Galapagos Islands: un mondo a parte

Galapagos Islands: un mondo a parte

Finalmente dopo tanti anni, dopo averlo tanto sognato, partiamo per le Isole Galapagos. Ci sono voluti quasi 6 mesi di organizzazione, studi, letture e alla fine il risultato e’ stato un viaggio incredibile, un viaggio che ci ha fatto sentire piccoli, a volte quasi respinti ma anche parte di un mondo di equilibri, fra armonia e convivenza, staticita’ e varieta’.

L’itinerario con consigli e informazioni utili lo trovate su IsoleGalapagos fra terra e mare.

ECUADOR

Considerato le ore per arrivare all’arcipelago delle Galapagos, abbiamo deciso di ammortizzare il viaggio fermandoci qualche giorno in Ecuador, visitando Quito, i suoi colorati mercati e il Cotopaxi. Abbiamo optato per un tour locale, trovato smanettando su internet e che e’ stato perfetto sia nei tempi sia nell’organizzazione.

L’Ecuador è un paese che sembra antico, sembra sospeso nel tempo.

Quito, con la sua grande Basilica nel centro città, con la citta’ vecchia che sembra un enorme presepio e le piazze come l’Indipendencia o San Francisco, gremite di locali e di turisti ed in cui si percepisce un’atmosfera rilassante, rasserenante.

Ma le protagoniste sono loro, le Ande, con i vulcani ricoperti di neve che sembrano uscire come d’incanto dalla pianura verdeggiante.

Con un pulmino percorriamo la Via dei Vulcani da dove ammiriamo il cono perfetto del Cotopaxi e raggiungiamo facilmente i 4000m.

L’aria e’ gelida, fatichiamo a camminare ma la vista dell’altopiano e’ talmente maestosa che ci dimentichiamo quasi di respirare ed il mal di testa scompare improvvisamente. Cavolo, cavoletto, prendo la macchina fotografica e click, provo a scattare ma non funziona. Chiudo, apro, chiudo ancora ma nulla, sembra morta. Ecco, io che volevo immortalarmi qui, a 4000 metri ancora viva, volevo riprendere alcuni dei colori di questo magnifico paesaggio, nulla. Mi accontenterò dei miei ricordi.

Riprendiamo il pulmino che ci porta fino ad Alausì, tipico paesino andino, dove incontriamo persone vestite con grandi maglioni colorati e fantastici cappelli. La gente vive semplicemente, coltiva la terra e lavora la lana. Ma quello che mi colpisce di piu’ e’ il sorriso, sorrisi grandi, veri, quelli che, come si dice, vengono dal cuore.

Da Alausì, prendiamo il famoso trenino che porta alla Nariz del Diablo, lungo un pendio mozzafiato. Il viaggio in treno dura due ore, mi aspettavo un viaggio scomodo e soprattutto terrorizzante. Avevo letto che era la tratta ferroviaria piu’ difficile al mondo, che c’erano stati tanti morti, non avevo dormito dalla preoccupazione. In realta’ e’ un bel viaggio in treno, comodo, con tratti che si fanno in retromarcia, strapiombi e paesaggi andini, ma nulla a che fare con la paura.

Da Cuenca andiamo verso l’oceano, passando per il Parco Nazionale del Cajas.

Il paesaggio si trasforma mano a mano che scendiamo, campi di banane, cacao e canna da zucchero ci accompagnano lungo il tragitto fino ad arrivare a Guayaquil.

L’Ecuador mi lascia bellissime immagini, mi ha raccontato di un paese di grandi contrasti, oceano e foresta amazzonica, sierra e isole, piccoli villaggi e affollate citta’, tradizione e modernita’.

ISOLE GALAPAGOS

E’ arrivato il momento di andare alla scoperta delle Galapagos. Ed è arrivata anche una sorpresa: la mia macchinetta riprende a funzionare. Mi sa che si era “incriccata” causa sbalzo di temperatura. Probabilmente soffre l’altitudine più di me :). Comunque sia ora siamo ritornate attive.

