L’incanto delle balene della Baja California

L’incanto delle balene della Baja California

Abbiamo organizzato il viaggio in Baja California con un unico obiettivo: poter vedere e, soprattutto, toccare le balene grigie, questi incredibili, maestosi e unici mammiferi. Il nostro itinerario in breve lo trovate su Viaggio in Baja California. Siamo a marzo ed è il periodo ideale per incontrare le California Gray Whales (balene grigie), nel loro habitat naturale.

Partenza dall’Italia, scalo a Philadelphia e arrivo a San Diego. Scritta così sembra un viaggio semplice, ma è stato un viaggio nel viaggio.

Dopo circa tre ore di volo, proprio quando mi stavo addormentando, sento parlare il capitano. Non capisco molto di quello che dice, sento solo una parola bella chiara “fire ..” .

Fuoco? Cosa significa? Oddio.

Guardo nel video di fronte a me e vedo che la rotta dell’aereo è cambiata, non sta andando verso l’America, ma sta deviando verso nord. Non capisco.

Poco dopo, atterriamo a Reykjavík, capitale dell’Islanda. L’aereo atterra sulla pista e si ferma in mezzo al nulla. Attorno ghiaccio e ghiaccio e da li a pochi minuti arrivano uno, poi due e altri otto camion dei pompieri. Uomini con la tuta color argento scendono da camion verdi  e puntano le pistole d’acqua verso l’aereo. Ohhhh cosa succede?. La gente attorno a me si guarda spaventata, ma tutti assolutamente senza fiatare. Cinque minuti di terrore e poi l’aereo riprende il cammino e si ferma davanti al piccolo aeroporto vuoto di Reykjavik.

viaggio in baja california atterraggio di emergenza

Il capitano ci dice che “non c’è pericolo, era un falso allarme. Ma, per precauzione, verranno sbarcate tutte le valigie, che rimarranno li, noi invece riprenderemo il volo nel giro di un’ora”.

A Philadelphia logicamente arriviamo con molto ritardo, tanto che perdiamo la coincidenza per SanDiego, così la compagnia aerea ci offre il soggiorno presso un albergo vicino all’aeroporto.

Il mattino seguente, sempre ignari di che fine hanno fatto i bagagli, riprendiamo il volo e arriviamo dopo 6 ore a SanDiego.

Ed ecco la seconda sorpresa del nostro viaggio: i bagagli non ci sono, ci dicono che forse arriveranno domani. Per fortuna avevamo noleggiato l’auto per il viaggio in Baja California per il giorno dopo. Ne approfittiamo per farci un giro per San Diego. Alla sera andiamo al nostro hotel, l’incantevole Honeymoon Hotel, ci facciamo un bel bagno in piscina e riposiamo. Il mattino seguente andiamo a prendere la nostra auto, Jeep Gran Cherokee bianca. Presso l’autonoleggio sottoscriviamo anche l’assicurazione integrativa per poter viaggiare in Messico. L’alternativa era di stipularla  appena entrati in Messico, ma sarebbe costata di più e, soprattutto, era più sicuro farla dagli Stati Uniti.

Prima tappa, l’aeroporto, per prendere le nostre valigie.

Arriviamo al banco della compagnia aerea, sorridenti e felici, ma ci aspetta un altra sorpresa. I nostri bagagli non sono arrivati e non si sa dove siano. Allora utilizzo tutte le parolaccie in inglese del mio vocabolario, per insultare il loro servizio … alla fine ottengo un assegno per comprarci dei vestiti, alcuni voucher per mangiare in aeroporto e tante scuse.

Cambiare un assegno in America per chi non è residente e non ha il conto corrente, è una cosa impossibile. Siamo andati nella banca emittente l’assegno, ma nulla, senza conto corrente non lo cambiano. Gira e gira, finchè abbiamo scovato un ufficio della Money Tree che, con il passaporto, una piccola commissione e venti telefonate alla compagnia aerea, ci ha cambiato l’assegno.

