, gli animali e si è innamorato di questo parco.  E lui vive qui, in una casetta di legno che si è sistemato. Per il cibo, mangia frutta e verdura che compra nelle bancherelle lungo la strada. Ha i suoi libri. Non ha bisogno di altro. E’ felice qui.

In effetti, è talmente placido, tranquillo qui, che sembra l’eden per chi ama i posti selvaggi. Fra tutti i posti africani che abbiamo visitato, questo in effetti è quello in cui si respira proprio la pace, non ci sono rumori, se non degli animali, non c’è turismo, non ci sono alloggi, pura e sola natura. Ma viverci? Ci vuole un coraggio enorme, o una grande pazzia. Comunque aver scoperto l’esistenza di un altro essere umano, ci ha dato maggior serenità per la notte.

Malawi, scimmia al Kasungu NP

Ultimi giorni in Malawi

Dal Kasungu procediamo verso Mchinji, sperando di trovare benzina in Zambia.

Lungo la strada guardo la vita di questa gente, mi sorprendo quando, sotto una grande albero, vediamo dei bambini, seduti su dei tronchi. Ci fermiamo e ci accorgiamo che è una scuola. Il maestro è un ragazzo di neanche trent’anni, con una giacca color blu di tre taglie più grandi, scarpe marroni che raccontano la strada fatta ed un grande sorriso.

Il ragazzo si ferma quando arriviamo noi, ci saluta e fa dire ai bambini “welcome”. Sono tenerissimi. Raccolgo tutte le penne e matite che ho con me e gliele regalo. I bimbi le guardano con occhi meravigliati, sono abituati alle Bic, ci dice il maestro. Queste invece sono colorate, hanno dei disegni e delle scritte. Magari averne avute di più. Vedere gli occhi di quei ragazzi, illuminarsi per una penna, giuro, è stato un colpo al cuore, una gioia che non so spiegarvi.

Riprendiamo la strada, andiamo piano, c’è tanta vita da vedere.

Malawi, amici al bar

Malawi, negozio lungo la strada

Ecco, la povertà di cui parlavo. Sono poveri, si, non hanno le comodità che abbiamo noi, non hanno una casa di mattoni con quattro camere, due bagni e una cucina attrezzata, sicuramente non stanno “bene” secondo i nostri criteri, ma sono felici, molti lo sono.

Li vedi sorridere, chiacchierano fra di loro, camminano con grossi cesti sulla testa come noi passeggiamo con le borse della spese. Si fermano lungo la strada impolverata, con i loro bizzarri vestiti iper colorati, e scherzano, si spingono, proprio come facciamo noi fra amici. I bambini non giocano con la play station, giocano con palle fatte di carta. Usano le gomme di vecchie macchine come fossero degli autoscontri. E alla sera ritornano a casa, sporchi, impolverati e felici come i nostri bambini, quando sono al mare.

Malawi, scuola con bambini

Questo è il mio Malawi.

Un paese che mi ha colpito per la sua gente, per l’atmosfera color ocra e per i sorrisi delle persone che abbiamo incrociato lungo le strade.

Il Malawi non è una meta tanto conosciuta, nè la prima meta di chi vuole scoprire l’Africa. Ma il Malawi è l’Africa vera, con tutti i suoi contrasti, la povertà della gente e la ricchezza dei pochi, gli animali selvaggi e l’abbandono di parchi incredibili, che avrebbero bisogno di un po’ di manutenzione.

E’ qui che abbiamo scoperto la nostra povertà, quella povertà che si trasforma in felicità, non appena svestiamo gli abiti occidentali e ci immergiamo nella pace e semplicità di questa gente.

… e da qui continua il viaggio verso lo Zambia.

Se vuoi leggere l’itinerario del nostro viaggio in Malawi e Zambia, lo trovi qui .

Malawi, gregge

 

Malawi, paglia e mucche

19 Replies to “Malawi: il paese dei sorrisi e della luna piena”

  1. Mi affascina molto questo paese. Mi sa proprio di Africa ! Il parco nazionale del Lago Malawi deve essere spettacolare! Vedi, io ti porto sempre in Toscana e tu mi spingi oltre i miei confini. 😀

  2. Che esperienza incredibile che avete vissuto con questo viaggio! Siete stati davvero coraggiosissimi, io non so se avrei il coraggio di fare un viaggio del genere… però il tuo racconto mi ha davvero fatta sognare… chissà, magari un giorno lo troverò anche io il coraggio!

  3. La mia esperienza di viaggio in Africa è legata alle nazioni occidentali come Senegal, Mali e Mauritania e il Malawi è una di quelle zone che vorrei visitare, magari seguendo un progetto di volontariato. La gente d’Africa è sempre il primo collante verso quelle zone. Ecco perché certi viaggi non si scordano.

  4. grazie per aver parlato di un paese cosi poco conosciuto! non sapevo che si potessero vedere tutti questi animali in Malawi…anzi a dire il vero non so nemmeno dove sia! per quanto riguarda la povertà, siamo noi ad essere poveri, che abbiamo bisogno di accumura cose inutli per sentirci “ricchi”….

  5. Che luoghi meravigliosi e poi il tuo racconto mi ha emozionato. Le foto poi sono veramente molto belle, penso che un viaggio del genere ti rimane nel cuore.

  6. Mamma mia che esperienza strepitosa! capisco perfettamente cosa significhi “mal d’Africa” ogni volta che guardo foto come quelle che avete fatto voi.

  7. Cavolo che emozioni hai provato e che posti incredibili che hai visto. Bravissima e anche molto coraggiosa. Ti seguo.
    Luciana

  8. Un viaggio alla scoperta della gente e della natura, un viaggio pieno di emozioni. Complimenti. Ti leggerò ancora volentieri.
    Antonio.

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