Prendiamo l’aereo che da Guayaquil ci porta alla porta di entrata dell’unico grande mondo naturale che sono le Galapagos: Puerto Ayora.

E’ mezzogiorno, in realtà l’aeroporto si trova su un isola inabitata, Isla Baltra e da qui bisogna andare ad Isla di Santa Cruz, dove si trovano i vari alloggi e il porto da cui salpano le barche.

Dall’aeroporto prendiamo un bus della Tame che ci porta fino ad un piccolo porto. Qui, carichiamo le nostre valigie sopra il tetto di una grande barca piatta, entriamo e ci sediamo dentro.

Poco dopo il battello parte e in dieci minuti siamo a Santa Cruz. Il mare è incredibilmente azzurro, turchese e trasparente, sull’acqua sono appollaiati centinai di blu-foot boobies che al nostro passaggio si alzano in volo e all’improvviso il cielo diventa blu a pallini blu. Dall’altra parte della riva le rocce nere sono rallegrate da tanti granchi rossi, sembrano fermi, immobili,  ma al solo pensiero di avvicinarsi, iniziano a correre a destra e sinistra.

Arrivati a Santa Cruz, prendiamo un taxi che attraversa l’isola sino al centro di Puerto Ayora.

Dal porticciolo  di Puerto Ayora prendiamo una piccola taxi-boat che ci porta al nostro lodge. Siamo arrivati, mi dico, tenendo le due valigie in mano e due zainetti sulle spalle.

No, non siamo ancora arrivati.

Scendiamo dal taxi-boat, saltiamo letteralmente sulle rocce e percorriamo, strascinando a fatica i bagagli, una lunga stradina di sabbia finche’ finalmente, dopo due ore e 4 mezzi di trasporto, arriviamo nella nostra camera.

Galapagos granchio rosso

ISOLA DI SANTA CRUZ – PORTA DI INGRESSO PER LE GALAPAGOS

È stato un lungo viaggio, ma la vista dalla nostra camera ci fa capire che siamo in un paradiso naturale: il giardino pullula di piccoli Finch dal becco giallo.

Sono piccoli e grassotelli, sembrano trotterellare piu che camminare.

A pochi metri ci sono tre grandi aironi bianchi che sorseggiano l’acqua della piscina, sono cosi perfetti nei lineamenti che sembrano delle statue di cera. E in fondo, verso l’orizzonte, una splendida baia contornata da mangrovie verde smeraldo ove scorgiamo decine di iguana marine.

Galapagos finch

Per esplorare le Galapagos potevamo scegliere fra tre opzioni: 8/10 giorni in barca, stare fermi a Santa Cruz e girare con le barche, fare island hopping. Noi abbiamo optato per la terza, perché avevo paura di fare 10 gg in barca e non volevo precludermi alcune isole restando sempre a Santa Cruz.

Personalmente consiglio l’Island Hopping sia perché si puo vivere su diverse isole, viverle anche al tramonto o all’alba, evitare di dover dormire sempre in barca soprattutto se non si è abituati (come me) e visitare isole lontane che altrimenti non si riesce,  se non con crociere di 15/20 giorni.

Prima di salpare per le isole, visitiamo la terra ferma, ovvero andiamo al Darwin Research Station, dove incontriamo alcuni turisti ma soprattutto vediamo delle tartarughe.

All’inizio ci sono tanti piccoli di tartaruga, sono veramente piccoli, si e no grandi come un euro, e pensare che poi peseranno 200 kg ! Sono tutte nere, si muovono tutte insieme in un groviglio, fanno tenerezza.

Piu in la in una buca troviamo iguana marine color grigo scuro e poi sentiamo dei rumori strani, come se qualcuno stesse tagliando la legna…ah rido, vediamo due tartarughe intente a copulare. Quella sopra si appoggia al carapace di quella sotto e ..shuuu… scivola giu, per poi ritornare su. Sembrano tartarughe vecchiotte, ma sono ancora attive, dico fra me e me.