Facciamo spesa da Target, reparto bimbi per me, visto che la “S” qui è come una 48 da noi, prendiamo il necessario per tre settimane di viaggio e siamo pronti ad iniziare il viaggio vero.

INIZIA IL VIAGGIO PER LA BAJA CALIFORNIA

Finalmente dopo due giorni intensi, riusciamo a partire, obiettivo le mie adorate balene.

Da San Diego, che fra l’altro è una delle città americane che adoro di più, partiamo verso il confine con il Messico. La strada fino a Tijuana è una larghissima autostrada che corre lungo l’incantevole baja di San Diego. Sono 20 miglia (circa 32 km) di traffico intenso, ma scorrevole.

Passiamo il confine con il Messico senza nemmeno accorgercene, nessun casello, nessuno stop, solo tante bandiere rosse e verdi. Siamo in Messico.

Da li prendiamo la 1 fino a Rosarito. Leggendo la guida, avevamo capito che non era necessario il visto per entrare in Messico, ma era meglio farlo, per evitare lungaggini in caso di stop da parte dell’esercito. Quindi, onde evitare questo e, soprattutto, per avere il timbro nel passaporto, decidiamo di fermarci in un edificio che aveva scritto in grande “Consultado – Oficina del Sherif”

baja california oficina de consultado

Entro in questa stanza calda, vuota e con due sportelli. Un signore, seduto dall’altra parte del vetro, mi guarda e mi chiede cosa voglio. Gli mostro il mio passaporto e quello di Frank e lui mi consegna un modulo da compilare. Compilato glielo restituisco, ma lui mi dice che devo pagare 40 usd. Mi fa cenno di pagare all’ufficio opposto al suo. Mi giro, vado nell’altro sportello e mi ritrovo lo stesso signore. Pago i 40 usd, lui mi mette un timbro e mi dice di riconsegnarlo al Consultado. Mi rigiro, vado nello sportello di prima e riconsegno i documenti sempre allo stesso signore. Saluto, esco ed inizio a ridere.

Ogni volta che ripenso a quella scena rido come una pazza. Ehhhh comunque al di là della scena bizzarra, abbiamo anche il visto.

baja california spiaggia dopo tijuana

baja california strada

Riprendiamo la strada verso il sud della Baja California, nel frattempo abbiamo percorso circa 150 km da SanDiego ma, l’interruzione di Rosarito, ci ha fatto perdere un bel po’ di tempo. Ci fermiamo ad Ensenada, città tipica messicana, con i colori e la vivacità che ci si aspetta. Qui andiamo verso La Lobera, una bellissima baja naturale dove sostano decine e decine di leoni marini. Ceniamo ad un tipico ristorantino “Parcela 12”, facciamo rientro ad Ensenada e dormiamo nel nostro hotel.

SAN QUINTIN E EL ROSARIO DE ARRIBA

Il mattino seguente riprendiamo la strada costiera che va verso San Quintin e quindi a El Rosario de Arriba.

La strada è asfaltata, stretta, ma ben tenuta. Iniziamo a vedere i primi cactus, anche se non siamo ancora nel parco naturale della Baja California. Costeggiamo l’oceano per un po’, poi la strada volge verso l’interno, finchè arriviamo a San Quintin.

Questa è una zona agricola, famosa per la coltivazione di pomodori e fragole. Viaggiamo in mezzo a grandi, enormi campi coltivati, ma non vediamo nè persone nè case. Poco prima del centro, andiamo a visitare la missione di Santo Domingo, missione che un tempo prosperava per la coltivazione di ulivi, fichi ma che, alla fine del 1800 per motivi sconosciuti, è stata abbandonata. Ora rimangono solo dei ruderi, comunque vale la pena visitarla, il paesaggio attono è spettacolare. Massi granitici color marrone, levigati dal tempo, sparsi qua e là come tessere di un puzzle.

Lasciamo la missione e ci avventuriamo per il parco nazionale del Sierra San Pedro Martire.

Questo è uno dei pochi parchi montuosi della Baja California, pieno di conifere di ogni specie, che in questo periodo iniziano a fiorire. Percorriamo un tratto del sentiero, fino ad arrivare all’Osservatorio Astronomico (il secondo per grandezza dell’America Latina).

baja california negozio di mariscos

baja california strada per el rosarito

E’ tempo di proseguire. Ci fermiamo lungo la strada, attratti da un colorato cartello con scritto “Mariscos”. Mangiamo un piatto enorme di mariscos cotte nella birra, quasi quasi mi ubriaco, sono buonissime. Mai viste vongole così grande e grosse, ero abituata a quelle che mangiavo in Italia, che erano si è no grandi 2 cm.

Riprendiamo la strada, mano a mano che andiamo verso sud, il paesaggio diventa sempre più deserto e aspro. Arriviamo nel tardo pomeriggio a El Rosario, dove fortunatamente troviamo un albergo, l’unico albergo nel giro di duecento chilometri, il Baja Cactus Motel. El Rosario non ha nulla da offrire, ma per un pit stop è ideale. L’albergo è abbastanza nuovo, con ampie camere bianche con infissi di color legno scuro, arredamento di legno, bagno color marroncino… in poche parole “camere bicolore”.

ROSARITO E GUERRERO NEGRO

Il mattino seguente, dopo aver fatto una modesta colazione nel ristorante accanto all’hotel, riprendiamo il cammino alla ricerca delle balene grigie.

Da El Rosario la strada si allontana dall’oceano pacifico e si incunea nella penisola. E’ un continuo sali e scendi, curve dolci e improvvise curve ad angolo, che scombussolano un po’ lo stomaco. Il paesaggio attorno è unico, duro, arido, deserto intervallato da alti, enormi, bellissimi cactus. Ci fermiamo per ascoltare la musica del vento nel nulla, il suono del sole che rimbalza fra gli spini degli alti cactus. Anche se non c’è anima viva, non ci sentiamo soli, è come se il sole, l’aria, i cactus ci facessero compagnia. Ci sediamo su alcune rocce bianche liscie e ci mangiamo un panino, ammirando estasiati questo paesaggio unico.

baja california casa nel deserto

baja california sfera lungo la strada

baja california e cactus

Un po’ prima di Rosarito, prendiamo la strada che va verso la Baja de Los Angeles per vedere la Missione di San Francisco de Borja. E’ come andare a vedere un film western: una piccola chiesa in pietra, una ampia piazza di sabbia sul davanti e alcuni edifici diroccati sul davanti. Ci mancavano solo due pistoleri e la musica di Morricone.

Ritorniamo sulla strada per Guerrero Negro, dove ci aspettano le mie amate balene.

Ad un tratto, dopo una curva, vediamo da lontanto un posto di blocco. Una casetta bianca con una bandiera messicana appesa e alcuni militari in mezzo alla strada, che bloccano la via con una lunga barra color giallo. Ci fermiamo, ci fanno scendere e perquisiscono l’auto. Non trovando nulla, ci chiedono i passaporti, l’assicurazione ed il visto. Ecco, il visto, per fortuna che lo avevamo fatto. Iniziano a farci delle domande parlando in spagnolo, ridono fra di loro e dopo 10 lunghi minuti, sotto un sole accecante ed in mezzo alla polvere, ci lasciano andare. Sapevamo di essere apposto, ma essere fermati da gente in divisa con armi addosso, non è mai piacevole.

baja california paesaggio di cactus

Finalmente arriviamo a Guerrero Negro. Svoltiamo a destra e percorriamo le vie di questo centro piano piano. Lungo le stradine ci sono molti negozi dai colori vivaci che vendono di tutto e più in là scorgiamo le case degli abitanti di questa cittadina, case di mattoni bianche, con finestre colorate, alcune con furgoni arruginiti davanti ed una casa con uno scuola bus scassato color giallo e con disegnati bambini che abbracciano delle balene. Ci siamo, questo è il mio posto. Decidiamo di dormire al Malarrimo Hotel, dove pernottiamo anche il tour per vedere le balene il giorno dopo.