La giornata al centro Darwin è interessante direi anche istruttiva. Al rientro in paese ci dilettiamo a guardare i menu dei vari ristoranti e sorridere di fronte al baccano dei negozianti che urlano “Locro , Patacones todos aqui ” per attirare i turisti ad andare a mangiare da loro. I ristoranti sono semplici, caratteristici, coloratissimi, in effetti ti fan venire fame, soprattutto nel vedere piatti di mariscos con riso e patacones in porzione famiglia passare davanti ai nostri occhi.

Galapagos uccello

Rientriamo nel lodge e siamo pronti per un altra giornata a Santa Cruz.

Oggi prendiamo un taxi che ci porta ad una riserva all’interno dell’isola. Dal cielo blu intenso di Puerto Ayora nel giro di 20 km arriviamo ad un cielo grigio, nebbia e freddo della Riserva El Chato. Il tassista scende con noi e ci fa da guida. Perfetto.

Appena entrati nella riserva ci fanno indossare degli stivali di gomma verde, a me capita un paio  di 3 numeri piu grandi, cosi cammino come una papera, ma è divertente. Ci incamminiamo in questa riserva, è verde intenso l’erba, ogni tanto intervallata da grandi alberi e da macchie marroni scuro. Ma sono tartarughe.

Sono le famose tartarughe giganti delle Galapagos. Queste sono ben diverse da quelle viste ieri, sono vispe, gli occhi tondi ben aperti, brucano, come fossero delle mucche, la soffice erba del campo e soprattutto hanno il carapace di un brillante marrone scuro.

Facciamo delle foto, una di loro mi guarda con la bocca piena di erba e sembra quasi sorridere soddisfatta del suo pranzo. Ne vediamo tante.

Galapagos tartaruga gigante

Galapagos tartaruga gigante femmina

La guida ci spiega come riconoscere il maschio dalla femmina.

“Il maschio ha la coda piu’ lunga e soprattutto, nella parte posteriore, il guscio e’ incavato. Attenzione ad avvicinarsi troppo alle femmine, perche’ potrebbero insustarsi” ci dice il tassista.

Sembra facile, ma in mezzo all’erba alta non e’ poi cosi’ semplice vedere la differenza. Fatto sta che mi avvicino ad una bella grande tartaruga, scatto alcune foto, mi avvicino ancora per fotografarle il muso da vicino ed emette un gruuuuu, gruuuu un suono forte e cupo, e nasconde la testa nel carapace.

“Si e’ insustata, e’ una femmina” mi dice sorridendo la nostra guida.

Ah ecco, mi sembrava. In effetti quel rumore sembrava proprio come se si fosse arrabbiata, ma tanto arrabbiata.

E’ stupendo stare li, in quel meraviglioso campo, dall’alto della collina, i gusci delle tartarughe illuminati dal sole fanno da contrasto al bianco delle nuvole sopra l’azzurro dell’oceano. E’ un quadro dipinto dalla natura, colori cosi’ vivi e intensi, colori cosi’ nitidi, ben delineati. Nessuna sbavatura, nessuna goccia di colore e’ li per caso. Tutto in una splendida ed unica armonia.

Riprendiamo il taxi che ci scorta fino al porto.

Da qui, a piedi, prendiamo una strada che porta a Tortuga Bay.

Inizia a fare caldo, afa e noi non abbiamo nemmeno l’acqua con noi. Continuiamo a camminare per un viottolo in mezzo a fantastici cactus candelabro ed a opuntia, cactus endemici delle Galapagos che crescono in altezza, fantastici.

Camminare in mezzo a questa natura, ad alberi strani, ad uccelli mai visti e’ come essere catapultati dentro le pagine di una enciclopedia sulla flora e fauna.

Quanto mi sento ignorante, quanto vorrei conoscere ogni particolare di quell’albero o di quest’altro.

Dopo una bella oretta e mezza di cammino, arriviamo su una spiaggia bianca, lunga, larga e di fronte a noi l’oceano azzurro chiaro.