L’hotel è tipico messicano, camere con pareti gialle, letti di legno a forma di coda di balena, comodini arancioni, tende verdi. Anche se i colori sono spaiati, in quella camera stanno bene, hanno un loro senso.

Ceniamo al ristorante dell’hotel, ci mangiamo un enorme pesce, verdura e poi a letto.

LE BALENE “AMICHE”

Oggi è la mia giornata, la giornata delle balene.

Pantaloni lunghi, cappellino per il sole, crema, occhiali e kway. Così è come ci è stato consigliato di vestirci, anche se sono titubante, fa un caldo pazzesco. Prendiamo il bus della Malarrimo Tour che, in mezzora, ci porta verso un piccolo porticciolo. Attraversiamo una zona con alte dune bianche, siamo nella zona delle saline che, ci dicono, essere le più estese saline del mondo. Dal porticciolo saliamo su una barca, siamo in 8 persone. Vicino a noi ci sono altre 3 barche a motore.

baja california le saline di guerrero negro

baja california in barca alla ricerca delle balene

baja california incanto delle balene

Pronti, via.

Il motore fa volare la nostra barca che, ad ogni piccola onda, ci inzuppa… ora capisco il perchè del kway! Entriamo nella baia, la barca rallenta fin quasi a fermarsi. L’acqua è piatta, color blu scuro, attorno alte dune bianche che è quasi impossibile guardare tanto sono accecanti. In mezzo alla laguna appollaiati su grandi boe arruginite, decine di leoni marini intenti a prendere il sole.

baja california non solo balene

baja california riposo dei leoni marini

Mentre sono intenta a fotografare i leoni marini, sento la barca muoversi, mi giro e uno spruzzo d’acqua raggiunge il mio viso, è una balena. Mi sporgo un po’  per vederla meglio e vedo una grande ombra scura proprio sotto la barca e vicino un’ombra un po’ più piccola. Sono una mamma balena con il suo cucciolo che si divertono, è come se passeggiassero con noi.  A dire il vero, preoccupa un po’ vedere questa enorme macchia scura passare sotto di noi, sarà due volte la nostra piccola barchetta, penso che potrebbe capovolgerci in due secondi.

La guida ci dice che qui le balene sono “los amistosos”, amichevoli, gentili. E’ indimenticabile la sensazione che si prova.

Ci si rende conto di quanto siamo piccoli, di quanto il mondo animale ci lasci sempre d’incanto, ricordandoci, ogni volta, di quando eravamo bambini. Vederle nuotare al nostro fianco, così grandi e così delicate, maestose e gentili. E’ strano, pur così grandi non fanno paura, anzi, ci si sente protetti, come se, avendole vicine, nessuno può farti del male.

Noi guardiamo le baalene con occhi incantati, e, più le osserviamo, più sembra che anche loro ci guardino. Incrocio i loro occhi, aperti, grandi, rotondi e neri, neri come le profondità da dove provengono. Ma il loro sguardo è puro, semplice, cristallino, uno sguardo che mi mette a mio agio e mi da serenità.

Rimaniamo li nella barca, seguiamo le balene nel loro girovagare e poi pufffff un soffio d’acqua, pufff un altro, che ci bagna tutti. Questa volta è il piccolino, la baby balena,  che sembra voler giocare con noi. Si avvicina così tanto alla barca che riesco a toccarlo. Unico momento della mia vita, indimenticabile ed irripetibile. La pelle della balena sembra di gomma, morbida e al tocco rimbalza, come una caramella del tipo Morositas al Mirtillo. E’ liscia, e qua e la ha delle protuberanze sottili e morbide. Chissà perchè, ma a vederla da lontano, credevo fosse ruvida e dura. Non avrei mai smesso di toccarla, ma è la piccola balena che forse si è stancata di me, così dopo un pò ritorna sotto l’acqua, sempre sotto attenta vigilanza della “mamma balena”.

baja california toccare le balene

baja california zoom di balena

La barca si sposta un po’ più in la e poi si ferma. Siamo circondati da balene, grandi e piccole, danzano attorno a noi, saltano a turno e si muovono sfiorando appena la barca.

Siamo spettatori di una magica danza. Con la mano giocherello sull’acqua, è un richiamo per i piccoli di balena, che immediatamente rispondono, risalendo dal blu. Spuntano fuori con il muso, sembrano quasi sorridere, pronti a giocare con me.

baja california piccolo di balena

baja california pinna di balena

Siamo rimasti nella laguna con le balene per circa 4 ore, che sono volate. La laguna che, a prima vista, sembrava deserta, movimentata solo dalle poche barche dei turisti, in realtà era piena di balene,  centinaia e centinaia di balene, che ogni tanto facevano la loro comparsa, con sbuffi d’acqua, salti carpiati rovesciati all’indietro e codate, così improvvise, che ogni volta era una doccia.

Le balene sono dei mammiferi e, come tali, devono respirare. Al contrario di noi, possono rimanere senza respirare anche per 20 minuti, ma generalmente risalgono più spesso. Questi mammiferi, da adulti, possono arrivare a pesare fino a 30-40 tonnellate per 12-15 metri di lunghezza. Lascio, a chi è amante delle balene, la lettura delle caratteristiche di questa particolare specie su wikipedia.

Purtroppo facciamo ritorno al porticciolo, non prima di aver salutato un altra volta questi unici ed incredibili animali. Ciao ciao balene !

Alla sera, stanca della giornata, non faccio nemmeno in tempo ad appoggiare la guancia sul cuscino, che prendo sonno.

baja california spruzzi di balene

baja california laguna con balene grigie

baja california laguna guerrro negro

GUERRERO NEGRO

Guerrero Negro non è solo balene, ma è anche un incantevole villaggio messicano da scoprire.

Andiamo verso le saline e, vicino ad un vecchio magazzino del sale, troviamo un faro, il Faro Viejo. Li vicino, alcuni signori con cappelli di paglia color beige, stanno seduti a chiacchierare, così chiediamo loro cosa sia quel faro. Il mio spagnolo non è proprio fluente, ma capisco che si tratta di un vecchio faro utilizzato ai tempi del grande commercio di sale e serviva per illuminare il percorso delle chiatte che trasportavano il sale. Ci raccontano che li erano stai girati diversi film western.

Da li ci spostiamo verso il piccolo aeroporto di Guerrero Negro, dove si trova la riserva del Vizcaino. L’entrata alla riserva è gratuita e veniamo accolti da un biologo, che ci fa da guida e ci racconta di come è nata questa riserva, ma soprattutto ci parla del Berrendo, un antilope che vive in queste zone, che è uno degli animali più veloci della terra.

Facciamo ritorno al nostro hotel e lungo la strada vediamo alcune persone che guardano in su. Ci fermiamo e, sopra un palo della luce, un grande nido con una aquila pescatrice intenta a dar da mangiare ai piccoli. In questa zona ci sono tanti nidi di aquile sui pali di legno della luce, e per gli abitanti di Guerreo Negro è sempre un divertimento vedere arrivare l’acquila con il pesce in bocca, planare sul nido e nutrire i piccoli.

baja california Guerrero Negro

CACTUS E SAN IGNACIO

Da Guerrero Negro prendiamo l’unica strada che va verso sud, direzione Loreto. La strada è quella che si vede nei film americani ambientati in Mexico, dritta, polverosa ed in mezzo a migliaia di cactus giganti. Ci fermiamo per vederli meglio. Già dalla macchina sembrano grandi, ma è avvicinandosi che ci si rende conto di quanto siano alti, enormi e grossi.