Galapagos Turtles bay

Tutt’un tratto il cielo diventa grigio e inizia una fitta pioggerellina, cosi fitta che ti penetra dentro, cosi fitta che non vediamo nulla.

A testa bassa, infreddoliti, camminiamo veloci nella sabbia e all’improvviso riappare, forte, caldo e vivace il sole.

E’ la “garua” ci raccontano, una pioggerella tipica di questo periodo (siamo a meta’ settembre) e che e’ una manna per gli animali e la flora ma soprattutto per l’agricoltura del posto.

Proseguendo lungo la spiaggia ci colpisce una macchia nera in fondo che sembra muoversi: decine e decine di iguana marine sono ammucchiate sotto una mangrovia verde vivo. Sono bruttine a vedersi, sembrano dei piccoli dinosauri con la pelle raggrinzita e fatta di piccoli coni.

Ci avviciniamo a loro, alcuni spaventati si tuffano in mare, altri invece gironzolano attono fissandoci come per capire se fossimo o meno commestibili. In mezzo alla mangrovia scorgiamo un pellicano dal becco giallo chiaro appollaiato e raggomitolato come a volersi scaldare con le sue grandi ali grigio-azzurre.

Galapagos iguana marina

Continuiamo la nostra esplorazione di Tortuga Bay finchè questa non curva e si apre su una bellissima spiaggia.

Abbiamo girato l’angolo e la temperatura sara’ aumentata di 20 gradi.

Ci sono turisti seduti a prendere il sole ed altri che, con la canoa, gironzolano per la tranquilla baia, divertiti dalle otarie che ogni tanto spuntano fuori facendo loro prendere paura. L’acqua turchese e’ calma, non c’è vento, non ci sono onde e nel mare possiamo vedere qualche tartaruga marina fare il bagno.

A sinistra notiamo delle cose rosso vivo che si muovono, sono centinaia di grossi granchi rossi, rosa e blu che giocano con i rami di mangrovie e prendono il sole sopra le rocce nere.   Hanno dei colori incredibili, nemmeno il miglior pittore impressionista riuscirebbe a riprodurre tutte quelle sfumature.

Galapagos granchio colorato

Oggi e’ stata una giornata indimenticabile, in camera alla sera leggo un po’ sulle abitudini dei granchi, delle tartarughe delle Galapagos e delle iguane.

Mi sento Darwin, anzi penso a cosa possa aver visto Darwin quando, secoli fa, arrivò in queste isole. La Galapagos ti fanno venir voglia di laurearti in biologia, veterinaria e zoologia tutt’insieme.

ISOLA DI SANTA FE’ – ISOLA DELLE IGUANE E LEONI MARINI

Oggi primo giorno di crociera.

Saliamo su uno yacht assieme ad altre due coppie e naturalmente alla guida, che qui e’ obbligatoria essendo un parco protetto. La nostra meta e’ Santa Fe. Il mare e’ una tavola, si viaggia bene. Arriviamo vicino ad uno scoglio, dallo yacht lanciano in mare un gommone e con questo ci avviciniamo alla riva. Non c’e molo o sabbia, ma una scogliera di rocce. Aspettiamo un onda e via, un balzo e saltiamo sulla roccia . Siamo a Santa Fe’. Gia’ solo attraccare e’ stata una avventura.

Appena mettiamo i piedi nella sabbia gialla, mi rendo conto di essere in piu’, è come se fossi un ospite non gradito.

Sono lì, e’ uno zoo a cielo aperto, finch, iguane marine, albatros, grandi granchi rossi e soprattutto iguane terrestri, detta appunto iguane di Santa Fè, perfettamente in armonia con il paesaggio, perfettamente mimetizzate con il terreno.

Galapagos iguana di Santa Fè

Grosse, gialle e marroni ed invisibili. Ce ne sono tantissime, una distesa su una roccia, un altra all’ombra di un vecchio cactus ed un’ altra ancora passeggia, scodinzolando, davanti a noi.