Fra i cactus ci sono cespugli spinosi con fiori giallo chiaro che riempiono gli spazi, come fosse un quadro vecchio impolverato, vecchio ma affascinante.

baja california bar el desierto

baja california deserto e cactus

baja california deserto

Ci fermiamo a San Ignacio, dove, su suggerimento degli abitanti del villaggio, andiamo a visitare la Missione di San Ignacio e la piazza. La Missione è una chiesa che si trova proprio nella piazza di questo paesino ed è una delle missioni meglio tenute della Baja California. Oggi fa particolarmente caldo, così prima di proseguire ci sediamo in un piccolo bar (l’unico) dove prendiamo una bella coka cola fresca e chiediamo informazioni.

Ed è proprio li che scopro che abbiamo vissuto gli ultimi 3 giorni con l’ora sbagliata.  Un po’ prima di Guerrero Negro inizia la Baja California Sur, che ha un fuso orario diverso di quella del nord, ovvero un ‘ora più avanti. Ecco, ora mi spiego perchè alla mattina ervamo sempre gli ultimi a fare colazione. Cavolo, per fortuna che non dovevamo prendere aerei!

La gentile signora del bar ci consiglia di visitare la pila, che dopo un po’ capiamo essere la diga di San Ignacio. Il posto è bello, una grande pozza d’acqua color oro su cui si affacciano case color turchese e alte palme.

Salutiamo San Ignacio e proseguiamo fino a Loreto.  A Loreto troviamo vari alloggi, avevamo l’imbarazzo della scelta, ben diverso dai villaggi visti in precedenza. Pernottiamo al Hotel Santa Fe, dove appena arriviamo, ancora prima di entrare in camera, ci rinfreschiamo con un tuffo in piscina.

LORETO

Loreto è un paese tranquillo, affacciato sul bellissimo Mar di Cortez. Non è una citta mondana, ma un villaggio semplice, quieto dove rilassarsi fra chiese gesuite, ristorantini tipici e spiaggie deserte. E’ bello camminare fra le piccole vie di questo paesino, incrociare i sorrisi degli anziani seduti su sedie colorate davanti alla porta di casa, fermarsi a chiacchierare con loro, facendosi raccontare cosa era Loreto un tempo. Così scopriamo che Loreto era stata la prima capitale della Baja California e che qui vengono le squadre di nuoto americane per gli allenamenti, proprio per la tranquillità delle sue acque.

Loreto è la mia città ideale, fa sempre caldo di giorno e fresco di notte, con poche pioggie solo nei mesi di luglio agosto. Unico inconveniente è che si trova nella zona interessata dagli uragani, ma solo nel mese di novembre.

A pochi chilometri dal centro si trova una bellissima missione, Missione di San Francisco Javier de Vigge-Biaundo, altra missione gesuita costruita in pietra di basalto.

Pomeriggio di relax sul mar di Cortez, fra delfini e palme.

baja california tramonto

baja california pescatori sul mar de cortez

LA PAZ

Questa mattina ci svegliamo presto, dobbiamo fare ca 400 km e fa già caldo, anche se siamo a marzo.

Da Loreto la strada ci riporta verso ovest, ritorniamo verso l’oceano. La strada è come sempre stretta, sali scendi e improvvise curve che si aprono sul mare. Le curve sono così improvvise e a gomito che sembra di tuffarsi nell’oceano. Bisogna guidare con attenzione, sempre, ma qui ancora di più.

La strada è sempre affascinante, non incrociamo mai nessuno, solo noi e i cactus. E’ un paesaggio magico, non ci si stanca mai di guardarlo.

Arriviamo nel pomeriggio a La Paz e troviamo facilmente un alloggio in centro.

La Paz è una città ben più grande di Loreto, per questo non ne rimango incantata. Ci fermiamo giusto il tempo per visitare il Malecon (famosa spiaggia sul golfo di California o Mar di Cortez) e passeggiare alla sera lungo le vie colorate.

PUNTA CHIVATO E BAJA DE LOS ANGELES

Siamo arrivati nel punto più a sud del nostro viaggio, è tempo di rientrare

Da La Paz oggi ci aspettano circa 600 km fino a Punta Chivato, dove dormiamo in un bellissimo hotel proprio in riva al mare. Da qui altri 470 km e sosta a Baja de Los Angeles. Avevamo letto che Baja de Los Angeles era una zona turistica per chi amava la pesca, così pensavamo di trovare un po’ di turisti, ma invece, come sempre, eravamo noi e i cactus, questa volta cactus gialli piccolini. Il villaggio sembrava deserto, riusciamo a trovare a fatica un hotel, Los Ventos.

Non era un hotel vero e proprio, erano piccole case con camera, cucina e bagno ed una incantevola veranda aperta sul Mar di Cortez. Alla sera, non avendo nulla da mangiare, chiediamo al titolare dove poter mangiare qualcosa e questi si offre di cucinarci la cena: pesce appena pescato. Giuro che non ho mai mangiato, in vita mia, un pesce così buono, tenero, semplicemente grigliato e con un sapore incredibile.

La mattina seguente veniamo svegliati dal toc toc della porta. E’ il titolare, che ci ha preparato la colazione in riva al mare. Un tavolino bianco di plastica, con sopra una tovaglia bianca e due sedie di plastica bianche con cuscini azzurri. Eravamo noi, il succo d’arancia ed i delfini. Non c’era nessun rumore, solo un accenno di vento, il mare era piatto. C’era una quiete difficile da descrivere, ma quella è stata una colazione magica.

tramonto a punta civato

Riprendiamo la strada verso il confine Messico-Usa.

Pernottiamo in un paesino appena dopo Ensenada, dove troviamo un hotel carino in riva al mare, Hotel Hacienda Bajamar. Al tramonto passeggiamo lungo l’ampia spiaggia, dove incontriamo pescatori locali e troviamo centinaia, migliaia di strane conchiglie, bianche, piatte e con un disegno che ricordava un ricamo delle lenzuola di mia nonna. Bellissime, delicate, uniche.

Ultimo giorno in Messico. Arriviamo a Tijuana verso le dieci di mattina. La città è un brulicare di  gente a piedi, di macchine, furgoni scassati e motorini dai colori sbiaditi. Al contrario dell’andata, la frontiera qui si vede e si sente. Rimaniamo incolonnati per un bel po’ di chilometri. Da lontano vediamo le bandiere americane, ma sono ancora piccole, abbiamo molto da aspettare.

Intanto ci guardiamo attorno: fra una macchina e l’altra ci sono bancherelle di ogni tipo, ma non sono messe a caso. Per prima incontriamo le bancherelle che vendono hot-dogs e cibo vario, poi quelle che vendono bibite, fino a immergerci in un vero e proprio mercato, con bancherelle che vendono giocattoli, vestiti, cellulari e ogni altra cosa uno possa desiderare. Il tutto condito da musica e strombettii di clackson.

Dopo circa 3 ore di coda arriviamo alla frontiera, colonna nr. 8, ce n’erano 12 di caselli.

Un agente di polizia con un grosso cane nero gira attorno alla nostra macchina, mentre un altro agente ci guarda i passaporti. Guarda con attenzione e con un sorriso ci dice “Italia, I’ll come in Verona on September”, così noi gli diciamo che abitiamo vicino a Verona. Altre due chiacchiere e ci lascia passare.

Siamo rientrari in territorio americano. Chissà perchè, ma dopo aver atteso così tanto, dopo aver visto i severi controlli della polizia, camioncini fermi con i sedili ribaltati, gente che a piedi attraversava la frontiera, provo un certo sollievo ad essere rientrata in U.S.A .

Arriviamo a San Diego e in aeroporto ritroviamo finalmente le nostre valigie. Beh, alla fine non devo nemmeno fare la lavatrice, ecco il vantaggio di averle smarrite.