La guida ci raccomanda di non allontanarci, di non mangiare, di non bere, di non toccare gli animali. Sono regole comprensibili, e’ come andare ospiti a casa di qualcuno, che fra l’altro non ti ha nemmeno invitato.

Continuiamo a camminare, mi sento un po’ come un esploratore, continuo a guardarmi attorno, fotografare, ma soprattutto mi riempio gli occhi di immagini, colori, di vita. Arriviamo alla fine dell’isola e sulla spiaggia una colonia di simpaticissimi Sea Lions.

Galapagos leone marino insabbiato

Un gruppetto sta facendo il bagno, altri quattro tutti appiccicati l’uno all’altro dormono e alcuni piu’ grandi sembrano stiracchiarsi come appena svegliati. Non fanno caso a noi, noi invece li scrutiamo.

Sorrido, vedo un piccolo di foca che mangiucchia la scarpa di Frank che, sdraiato sulla spiaggia intento a fare foto, nemmeno se ne accorge.

Galapagos piccolo di leone marino

Galapagos leone marino e mosca

Forti, che emozioni forti, mi sento fortunata a poter stare lì a guadare questi leoni marini giocherellare, dormire, vivere.

Rimaniamo ancora un po’ per vedere cosa fanno, come si muovono in acqua.

Un piccolino curioso si avvicina a me e con il naso picchia contro il mio obiettivo, prende paura e trotterellando torna dalla mamma. Nel silenzio della baia, i loro versi sembrano la musica di un’orchestra improvvisata.

Mille suoni diversi, ma tutti stranamente in sintonia fra di loro.

Al rientro, il mare si fa piu’ mosso, sempre piu mosso. Inizio a sentire la testa che mi gira, allora salgo sopra sperando che il movimento della barca sia attutito e che l’aria fresca mi faccia star meglio, ma ahime’, e’ dura. Guardo in fondo e vedo l’isola dove dovremmo attraccare ma, piu’ la guardo, e meno si avvicina.

Cavolo,  sembrava a pochi metri da noi.

Tengo duro, respiro profondamente e finalmente arriviamo. Alla sera ho ancora la testa che gira e distesa sul letto sento ancora il dondolio della barca. Oddio, domani un altro tour!

Mi faccio forza e all’indomani prendiamo un altro yacht e stessa guida.

ISOLA DI SEYMOUR – ISOLA DELLE FREGATE E DELLE SULE

Isola di Saymour sembra un giardino, tanti sono i cespugli e gli alberi.

Sopra di noi nel cielo macchie nere e rosse ci volano sopra e planano sul nido. Sono fregate, tante fregate che portano da mangiare ai loro piccoli. Li vediamo, sembrano batuffolini grigi e bianchi, alcuni spelacchiati, con il becco aperto all’insu’ in attesa del pranzo. E le fregate, nere con il gozzo rosso gonfio fin quasi a scoppiare, sono delicate e dolci nell’imboccare i piccoli.

Per terra invece nidi di sule dai piedi blu, tanti, tantissimi.

Siamo nel periodo delle nascite e sono tutti impegnati a far crescere i piccolini.

Le sule sono divertenti, sembra che indossino stivaletti blu, blu intenso, blu brillante e con il loro andar di qua e di là appaiono impacciate. Mai viste cosi tante creature assieme.

Galapagos fregata in volo

ISOLA DI BARTOLOME’ – ISOLA DEI PINGUINI

Da Seymour ci spostiamo a Bartolome’.

Altro paradiso, questa volta il paesaggio e’ completamente diverso. Bartolome’ e’ un isola giovane, ci racconta la guida, e’ un isola vulcanica e lo capiamo subito vedendo il nero grigio del terreno e dalle formazioni rocciose.

Qui domina il rosso, l’arancione ed il verde delle montagne che arrivano fin quasi a toccar il blu intenso del mare.