La nostra jeep bianca nel frattempo era sempre più marrone, polvere, sabbia, erano li a ricordarci il percorso, un bellissimo viaggio in un luogo ancora oggi unico, poco conosciuto ed in cui ti senti onorato di aver potuto danzare con le balene.

tramonto sul mar de cortez

Da San Diego l’aereo doveva fare scalo a Philadelphia e quindi arrivo in Italia, ma anche il ritorno non è andato “liscio”.

Dopo 3 ore di volo entriamo nel bel mezzo di una tormenta di vento e ghiaccio, così l’aereo è costretto ad atterrare a Sioux Falls, nel sud Dakota. Rimaniamo fermi in aereo in attesa che la tormenta finisca. Era talmente forte la grandine ed il vento, che l’aereo, un 747, si muoveva come fosse gelatina. Dopo due ore riprendiamo il volo e, date le condizioni atmosferiche, atterriamo a Minneapolis, non a Philadelphia.

Bene, e ora cosa si fa?

Atteriamo a Minneapolis alle dieci di sera, l’aeroporto è quasi vuoto e quasi tutti gli altri passeggieri, che erano americani, vengono dirottati su autobus e treni per rientrare a casa. Noi e altri due ragazzi emiliani, rimaniamo in attesa di indicazioni. Andiamo al banco della linea aerea, che, dopo mezz’ora,  ci dice che dobbiamo attendere due giorni per rientrare in Italia.

Due giorni? Siamo pazzi? Dovevo andare a lavorare, così riprendo il mio dizionario delle parolacce in inglese e inizio a farfugliare che devo andare a casa, che anche gli altri due ragazzi dovevano assolutamente rientrare perchè avevano i genitori ammalati… insomma, due ore di chiacchiere e bugie, finchè riusciamo a farci dare i biglietti per rientrare il giorno dopo. Ormai era l’una di notte, eravamo stanchi morti, ma non sapevamo dove andare a dormire.

Vaghiamo per l’aeroporto, finchè troviamo un anima pia che ci consegna 4 materassini blu e 4 cuscini e ci dice di andara al piano superiore per dormire. Saliamo e troviamo decine e decine di persone che dormono per terra . Capiamo che a Minneapolis sono abituati a queste situazioni di emergenza. Passiamo la notte dandoci i turni, noi due con i due ragazzi emiliani, così riusciamo a dormire almeno qualche ora.

Finalmente in Italia, ultima sorpresa: il mio bagaglio, la mia amata valigia gialla, si è persa.

Ma cosa vuoi che sia, dopo quello che abbiamo passato all’andata… no problem.

Che viaggio, un viaggio caratterizzato da mille momenti, mille emozioni e ogni cosa successa la vivo con il sorriso.

Sorrido se ripenso al fuoco dell’aereo, sorrido se ripenso alle lotte per cambiare l’assegno in America e rido a crepa pelle ripensando a noi, che dormiamo sui materassini blu all’aeroporto di Minneapolis.

I paesaggi incredibili che abbiamo visto, aver potuto danzare con le balene, guardare gli occhi curiosi dei piccoli mammiferi, incrociare gli sguardi dei messicani fieri e consapevoli di vivere in un paradiso naturale, tutto è stato parte di un incredibile avventura.

Mi sento veramente fortunata ad aver potuto giocare con le balene, accarezzare le balene e soprattutto sentirmi, anche solo per un istante, parte della loro vita, non una che guarda, ma una che vive.

baja california ampia spiaggia di ensenada

baja california spiaggia ad ensenada

baja california fruttivendolo

5 Replies to “L’incanto delle balene della Baja California”

  1. o mamma un viaggio da panico!! Tra la paura del fuoco il dirottamento, la perdita della coincidenza e dei bagagli, insomma un’odiessea, ma alla fine la vista delle balene grigie sicuramente vi avrà fatto dimenticare tutto!Che emozione!!

    1. Si unico, le avevo sempre viste ma così vicine e toccarle poi, magia pura. È un viaggio che ti consiglio, con bimbi soprattutto.

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