Ci spostiamo sempre a piedi nel mezzo dell’isola fino ad arrivare ad una punta dove, meraviglia delle meraviglie, vicino agli alti pinnacoli, fanno la loro comparsa dei pinguini. Stranissimo vedere dei pinguini a questa latitudine. Questi piccoli bimbi in frac che sembrano danzare fra di loro e girarsi e girarsi fino a cadere in mare. Due tre click e poi spariscono.

L’isola e’ piu grande delle altre viste cosi’ andiamo veloci, su sulla montagna per vedere un fantastico panorama, giu’ nelle baie per vedere se c’e qualche tartaruga marina. Ma non ne troviamo, vediamo invece un altra colonia di sea lions.

Galapagos colonia di Sea Lions al sole

Galapagos leone marino con la sua mamma

Galapagos colonia di sea lions con me

Anche qui i piccoli sono incuriositi da noi, mentre i grandi ci guardano da lontano insospettiti. Hanno il pelo lucido, vivido, altri invece sono sporchi di sabbia e sembra che indossino un cappotto color kaki.

Rientriamo per l’ultima volta a Santa Cruz, sempre con lo stomaco sottosopra.

Alla sera, al lodge, racconto delle nostre avventure al gentile cameriere e gli racconto anche del mio mal di mare. Poco dopo ritorna e mi porta delle pastiglie da prendere almeno un ora prima di salpare.

Cavolo, ad usarle prima!

ISOLA DI FLOREANA – ISOLA DEI LEONI MARINI

L’indomani, presa la pastiglia, salpiamo alla volta di Isabella, ma lungo il tragitto facciamo sosta a  Floreana Island.

Attracchiamo ad un molo questa volta e, con maschera e pinne, andiamo a piedi fino a Devils Crown. Qui nuoto un po’ da sola, finche’ ad un certo momento si avvicina un sea lions, e poi un altro e da lontano vedo anche delle tartarughe marine. Non sarei mai uscita dall’acqua.

I leoni marini sono proprio dei compagnoni, puzzano, ma nell’acqua sono profumatissimi e veloci. E’ impossibile star dietro a loro, vanno a destra e poi a sinistra e poi ancora a destra, in modo così repentino che, per guardarli, quasi quasi mi dimentico di respirare. Prendo un gran respiro e giu’, nuovamente con loro.  Uno si avvicina a me , cerco di toccarlo ma scivola via. In acqua sono imprendibili.

Dopo il bagno, camminiamo per Floreana sempre in compagnia di iguane, granchi rossi e sule.

Galapagos granchio e alga

ISOLA DI ISABELLA – L’ISOLA MAGGIORE, ISOLA PARADISO

Riprendiamo lo yacht fino ad Isabella, dove pernotteremo altre 3 notti. Isabella e’ l’isola grande delle Galapagos, l’isola con un grande vulcano al centro, relativamente giovane. Giriamo per Puerto Villami, incrociamo turisti e gente del luogo e ci divertiamo a girare per le strette vie del paese.

Oggi con la guida visitiamo la zona nord di Isabela, o meglio la zona centro-nord, il nord vero si puo’ visitare solo andandoci in barca.

Saliamo sul vulcano Sierra Negra.

C’e un forte vento e fa freddo, la salita e’ irta, difficile ma  cosi ci riscaldiamo. Dall’alto la caldera e’ affascinante: un cratere con un lago azzurro, turchese bordato di giallo e alzando gli occhi vedi il blu dell’oceano. Lungo il sentiero incrociamo varie tartarughe che, come sempre, sono a testa in giu intente a mangiare erba. Dal vulcano percepisci tutta la bellezza di questo arcipelago, tutta la straordinarieta’ dell’isola.  

Scendiamo e rientrando a Puerto Villami ci fermiamo alla laguna Salinas. Vediamo solo due fenicotteri, ma la vista della salina, il blu rosa dell’acqua e il cielo azzurro creano un quadro fantastico.

E’ difficile spiegare e sensazioni che si provano camminando su e giu per questa isola.

Solo a pensarci mi commuovo di gioia, vedi, vivi gli animali come mai in nessun posto al mondo, li senti, li tocchi, li annusi e, basta solo stare fermi a guardarli, che loro ti raccontano della vita.

Galapagos granchio al sole

Un altro giorno a Puerto Villami e oggi visitiamo da soli le spiagge, cosi ci riposiamo un po’.

E’ tempo di fermare la nostra testa e assimilare tutto quanto abbiamo visto, le storie che ci hanno raccontato, rivedere, attraverso le foto, gli incredibili paesaggi, dare un nome alle emozioni.

Ripercorriamo quanto visto, lo mettiamo nella scatola dei ricordi e siamo pronti a vivere altre straordinarie avventure.

Galapagos spiaggia di Santa Cruz

Galapagos albatros

Purtoppo oggi dobbiamo rientrare in Ecuador, dobbiamo salutare i numerosi finch che in aeroporto sembrano arrivare lì per salutarci, salutare questo viaggio emozionante, un viaggio che e’ piu di un viaggio, e’ un insieme di sensazioni, e’ come essere entrati in un mondo delicato, un mondo del quale hai quasi paura raccontare, senti la paura di qualcosa di magico che potrebbe rompersi.

L’arcipelago delle Galapagos e’ composto da tredici isole, ognuna ha paesaggi diversi, e’ l’habitat di animali diversi, alcune sono popolate altre no. Non e’ semplice costuire un viaggio alle Galapagos, e’ difficile riuscire a visitare tutte le isole.

Il consiglio che posso dare e’ quello che ho seguito anche io: in base al periodo scelto per il viaggio, abbiamo optato per le isole che presentavano maggiore diversita’ fra di loro, che avevano qualche particolarità, come il periodo della nidificazione delle fregate o della nursery dei sea lions. Su il post “Isole Galapagos fra terra e mare”, troverete la mappa e le informazioni utili.

Comunque scegliamo, ovunque attracchiamo, le Galapagos riservano sempre delle sorprese, bellissime sorprese, animali mai visti, paesaggi incantati e fiori dai colori incredibili.

Le Galapagos sono appunto magiche e sorprendenti, ti raccontano di un equilibrio bellissimo, ti fanno sognare e soprattutto capire che il mondo è tutto un perfetto, strano ed incomprensile equilibrio.

 

29 Replies to “Galapagos Islands: un mondo a parte”

  1. Bellissimo ed emozionante questo diario di viaggio, traspare chiaramente che è un’esperienza che ti porterai nel cuore per sempre 🙂 le Galapagos sono davvero la meta esotica per eccellenza e capisco bene la tua trepidazione! Piacerebbe tantissimo anche a me vederle un giorno. Quanto hai speso più o meno in totale, se posso chiedere?

  2. Che meraviglia di posto, è incontaminato e deve restare così, gli animali poi sono stupendi, fortunata ad avere fatto questo viaggio.

  3. Non è la prima volta che mi capita: leggere il tuo post, e poi rileggerlo e rileggerlo e rileggerlo, rimanendo ogni volta incantata dalla bellezza delle descrizioni e dalle tue foto. Non so cosa darei per venire con voi.
    Le Galapagos le conosco solo dai libri di scienze e dallo studio di Darwin che ho fatto all’università. Sapevo che erano meravigliose, ma non immaginavo così.

    1. Grazie mille Veronica, so che il post è un po’ lungo x essere seo, ma nn mi andava di tagliarlo. Sono contenta che ti sia piaciuto

  4. Che bei posti. Le foto sono meravigliose. Grazie per avermi mostrato queste isole. Le conoscevo solo per sentito dire, ma queste foto sono veramente un tuffo nella natura

  5. Credo che sia stato uno di quei viaggi che ti cambiano la vita arricchendola inevitabilmente, dove i colori entrano nel tuo cuore senza chiederti il permesso… e comunque credo che la macchinetta abbia ripreso a funzionare solo perché sapeva lo spettacolo che le aspettava!

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